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'Nudi per la vita', un buon motivo per rimanere in mutande

Multischermo / Il docureality con Mara Maionchi in cui si gareggia in nome della prevenzione
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C’è un pezzo di tv, gestito soprattutto da certe case di produzione, che coltiva ambizioni forse smodate sul rinnovare e soprattutto ibridare l’intrattenimento con altro, a scelta. Massimo esempio in questo avvio di stagione questo Nudi per la vita (Rai2) docureality con uso di personaggi mediamente famosi che si prestano alla realizzazione a puntate di una performance in pubblico, che culmina con uno striptease, totale quanto celato alle telecamere nei punti nodali.

Il tutto finirebbe dritto nel dimenticabile se non fosse per la robusta motivazione che accompagna tutto: grazie anche alla forza propulsiva di Mara Maionchi, in una sorta di conduzione, che ha vissuto esperienze personali assai forti, il reality di cui sopra viene mescolato con la questione della prevenzione di tipi importanti di tumori (c’è la sfida con i maschi e si parla di prostata e quella con le donne, sul tumore al seno). Significa che ogni tanto ci si interrompe e ci sono medici c…

C’è un pezzo di tv, gestito soprattutto da certe case di produzione, che coltiva ambizioni forse smodate sul rinnovare e soprattutto ibridare l’intrattenimento con altro, a scelta. Massimo esempio in questo avvio di stagione questo Nudi per la vita (Rai2) docureality con uso di personaggi mediamente famosi che si prestano alla realizzazione a puntate di una performance in pubblico, che culmina con uno striptease, totale quanto celato alle telecamere nei punti nodali.

Il tutto finirebbe dritto nel dimenticabile se non fosse per la robusta motivazione che accompagna tutto: grazie anche alla forza propulsiva di Mara Maionchi, in una sorta di conduzione, che ha vissuto esperienze personali assai forti, il reality di cui sopra viene mescolato con la questione della prevenzione di tipi importanti di tumori (c’è la sfida con i maschi e si parla di prostata e quella con le donne, sul tumore al seno). Significa che ogni tanto ci si interrompe e ci sono medici che spiegano, ma in onore all’insolito ibrido in questione, c’è molto racconto personale dei protagonisti, che in varia misura si sono confrontati con il tema della malattia, o ne sono testimonial sempre in chiave di prevenzione.

Siccome poi si sta giocando a usare il proprio corpo per metterlo in scena e alla fine scoprirlo, a ogni passaggio c’è modo di esaltare o mettere in guardia sulle caratteristiche del corpo stesso – tutti i partecipanti uomini e donne, sono più o meno nell’età di mezzo, quella nella quale si iniziano a fare i conti veri. Grazie a una scrittura e all’ideazione di snodi curiosi per l’intera avventura, alla fine viene fuori una cosa sicuramente più reale di qualunque cosa realityzzata prodotta in passato. Certo, non facile: per cui ogni momento che risulta azzeccato vale doppio.

Dopo la performance maschile dove si giocava a rifare Full Monty, stasera va la puntata finale con le ragazze. Al netto del fanatismo assoluto con cui da quelle parti si persegue la forma docureality, per una volta non c’è da lamentarsi.

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“Stavolta abbiamo voluto strapparvi un sorriso. Ma non vi ci abituate”. (Federica Sciarelli, Chi l’ha visto, Rai3)