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Sanremo Giovani, quel viaggio nel futuro che sembra un omaggio ai nostri cantautori

Amadeus con Madame: nel corso della serata Giovani i Big hanno annunciato i titoli delle loro canzoni in gara (ansa)
Nella serata condotta da Amadeus i ragazzi con ancora negli occhi il senso di un piccolo incanto e l’emozione che graffia la voce
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E’ quasi un verbo al futuro, Sanremo, noi saremo. I giovani saranno perché già sono. All’inizio, Sanremo Giovani era quella cosa che ogni tanto ti alzavi dalla poltrona e andavi a dare da mangiare al pesce rosso, ora è un vortice dove tutto gira intorno, nello schermo, nei social, nell’aria, tra un attimo nelle radio in macchina perché è lì che si ascolta la musica. Ragazzi attrezzati, a volte forse un po’ troppo simili tra loro, i maschi specialmente che inseguono Mahmood come al campetto si provava a fare Totti e Del Piero, però bravi, applicati, sensibili. Ragazzi che scrivono parole, nel flusso che ormai ci trascina come un torrente tra i sassi.

gIANMARIA (ansa)
Lo spettacolo televisivo dei ragazzi canterini ha avuto la solita impeccabilità formale ed educata che è il tratto di Amadeus. Ma …

E’ quasi un verbo al futuro, Sanremo, noi saremo. I giovani saranno perché già sono. All’inizio, Sanremo Giovani era quella cosa che ogni tanto ti alzavi dalla poltrona e andavi a dare da mangiare al pesce rosso, ora è un vortice dove tutto gira intorno, nello schermo, nei social, nell’aria, tra un attimo nelle radio in macchina perché è lì che si ascolta la musica. Ragazzi attrezzati, a volte forse un po’ troppo simili tra loro, i maschi specialmente che inseguono Mahmood come al campetto si provava a fare Totti e Del Piero, però bravi, applicati, sensibili. Ragazzi che scrivono parole, nel flusso che ormai ci trascina come un torrente tra i sassi.

gIANMARIA (ansa)
Lo spettacolo televisivo dei ragazzi canterini ha avuto la solita impeccabilità formale ed educata che è il tratto di Amadeus. Ma dietro le luci e gli inchini c’è sostanza. I ragazzi raccontano molto amore, piccole storie e vaste geografie, arrivano da Urbino e Bagheria, Savona e Gorizia, qualcuno con radici a Caracas o in Kirghizistan, e fa tenerezza l’insistenza autobiografica, pochi anni eppure così tante cose dentro, così tante ombre. Cosa sappiamo davvero dei nostri figli, dei nostri nipoti? Portare inediti sul palco, non per cantare anche molto bene le cover (Sanremo Giovani non è un talent, eppure non ha nulla di meno), significa denudarsi. Dentro la tivù abbiamo visto volti così freschi, facce bambine e serie, anche quelle con un po’ di metallo conficcato qua e là, nel porgere frasi contundenti e gonfie d’ombra, malinconie insospettabili, sofferenze profonde, persino l’ala della morte che sugli adolescenti ha sempre un fascino lontano eppure vicinissimo. E poi gli oggetti: le porte chiuse, l’asfalto, persino la Fiat 131 del nonno.

Noor (ansa)
Insomma, dietro lo show c’è di più. Non solo esecutori o performance. Questo è il luogo che ci ha dato Mahmood, Ermal Meta e Francesco Gabbani, e molto prima Eros Ramazzotti e Laura Pausini. Qualche ritmo appena ascoltato è già lì che ballonzola in testa, col rap che la fa da padrone. I temi sono classici rivisitati come fanno certi chef col sifone: l’amicizia, il mitico amore, la perdita, l’abbandono, il desiderio. Da Omero ai Colla Zio, in fondo è sempre la solita storia del mondo che si cerca e non si trova. Bello, però, che ci provino ragazzi con ancora negli occhi il senso di un piccolo incanto, e l’emozione che graffia la voce quando si tratta di spiccicare quattro parole per dire chi siamo. Loro lo scrivono e lo cantano, quelli che saranno famosi e quelli che torneranno ad abitare gli angoli, ma intanto sono saliti su quel palco. Resta nell’aria un curioso vibrare, forse qualcosa che somiglia ai nostri amati cantautori: sembrava un sostantivo da dinosauri, e invece.