Piero Angela, nell'ultima puntata di 'SuperQuark' i timori per il clima e la fiducia nella scienza
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di Feo"Piero Angela teneva moltissimo a questo documentario sullo scioglimento dei ghiacciai. Non solo perché, da torinese, aveva nel sangue l'amore per la montagna: era convinto che questo fosse un problema fondamentale per il futuro del pianeta. Nel pieno di luglio ha cominciato a telefonarci e sollecitare di completarlo. Non capivamo perché insistesse tanto, c'era una specie di ansia. Poi ci siamo resi conto che sentiva arrivare la fine e voleva chiuderlo prima di andarsene". Marco Visalberghi fatica a parlare di Piero Angela, che definisce "un padre e un maestro", ma sa quanto considerasse importante il documentario che Rai 1 trasmetterà mercoledì 24 agosto: un ultimo messaggio, cui affidava i timori sul futuro del pianeta e la fiducia nella scienza come metodo per affrontarli.
"Piero Angela teneva moltissimo a questo documentario sullo scioglimento dei ghiacciai. Non solo perché, da torinese, aveva nel sangue l'amore per la montagna: era convinto che questo fosse un problema fondamentale per il futuro del pianeta. Nel pieno di luglio ha cominciato a telefonarci e sollecitare di completarlo. Non capivamo perché insistesse tanto, c'era una specie di ansia. Poi ci siamo resi conto che sentiva arrivare la fine e voleva chiuderlo prima di andarsene". Marco Visalberghi fatica a parlare di Piero Angela, che definisce "un padre e un maestro", ma sa quanto considerasse importante il documentario che Rai 1 trasmetterà mercoledì 24 agosto: un ultimo messaggio, cui affidava i timori sul futuro del pianeta e la fiducia nella scienza come metodo per affrontarli.
"Abbiamo lavorato insieme per 42 anni - prosegue Visalberghi - . Ricordo ancora quando bisognava scegliere il nome della trasmissione. Fui io a proporgli Quark: in quel momento la scoperta della particella era la frontiera della ricerca fisica. Alla fine fu preferito a Diogene, che oltre al filosofo evocava la genetica ossia l'altro grande tema scientifico". Visalberghi è il fondatore di DocLab, la casa di produzione specializzata in documentari che ha realizzato anche Sacro Gra con Franco Rosi, e deve ad Angela le prime operazioni internazionali: "Mi ha mandato subito negli Usa, grazie a lui ho girato il mondo e mi si è aperto il cervello. Piero non credeva alle verità assolute: per lui la scienza era uno strumento, quello che ti permette di comprendere poco per volta e anche di rivedere le tue convinzioni. Uno dei primi servizi che mi chiese riguardava gli studi condotti negli States sul valore delle testimonianze nei processi e quanto la memoria fosse condizionabile. Per lui quello era un mantra: 'Dobbiamo sempre tenere presente che il cervello non è mai totalmente attendibile'".
Quarant'anni fa non esistevano le preoccupazioni sull'ambiente e sul clima di oggi. "Ma è la materia che insieme abbiamo seguito di più. Considerava l'evoluzione della vita sulla Terra una straordinaria chiave per capire i rapporti tra noi e l'ambiente. Allora non era sempre facile: una volta un dirigente Rai contestò uno dei nostri programmi su Darwin sostenendo che poteva essere visto come un'offesa alla religione. Piero si è infuriato: 'Io non parlo di religione, mi occupo di scienza e questa è l'unica tesi esistente e dimostrata'. Lui guardava al futuro e si interrogava su come coniugare la sopravvivenza dell'umanità e la tutela della natura: ad esempio la questione delle fonti energetiche e negli scorsi mesi abbiamo parlato spesso di un grande documentario sulla fusione nucleare, per cercare di definirne limiti e speranze".
Piero Angela: "Ho portato la scienza in tv perché nessuno lo faceva"
"Nell'ultimo periodo - conclude Visalberghi - lo colpiva molto la tropicalizzazione del clima e la trasformazione delle piogge anche in Italia, che sono diventate improvvise e torrenziali: un cambiamento che è molto legato alla catastrofe mondiale creata dallo scioglimento dei ghiacci. Avevo concepito questo documentario con Sherin Salvetti per National Geographic ma quando ne ho parlato a Piero, lui ha insistito per prenderlo. Ci sono voluti tre anni per girarlo e descrive le condizioni dei ghiacciai intrecciando le rilevazioni dai satelliti dell'Esa e l'esperienza di un astronauta come Luca Parmitano all'osservazione diretta di Francesco Sauro, un geologo e speleologo che si cala nel ventre dei giganti di ghiaccio, esplorando le cavità che finiscono per disgregarli dall'interno. Quello che è successo con il disastro della Marmolada e che accade sempre più spesso in tutto il pianeta".