✕

'Che c'è di nuovo": nulla, a quanto pare

Multischermo / Il talk condotto da Ilaria D'Amico finisce per somigliare a tutti gli altri
1 minuti di lettura

Piacerebbe avere spiegazioni concrete, magari tecniche, per quello che è, diciamo, il basso riscontro di pubblico e attenzione per il nuovo talk di Rai 2 del giovedì sera. Ma non è come dirlo. Forse quel titolo, Che c’è di nuovo, che farebbe pensare a formule rinnovate – escluso che l’intenzione fosse quella di proporre argomenti che non siano quelli più dibattuti a ogni ora, su qualunque rete, su qualunque social, in una chiacchiera globale e perenne di cui qualcuno alla fine della filiera paga per forza di cose il prezzo.

Gli ambientalisti giovani che bloccano il Raccordo. L’energia e i suoi costi nello scenario internazionale. Il reddi…

Piacerebbe avere spiegazioni concrete, magari tecniche, per quello che è, diciamo, il basso riscontro di pubblico e attenzione per il nuovo talk di Rai 2 del giovedì sera. Ma non è come dirlo. Forse quel titolo, Che c’è di nuovo, che farebbe pensare a formule rinnovate – escluso che l’intenzione fosse quella di proporre argomenti che non siano quelli più dibattuti a ogni ora, su qualunque rete, su qualunque social, in una chiacchiera globale e perenne di cui qualcuno alla fine della filiera paga per forza di cose il prezzo.

Gli ambientalisti giovani che bloccano il Raccordo. L’energia e i suoi costi nello scenario internazionale. Il reddito di cittadinanza. Il lavoro che non c’è. In alternativa, i lavoratori che non ci sono. I rave e i decreti. Cosmo – il rapper – che difende i rave. Domenico De Masi – il sociologo a cinque stelle – che difende il reddito. I monologhi, di attori o imprenditori. Le interviste, il dibattito a più voci. Una conduttrice, Ilaria D’Amico, alla quale è davvero ingeneroso attribuire responsabilità particolari.

E quindi sì, il problema sta nel fatto che rivendicando una qualche diversità, alla fine – dettagli a parte – si è uguali agli altri. In questo caso si è anche concorrenti del modello di riferimento – il Piazzapulita di La7 che va in contemporanea. Il programma è l’ennesimo talk con uso di brevi reportage messo in piedi dal gruppo guidato da Alessandro Sortino, ex Iena. Il motto: perché gli altri possono e noi no? Legittimo, ma c’è caso che non sia sufficiente e che il pubblico – non oceanico in partenza - preferisca i luoghi conosciuti.

Passano le ere televisive, e forse anche geologiche, ma il fatto che nessuno riesca a farsi venire un’altra idea e a proporre un’altra grammatica televisiva sull’attualità, rimane piuttosto sconcertante.

***

Tra giovani bloccatori di tangenziali dallo sguardo vitreo e tre frasi fatte ripetute a memoria, libertà di rave, redditi di cittadinanza con diatribe insolubili, non va poi sottovalutato l’effetto disperante che il talk globalizzato in tv induce nello spettatore medio. Che alla fine, affranto, implora una replica di Montalbano qualsiasi e salva la serata.