Ricky Gervais, la satira non è sempre perfetta
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaEssendo tra i comici più popolari al mondo - e avendo azzeccato pressoché tutto in casa Netflix con la serie After Life, purtroppo conclusa - un nuovo show di Ricky Gervais ospitato dalla piattaforma rappresenta un evento planetario. Dopo l'efficace Humanity, che era del 2018, da ieri è disponibile il nuovo SuperNature. Poco più di un'ora di gag e, va detto, la situazione si è complicata parecchio. Va da sé, se sei uno stand up comedian di quel livello e dentro la realtà, il tema di cosa si può e non si può dire, le battute scorrette o peggio, la libertà di scherzare pesante su tutto è ormai dirimente.
Gervais dedica alla questione l'inizio e …
Essendo tra i comici più popolari al mondo - e avendo azzeccato pressoché tutto in casa Netflix con la serie After Life, purtroppo conclusa - un nuovo show di Ricky Gervais ospitato dalla piattaforma rappresenta un evento planetario. Dopo l'efficace Humanity, che era del 2018, da ieri è disponibile il nuovo SuperNature. Poco più di un'ora di gag e, va detto, la situazione si è complicata parecchio. Va da sé, se sei uno stand up comedian di quel livello e dentro la realtà, il tema di cosa si può e non si può dire, le battute scorrette o peggio, la libertà di scherzare pesante su tutto è ormai dirimente.
Gervais dedica alla questione l'inizio e la fine dello show, ribalta anche quattro, cinque volte su sé stessa ogni situazione, la risata arriva inevitabile. Il problema è la centralità della scorrettezza nel discorso comico: perché in mezzo Gervais recita invece un monologo normale, virgolette, e il dubbio è che sia tra le sue cose meno efficaci di sempre. Ovvero: si ride, e anche parecchio, solo all'inizio e alla fine, quasi per forza di cose - il dubbio è che la satira da scorretti sul corretto (o è il contrario, mica si capisce) sia un meccanismo automatico, basta essere paradossali e poi paradossali sul paradossale, la risata arriva comunque. Avere poi il talento di Gervais, aiuta. Ma già l'avvisaglia delle prime polemiche sulle nuove battute relative a trans e simili mette tristezza (e chissà cosa si dirà dei nani usati come metadone per pedofili...) abbatte il discorso comico, toglie il gusto di divertirsi godendo della padronanza dei più bravi nello smontare gag e paradossi e rimontare tutto in un attimo. Tempi così: tanto che viene da rimpiangere l'After Life di cui sopra, con dentro storie minime e umorismo raffinato da vecchi codici. Mentre in un monologo, oggi, se non fai esplodere i social o ti trascini una polemica, magari avendo scherzato proprio su questo, non vai da nessuna parte.
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