'Arnoldo Mondadori' troppo fiction e poco doc
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaSi finisce facilmente nella trappola, senza uscita, dell'efficacia delle docufiction assertive, come era questo Arnoldo Mondadori-I libri per cambiare il mondo, passato su Rai 1 con tiepidi riscontri. Grandi, anzi enormi personaggi in questo caso, la missione è quella del santino agiografico inserendo qui e là qualche snodo controverso ma molto attenti a salvaguardare il senso di tutto quanto. Se qualcosa nella parte fiction sembra di maniera (con passaggi didascalici da paura) ci sono le testimonianze reali e le rievocazioni, ossia la parte docu. Forse bisogna interrogarsi sull'efficacia della formula - una fiction in piena regola avrebbe reso maggiormente l'idea, un doc totale anche di più.
Si finisce facilmente nella trappola, senza uscita, dell'efficacia delle docufiction assertive, come era questo Arnoldo Mondadori-I libri per cambiare il mondo, passato su Rai 1 con tiepidi riscontri. Grandi, anzi enormi personaggi in questo caso, la missione è quella del santino agiografico inserendo qui e là qualche snodo controverso ma molto attenti a salvaguardare il senso di tutto quanto. Se qualcosa nella parte fiction sembra di maniera (con passaggi didascalici da paura) ci sono le testimonianze reali e le rievocazioni, ossia la parte docu. Forse bisogna interrogarsi sull'efficacia della formula - una fiction in piena regola avrebbe reso maggiormente l'idea, un doc totale anche di più.
La miscela alla fine non era esplosiva. Però la storia valeva, anche glissando su passaggi complessi: Mondadori Arnoldo, di famiglia poverissima nel mantovano tra 800 e 900, un talento a scuola - la maestra gli regala un libro, scena tra Cuore e Montessori. E l'auto-assunzione in una tipografia, il giornale socialista da stampare e via fino all'autonomia imprenditoriale. Che si scontra e incontra con il fascismo là fuori, il rapporto incandescente col figlio Alberto, la moglie nella parte di grande donna dietro un grande uomo. E qui, appunto, sarebbe servita più docu: ma la parte in fiction liberava il pezzo migliore, l'afflato verso la letteratura popolare e la creazione degli Oscar. Inutile nasconderlo, a veder rappresentata quell'Italia di gente comune che prende d'assalto l'edicola per un libro a settimana venduto a prezzi modici, fa venire i lucciconi. Michele Placido al suo solito nella parte, se fosse stata una parte assai più libera e liberata poteva venirne fuori qualcosa di notevole.
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Il nuovo corso politico ci ha offerto, su Rai 1, il concerto di Natale alla Camera dei Deputati. Non la solita sbobba classica, ma Mogol e le canzoni di Lucio Battisti, cantate da un sosia. Mogol aveva l'aria del perseguitato politico liberato dopo decenni. Intanto nei pressi si penava assai per la manovra di bilancio: e l'unica canzone adatta, Innocenti evasioni, non era purtroppo in scaletta.