'X Factor', la seconda puntata dei 'Live': giudici, concorrenti e ospiti: c'è Morgan. Le nostre pagelle
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteLa seconda puntata dei live parte con un mega riassunto del primo live, per ripresentare tutti i concorrenti, con tanto di backstage, perché quello che conta, con i live, è la narrazione di un evento, un racconto con tanto di colpi di scena, di scontri, di passioni e sentimenti. E’ quello che rende ancora X Factor un grande libro d’avventura, non solo un talent. E’ ancora un reality, con il Daily, è ancora un talent show, con tutte le necessità di una gara. Ma è il racconto, la dinamica delle storie dei ragazzi equilibrata con le passioni dei giudici, le tensioni emotive racchiuse in pochi minuti di esibizione e nell’attesa del giudizio dei giudici, che rendono il programma, alla fine, più avvincente. Tutti i concorrenti cantano in coro Video kill the radio stars, fa un po’ karaoke di gruppo, fa un po’ festa di fine anno, ma serve a dare il la alla serata a tema, quella dedicata a Mtv, un brano “iconic…
La seconda puntata dei live parte con un mega riassunto del primo live, per ripresentare tutti i concorrenti, con tanto di backstage, perché quello che conta, con i live, è la narrazione di un evento, un racconto con tanto di colpi di scena, di scontri, di passioni e sentimenti. E’ quello che rende ancora X Factor un grande libro d’avventura, non solo un talent. E’ ancora un reality, con il Daily, è ancora un talent show, con tutte le necessità di una gara. Ma è il racconto, la dinamica delle storie dei ragazzi equilibrata con le passioni dei giudici, le tensioni emotive racchiuse in pochi minuti di esibizione e nell’attesa del giudizio dei giudici, che rendono il programma, alla fine, più avvincente. Tutti i concorrenti cantano in coro Video kill the radio stars, fa un po’ karaoke di gruppo, fa un po’ festa di fine anno, ma serve a dare il la alla serata a tema, quella dedicata a Mtv, un brano “iconico” perché aprì le trasmissioni di della prima tv musicale, tema di tutta la puntata. Tema vago, in realtà, che permette a ogni giudice di scegliere quello che vuole, perché tanto dagli anni Ottanta a oggi più o meno tutti i brani che hanno avuto successo sono stati trasmessi da Mtv. Quindi il tema è solo, davvero, nel pezzo corale d’apertura, il resto è una scusa per cantare quello che si vuole in un generico repertorio internazionale.
Nota di colore: Francesca Michielin con grande fiore rosso sul collo prima e con un raffinato vestito nero poi, Rkomi con camicia finto pitone, o coccodrillo, Ambra in rosso fiammante, Fedez in versione blanc et noir, Dargen D’Amico con un completo scuro con tanto di calla rossa, sempre con gli occhiali, ormai ‘iconici’ come le canzoni della serata. Il look dei giudici e conduttori del secondo live è tendenzialmente ‘fashion’, ma non è niente male.
Musicalmente ci sono Tropea, Santi Francesi, Linda e Omini. E poi ci sono tutti gli altri, per ora meno interessanti. I giudici per ora non fanno il loro mestiere, e finiscono per spedire gli artisti in ballottaggio ancora una volta al tilt, lasciando la decisione al pubblico da casa.
Le pagelle
Francesca Michielin – 7
Sempre più sicura e brava. Simpatica ed emotiva, sta pian piano prendendo peso specifico e dimostra di essere in grado di dialogare con i giudici.
Dargen D’Amico – 7
Garbato e elegante, sempre meno intrattenitore e più comunicativo, conquista spazio sul tavolo con il suo atteggiamento ‘sciolto’, per come sta seduto sulla sua sedia, per come comunica con il corpo, per come si pone con gli altri giudici. E’ ancora alla ricerca di una misura vera, ma il percorso per ora è limpido.
Rkomi – 8
E’ appassionato, e cerca di mettere alla prova i suoi concorrenti per farli crescere, per dare a tutti modo di uscire dalla loro area di competenza e sfoderare altre abilità. Non sempre riesce ma è certamente un modo per non fare una gara ma un gran lavoro musicale. E poi giudica i concorrenti senza mezzi termini, se gli piacciono li loda, se non gli piacciono li mazzola, niente inutili vie di mezzo. Fa anche una lunga digressione sulla storia del rock anni duemila e sugli Arctic Monkeys, si scusa con Iako per aver contribuito a farlo arrivare al ballottaggio. Che gli manca?
Fedez – 7
L’abbiamo già detto, il suo punto di equilibrio l’ha raggiunto (anche se forse per esigenze di spettacolo ogni tanto si ricorda di essere ‘rosicone’) e sta comodo dietro al tavolo come non era mai stato prima.
Ambra Angiolini – 8
Il pubblico da casa l’ha presa di punta e punisce, anche senza alcun motivo evidente, anzi contro ogni evidenza come nel caso dei Tropea, i suoi concorrenti mandandoli al ballottaggio. E’ un evidente caso di bullismo da televoto. Noi siamo con lei.
Beatrice Quinta – 7 ½
La fiction sommerge Beatrice Quinta, lei recita all’inizio anche troppo, si muove come se dovesse abbattere immotivatamente il teatro. Detto questo è brava, se non si fosse mossa o non l’avessero vestita (o svestiva) come un Bowie di qualche anno fa avrebbe potuto dare di meglio e fare di più, perché ha tenuto benissimo il tono, e ha mostrato potenza e controllo. Senza tutta la costruzione attorno sarebbe stata praticamente perfetta.
Tropea – 9
Madonna di “Ray of light” diventa ultrarock nelle mani dei Tropea che sfoderano un grande presenza e una sicurezza invidiabile. L’arrangiamento è interessante, tra l’elettronico, il melodico, con una grande dinamica, e una precisione di suono davvero invidiabile. Se fossimo stati in sala ci saremmo alzati a saltare assieme ad Ambra, che ha azzeccato perfettamente l’assegnazione, che la band ha interpretato con estrema passione live. Incomprensibilmente, lo dico nella maniera più semplice, finiscono al ballottaggio. Ambra commenta con chiaro e semplice ‘ca..o’ e ha completamente ragione. I migliori della serata al ballottaggio. Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti, tanto per citare il sempre necessario Freak Antoni.
Santi Francesi – 8
“Creep” è come cantare “Hallelujah”, tutti quelli che pensano di saper cantare bene la usano per fare spettacolo. E sfortunatamente anche i Santi Francesi mettono troppo contrasto, giocano eccessivamente con gli alti e bassi, con sussurri e grida. Esibizione ad alto tasso di drammaticità. Anche troppo alto a dire il vero. Bravi ma non bravissimi.
Dadà – 6
A causa del covid, Dadà ha dovuto esibirsi “da remoto” e la sua presenza “oleografica” (proiettata su uno schermo messo al centro del palco), è un ottimo modo per dimostrare che ormai si può fare più o meno tutto con l’aiuto della tecnologia. Dadà, date le condizioni, merita un plauso comunque, il pezzo lo interpreta bene, senza scosse, ma con sufficiente sicurezza, ma era una prova. Detto questo l’arrangiamento è assolutamente ingombrante, sovrastrutturato, il “circo macabro” come dice Dargen D’Amico è anche interessante e serve a riempire un’evidente vuoto. “Toxic” è comunque un grande pezzo, sia chiaro.
Matteo Orsi – 6 ½
Far diventare “Take on me” un pezzo di dream pop è una bella idea, e l’arrangiamento sognante è decisamente ben realizzato, l’effetto complessivo è bello. Ma Orsi non è esattamente all’altezza dell’altissimo compito, non sfrutta al meglio che il brano gli offre. Lui ci prova, alle volte sbanda, ma tiene la strada fino alla fine con sufficiente bravura.
Linda – 8 ½
Gli Snow Patrol (pronunciati come li pronuncia Fedez ovviamente) di “Chasing cars” sono una perfetta scelta pop per la vocalità di Linda, che in questo caso mette a segno un’esibizione ineccepibile, mai lamentosa, mai eccessiva, convincente fino in fondo.
Morgan – 9
Gioca da solo nel suo campionato, come sempre, e fa bene. Tira fuori un suo vecchio classico, “Altrove” e lo suona come va suonato oggi, tra punk e autotune, tra melodia e obliquità, e poi giustappone il finale di “Space Oddity” di Bowie in maniera piacevolmente postmoderna. Come giudice è stato il numero uno, indiscusso è irraggiungibile. Lo è ancora tanto da spiegare Satie alle masse. E da prendersi più tempo del dovuto, tornare dietro al tavolo dei giudici, fare la foto con tutti e ‘occupare’ lo spazio disponibile. C’è a chi non piace, noi lo troviamo sempre grandissimo.
Iako – 5
Rkomi gli affida un difficile pezzo di Bjork, “Hyperballad”, con un suono interessante ma non sostenuto dalla voce di Iako, che non regge la sfida fino in fondo. Va giustamente al ballottaggio. E anche li sbaglia praticamente tutto. E’ il secondo eliminato.
Disco Club Paradiso – 5 ½
Fanno il loro compito con sufficiente entusiasmo, con “Salirò” di Daniele Silvestri. Ma una volta tolta l’ironia, perché i pezzi sono già ‘divertenti’ per proprio conto, corrono il rischio di diventare una macchietta.
Lucrezia – 6
Ha la voce adatta per cantare ‘Barbie Girl’ degli Aqua, farla diventare una canzone insana e dark anche se tutta in rosa, idea divertente e al tempo stesso rischiosissima. Discutibile ma interessante.
Gli Omini – 10
Uno dei brani più belli della storia del rock e del rap, “No sleep ‘till Brooklyn” dei Beastie Boys nelle mani degli Omini viene messo a fuoco alla perfezione. Bravissimi, potenti, equilibrati, personali, esplosivi. Confesso di non riuscire nemmeno a far finta di trovargli un difetto.
Joelle – 7
Rendere giustizia a “Destinazione Paradiso”, un classico del pop italiano anni Novanta, e al suo autore, Gianluca Grignani, era giusto. E Joelle aggiorna toni e colori della canzone nella maniera migliore. Niente di esplosivo ma certamente ben fatto.