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'Una squadra', i magnifici quattro che non ti puoi perdere

Multischermo / Dopo il successo su Sky, arriva in chiaro su Rai 2 la docuserie sulla squadra del tennis che conquistò la Coppa Davis nel 1976
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Al termine di ogni episodio dovrebbe apparire un cartello con una scritta del tipo “Non rifatelo a casa”. Al fine di scongiurare l’emulazione, ovvio: guardando Una squadra, l’ormai celebre serie dedicata ai tennisti della Coppa Davis di quell’anno, 1976, in Cile, chissà in quanti saranno stati trascinati all’emulazione medesima, convinti che a quel punto basta una qualche storia di sport per ricavarne un documentario bello, anzi bellissimo.

C’è da provare timore autentico: meglio prendere atto che Una squadra è stata l’intuizione più felice degli ultimi tempi televisivi. Ma ci vogliono loro, i quattro magnifici di allora, i quattro meravigliosi di oggi: e nel doc a puntate firmato da Domenico Procacci – visto su Sky mesi fa e ora approdato in chiaro su Rai 2, venerdì in seconda serata – ci vuole la sagacia del partire con un progetto con convinzione e vederlo crescere a dismisura facendo pa…

Al termine di ogni episodio dovrebbe apparire un cartello con una scritta del tipo “Non rifatelo a casa”. Al fine di scongiurare l’emulazione, ovvio: guardando Una squadra, l’ormai celebre serie dedicata ai tennisti della Coppa Davis di quell’anno, 1976, in Cile, chissà in quanti saranno stati trascinati all’emulazione medesima, convinti che a quel punto basta una qualche storia di sport per ricavarne un documentario bello, anzi bellissimo.

C’è da provare timore autentico: meglio prendere atto che Una squadra è stata l’intuizione più felice degli ultimi tempi televisivi. Ma ci vogliono loro, i quattro magnifici di allora, i quattro meravigliosi di oggi: e nel doc a puntate firmato da Domenico Procacci – visto su Sky mesi fa e ora approdato in chiaro su Rai 2, venerdì in seconda serata – ci vuole la sagacia del partire con un progetto con convinzione e vederlo crescere a dismisura facendo parlare i quattro, semplicemente. Che sono Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Tonino Zugarelli e Paolo Bertolucci, in rigoroso ordine sparso: con quella Coppa Davis, conquistata in Cile tra le polemiche e le valutazioni di opportunità.

Tutto il discorso storico-sociale-sportivo-politico passa in secondo piano: ci sono quei quattro che raccontano e un gruppo così non c’è mai stato e non ci sarà mai più. L’aneddotica è irresistibile, i quattro idem – con menzione speciale per l’underdog (cit.) Zugarelli che ha conquistato il mondo intero. E poi sì, ci vuole la connotazione di evento che ha caratterizzato la serie quando è passata su Sky: subito piaciuta a tutti, subito diventata moda, subito obbligatorio averla vista. Il passaggio ora in chiaro è un atto dovuto, ma appunto questa è una storia diversa e non replicabile. Chi l’avesse persa sia in origine, sia adesso nella visione per tutti, ha sbagliato, ma di grosso.

Polemiche feroci e magliette rosse: la storia dell'unico successo italiano in Coppa Davis

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C’è maretta, promossa soprattutto da esponenti di Fratelli d’Italia, sul fatto che la Rai avrà tra poco uno show con le Drag Queen ma si rifiuta di tornare a ospitare Miss Italia. Il tono di quelli che protestano è riassumibile in un antico slogan, che inneggia a qualcosa di molto identificabile e femminile.