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'Blade Runner', sette versioni per un capolavoro che continua a far discutere

Il film culto di Ridley Scott compie 40 anni e viene mandato in onda nel giorno dell'80esimo compleanno del protagonista Harrison Ford

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Nel giorno in cui Harrison Ford spegne 80 candeline, Iris manda in onda uno dei suoi film (e dei suoi ruoli) più rappresentativi, Blade Runner, che quest'anno festeggia i 40 anni. La versione che andrà in onda alle 21 è la Final cut, una delle sette (sì, sette) versioni di quella che è considerata una vera pietra miliare del cinema di fantascienza. Un film che ha fatto storia e su cui sono stati basati libri e analisi di ogni tipo. E che continua a far discutere attivamente su moltissimi suoi aspetti.

Le sette versioni

Dalla sua uscita nel 1982 sono state rilasciate la Workprint version, la San Diego sneak preview, la Domestic cut, l’International cut, la US broadcast version, la Director’s but e la Final cut. Di queste, quelle più facilmente reperibili sono l’International cut, la Director’s cut e, appunto, la Final cut.

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Dal libro al film

Andiamo con ordine: il film è tratto dal romanzo di uno dei più grandi scrittori (di fantascienza) Philip K. Dick con il titolo Il cacciatore di Androidi (in originale Do Androids Dream of Electric Sheep?), e venne chiamato Blade Runner solo in una seconda stampa per il mercato editoriale italiano. Il romanzo ha temi molto complessi, tipici dello scrittore statunitense: cos’è reale e cosa non lo è, cosa è umano e cosa no, le droghe, la repressione poliziesca, le difficili relazioni con le donne, la depressione e il ruolo dei simulacri.

Risulta evidente, che realizzare la trasposizione fedele di un romanzo con tematiche simili non era semplice. E la proiezione della copia lavoro fu un vero e proprio flop con critiche molto dure, legate alle differenze con il romanzo originale e a una sceneggiatura non chiara.

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La questione venne sistemata con l’uscita nei cinema della versione americana e internazionale, che presentavano un montaggio più equilibrato e dinamico in entrambe le versioni ma che si differenziavano per alcune scene più forti (come l’uccisione del dottor Tyrell mediante pressione dei pollici sui bulbi oculari da parte di Roy Batty) inserite esclusivamente nella versione internazionale e non in quella distribuita in nord America.

Altro elemento molto importante presente in entrambe le edizioni era l’aggiunta di voice over che venne recitato palesemente controvoglia da Harrison Ford su happy end, positivo e speranzoso, cosa assente sia nelle tematiche che nel finale del romanzo originale e della presenza, in alcune sequenze iniziali, dalla voce fuoricampo di Deckard che accennava al suo passato di Blade Runner e a un matrimonio fallito.

Blade Runner e il finale misterioso

Prima di arrivare al Final cut, Blade Runner passò per le grinfie della censura televisiva, presentando una versione pesantemente tagliata e priva di logica per la messa in onda per poi arrivare a una versione Director’s Cut più fedele alla copia lavoro originale voluta da Scott. Venne quindi esclusa totalmente la voce narrante sul finale, così come la fuga/lieto fine di Deckard e Rachael, altra protagonista del film, e inserita la scena onirica in cui Deckard sogna un unicorno: il sogno dell’animale mitologico da parte del protagonista unito all’origami argentato sempre a forma di unicorno lasciato da Gaff, un altro cacciatore di "lavori in pelle", come vengono chiamati gli androidi nel film. La piccola figura viene schiacciata da Rachael con una scarpa insinuando, (come confermato anni dopo dallo stesso regista) che lo stesso Deckard è in tutto e per tutto un replicante.

Siamo quindi giunti al Final Cut di Blade Runner, la versione definitiva a cui Scott ha potuto mettere mano, sistemando alcune transizioni, effetti grafici, risincronizzando e rimasterizzando l’audio originale: rispetto alla Director’s Cut non presenta grandi differenze a livello di svolgimento e di tematiche, risultando sì una versione più cupa rispetto alla Domestic Cut, ma più in linea (seppur distante negli elementi già analizzati in precedenza) con la visione pessimista di Dick.

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Gli altri indizi su Deckard

Ma c'erano anche altre altre tracce che avrebbero dovuto insospettire gli spettatori. La più clamorosa: i replicanti da eliminare erano sei, ma poi Deckard ne rintraccia cinque. Insomma, il sesto sarebbe stato lo stesso "cacciatore di replicanti".

Nessuno se ne è accorto, neppure Paolo Mereghetti, autore del dizionario italiano più venduto e citato. "La sequenza dell'unicorno me la ricordo, ma né io né gli altri colleghi le avevamo attribuito una così grande importanza. Nella prossima edizione dovrò ritoccare la scheda", disse il critico cinematografico.

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In una intervista Ridley Scott ed Harrison Ford dissero che Deckard doveva, nella versione orginaria, essere un replicante. "Mi azzuffavo con Ridley: lui voleva che il pubblico scoprisse che Deckard era un replicante. Io mi opposi perché sentivo che il pubblico aveva bisogno di qualcuno per cui parteggiare", disse l'attore.

E a Channel 4 Ridley Scott ha detto senza falsa modestia: "Penso che tuttora Blade Runner sia uno dei migliori film mai realizzati. È come un libro: chi lo vede e lo rivede scopre sempre qualche particolare in più". Impossibile dargli torto.