Colla Zio, Fiat 131, Gianmaria, Giuse the Lizia, Maninni, Mida, Noor, Olly, Romeo & Drill, Sethu, Shari, Will: sono loro i dodici finalisti di Sanremo giovani che venerdì 16 dicembre condivideranno il palco per guadagnarsi uno dei sei posti disponibili nella settantatreesima edizione del Festival di Sanremo, in onda il prossimo anno dal 7 al’11 febbraio.
Giovani promesse della scena musicale italiana, i dodici artisti, tra vecchie conoscenze e nuovi volti: uno di questi ultimi è Giuse the Lizia, al secolo Giuseppe Puleo, ventunenne originario di Bagheria (Palermo) ma studente a Bologna. Un nome d’arte che, a detta sua, “non ha un significato molto specifico, Giuse è il mio nome e the Lizia una cosa che suonava un po’ tamarra, un po’ cool”. Appassionato di musica da quando aveva quindici anni, inizia a cantare e comporre “per l’esigenza di tradurre quello che sento e vedo nel mondo con parole più mie, per portare fuori da me delle cose”. Dopo aver preso parte alle superiori a una cover band degli Strokes, nel 2021 incide il suo primo singolo, Vietnam, per poi prendere parte al format Trap take di Radio 105, dove ha presentato il brano Boy don’t cry e, poco dopo, debutta sul palcoscenico al festival musicale Mi manchi (versione rivisitata del MiAmi) di Milano.
E ancora i singoli Serate toste, Post alluvione con Bais, Magari poi ti passa e l’ep Come minimo, a cui fa seguito Lalalacrime nel 2022 e i brani Fatti tuoi e One more time. Con uno stile che mescola rap a cantautorato, a Sanremo giovani porta Sincera, “un pezzo contradditorio che racconta una solita storia non troppo allegra, tentando di essere anche divertente nei suoni e nel mood; quindi, se riesci puoi stare male e ballarla allo stesso momento”.
Con in mente la canzone di Sanremo 1969 Ma che freddo fa di Nada, artista con la quale vorrebbe un giorno duettare, Giuseppe ha dichiarato come per lui la musica sia “uno strumento per portare fuori delle emozioni e condividerle con gli altri, con un linguaggio, forse l’unico, che riesco a parlare” e come Sanremo sia “sempre stata per me una cosa incredibile da fuori, la cosa che guardi con la famiglia da quando hai due anni nonché un pezzo della storia del nostro Paese. È un grande onore esserci, è una vetrina importante per portare quello che già tu sei e fai”.