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'Music Inn', quante storie al ritmo del jazz

Picchi e Pepito Pignatelli, gestori del Music Inn 
Multischermo / Il documentario 'Cocktail Bar - Storie jazz di Roma, di note, di amori' racconta i tempi gloriosi di un celebre locale della capitale
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C’erano Gianni Minà, Charlie Mingus, Renzo Arbore… E non è una gag, è tutto vero e fa parte dei doverosi recuperi della stagione tv, perfetti per questo periodo. Riproposto l’altra sera da Rai 5, facilmente reperibile su RaiPlay, è il doc Cocktail Bar - Storie jazz di Roma, di note, di amori. Scritto da Stefano Landini e Toni Lama è la storia commovente nonché entusiasmante (per chi c’era e soprattutto per chi non c’era) del Music Inn. Oggi cocktail bar, appunto, ma dal giorno d’apertura, nel 1971, il locale jazz più importante e clamoroso di Roma e non solo: voluto e gestito dal più che eccentrico principe Pepito Pignatelli e dalla bellissima moglie Picchi, diventato in breve il crocevia del paradiso per gli appassionati e per chi volava molto al di sopra delle comuni vicende di Dolce vita.

Il Music Inn diventò ben presto il posto obbligato per i più importanti jazzisti del pia…

C’erano Gianni Minà, Charlie Mingus, Renzo Arbore… E non è una gag, è tutto vero e fa parte dei doverosi recuperi della stagione tv, perfetti per questo periodo. Riproposto l’altra sera da Rai 5, facilmente reperibile su RaiPlay, è il doc Cocktail Bar - Storie jazz di Roma, di note, di amori. Scritto da Stefano Landini e Toni Lama è la storia commovente nonché entusiasmante (per chi c’era e soprattutto per chi non c’era) del Music Inn. Oggi cocktail bar, appunto, ma dal giorno d’apertura, nel 1971, il locale jazz più importante e clamoroso di Roma e non solo: voluto e gestito dal più che eccentrico principe Pepito Pignatelli e dalla bellissima moglie Picchi, diventato in breve il crocevia del paradiso per gli appassionati e per chi volava molto al di sopra delle comuni vicende di Dolce vita.

Il Music Inn diventò ben presto il posto obbligato per i più importanti jazzisti del pianeta, l’elenco è da brividi, le storie – rievocate da gente come Pupi Avati, Arbore, Enrico Rava, Bruno Biriaco e Giovanni Tommaso (do you remember Perigeo?), Franco D’Andrea, Antonello Salis, Roberto Gatto e molti altri – sono altrettanti tesori. Compreso il finale, triste come jazz triste, ma attraversando passaggi e nomi sublimi.

Renzo Arbore 
C’è anche Arbore che lancia il ricordo del genio impossibile di Massimo Urbani: ed Enrico Rava che racconta storie di notti dentro le scialuppe delle navi e taxi che costarono un occhio della testa, ma per Urbani, rievocato in rare immagini, si poteva e doveva. E poi appunto quella volta di Charlie Mingus, che induce a proseguire la ricerca: Gianni Minà che intervista Mingus in Italia e gli chiede di Leonardo Sciascia e di Todo Modo e del film di Elio Petri per cui aveva scritto la colonna sonora (“Per me questo film farà un sacco di soldi” è la risposta). E che cos’era? Era la prima puntata de L'altra domenica, 28 marzo 1976: e quegli otto minuti di intervista si possono poi andare a cercare a parte, sempre su RaiPlay.

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“David respinge le avance di Genoveva e lei si giustifica dicendo che lo stava mettendo alla prova per verificare la sua fedeltà alla moglie”. (Trama di un imminente episodio di Una vita, Canale 5. Genoveva la sa lunghissima).