'Lingo', Caterina Balivo e il game show in abiti vintage
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaL’idea era parsa subito bizzarra se non balzana, ma risponde a certe strategie editoriali: imitare i concorrenti forti, offrire un prodotto alternativo anche se piccolo, non si vincerà mai ma, con grande attenzione ai costi, si erodono margini di mercato. Almeno questa sembra la logica di Lingo, nuovo preserale su La7 (quotidiano alle 18.50). Che è un game di parole, enigmatiche o enigmistiche — il tutto è basato sul vecchio Paroliamo — che va a scontrarsi con la corazzata di Rai 1 (Reazione a catena e, più avanti, L’eredità) e non se ne fa un problema, anzi.
Se ci aggiungiamo la connotazione vintage di tutto quanto — sembra davvero un game fine anni 90, ma bisogna dimostrare che non sia invece una qualità — le chiacchiere scendono a zero e bisogna solo valutare se l’insieme funziona oppure no. E quindi ci si rivolge direttamente a chi è appassionato del genere o, meglio ancora, ritiene che i g…
L’idea era parsa subito bizzarra se non balzana, ma risponde a certe strategie editoriali: imitare i concorrenti forti, offrire un prodotto alternativo anche se piccolo, non si vincerà mai ma, con grande attenzione ai costi, si erodono margini di mercato. Almeno questa sembra la logica di Lingo, nuovo preserale su La7 (quotidiano alle 18.50). Che è un game di parole, enigmatiche o enigmistiche — il tutto è basato sul vecchio Paroliamo — che va a scontrarsi con la corazzata di Rai 1 (Reazione a catena e, più avanti, L’eredità) e non se ne fa un problema, anzi.
Se ci aggiungiamo la connotazione vintage di tutto quanto — sembra davvero un game fine anni 90, ma bisogna dimostrare che non sia invece una qualità — le chiacchiere scendono a zero e bisogna solo valutare se l’insieme funziona oppure no. E quindi ci si rivolge direttamente a chi è appassionato del genere o, meglio ancora, ritiene che i giochi con le parole siano i migliori.
Se si fa parte di questa cerchia, Lingo funziona, ovvio, i concorrenti in studio sono quasi un di più visto che quello che conta è giocare da casa, come una volta e come naturale per questo tipo di intrattenimento. Punti deboli, il giochino finale che ricalca quello iniziale — e invece dovrebbe essere del tutto a parte e fare la storia di ogni puntata. Inoltre la caccia alla parola anagrammata svela subito il trucco: è assai più facile indovinare quelle da 14 lettere che quelle da 6 o 7, quindi sono queste ultime che dovrebbero dare più punti. E infine l’obbligo, a ogni risposta, di fare lo spelling della soluzione: e lo spelling viene fatto declamando ogni lettera, che è la cosa più fastidiosa del mondo — o si va a ritmo alto coi nomi delle città, oppure si lascia perdere.
La sorpresa è in conduzione: Caterina Balivo sembra nata per questo game, in versione assai pop e quasi da allieva più che da prof della situazione — il prof c’è, classicamente, seduto a parte, si chiama Simone Tempia e pare azzeccato pure lui.
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