Zelensky a Sanremo, Enrico Mentana: "Polemica folle. Dovremmo forse invitare Putin per la par condicio?"
di Silvia Fumarola , di Silvia FumarolaEnrico Mentana su Facebook usa l’arma dell’ironia: “Alla fine lo sgangherato livello del dibattito pubblico italiano produrrà il suo tragicomico risultato, e passerà la tesi per cui Zelensky — un leader che da un anno guida la resistenza di un paese europeo contro l’invasione russa — ha chiesto di andare a Sanremo ma non è stato accettato. Come i Jalisse”. Il presidente ucraino, che interverrà con un video la serata finale del festival di Sanremo, divide la politica; impazza il dibattito sull’opportunità, se il tipo di programma sia idoneo. «Siamo alla follia» commenta il direttore del TgLa7 che, battute fulminanti a parte, si presta a fare una riflessione. «Ha chiesto di intervenire; da undici mesi guida un paese invaso, l’Italia è al suo fianco, inviamo aiuti. Di cosa stiamo parlando? Dobbiamo applicare la par condicio e dare spazio anche a Putin?».
Cos’ha l…
Enrico Mentana su Facebook usa l’arma dell’ironia: “Alla fine lo sgangherato livello del dibattito pubblico italiano produrrà il suo tragicomico risultato, e passerà la tesi per cui Zelensky — un leader che da un anno guida la resistenza di un paese europeo contro l’invasione russa — ha chiesto di andare a Sanremo ma non è stato accettato. Come i Jalisse”. Il presidente ucraino, che interverrà con un video la serata finale del festival di Sanremo, divide la politica; impazza il dibattito sull’opportunità, se il tipo di programma sia idoneo. «Siamo alla follia» commenta il direttore del TgLa7 che, battute fulminanti a parte, si presta a fare una riflessione. «Ha chiesto di intervenire; da undici mesi guida un paese invaso, l’Italia è al suo fianco, inviamo aiuti. Di cosa stiamo parlando? Dobbiamo applicare la par condicio e dare spazio anche a Putin?».
Cos’ha la colpita?
«Il presupposto è surreale. È iniziato un confronto come se fossimo i direttori artistici di Sanremo e se stessimo decidendo se avere o no Zelensky ospite».
Ovviamente non è così.
«Certo che no. Il presidente ha fatto una richiesta: poter lanciare un appello nel programma più seguito. Il nostro è l’unico Paese in cui la sua presenza in tv è diventata un caso. È ovvio che anche al festival di Cannes o alla Mostra di Venezia non sono stati i curatori a chiedere che intervenisse. In quella fase ospitare il suo messaggio è parso un importante atto di solidarietà».
E oggi invece?
«Parte il dibattito. Cosa c’è da discutere sul presidente di uno Stato sotto attacco e che sosteniamo militarmente?».
Si obietta sul fatto che Sanremo sia un contesto leggero.
«Non è il festival delle canzonette, è la trasmissione più vista e apparire lì significa avere la massima visibilità. La serata finale durerà quattro o cinque ore, stiamo parlando di un video di due minuti. Senza mancare di rispetto a nessuno, quanti minuti inutili possiamo cronometrare in una diretta? Possiamo interrogarci sulla liceità di un Paese invaso che difendiamo? Poi c’è da fare un altro ragionamento».
Facciamolo.
«Da anni tutte le persone che vanno a Sanremo veicolano altri messaggi e per Zelensky non deve valere? Perché? Sono l’unico che non può fare questo discorso, la mia compagna (Francesca Fagnani) sarà su quel palco. Guardiamo a chi si è alternato, dalla Ferilli a Saviano, la gara parallela fatta in passato è stata rendere l’evento molto più che un festival delle canzoni. Quindi se Paola Egonu parlerà di integrazione o di razzismo, Amadeus dirà: questo non lo puoi dire?».
Al contrario. Ma allora perché la politica si accanisce?
«La questione è che la politica, nell’era dei social, parla delle cose che sono in tendenza. E i giornalisti, non lo diciamo mai ma è così, tirano in ballo i politici su qualsiasi tema».
Alcuni commentano tutto anche autonomamente, per la verità. Dicono che Zelensky è un ex comico.
«È una scemenza, anche due dei politici che lo criticano, Grillo e Calenda, hanno un passato da attori. Carlo, da ragazzino, ha recitato nello sceneggiato Cuore. Evviva, diciamo tutti la nostra. La cosa tragica è che adesso Sanremo viene amministrato dai politici».
«Posso dirlo? Alla fine ai giornalisti e ai politici non importerà niente, ma è l’atto simbolico in sé che è forte. Allora vogliamo dividerci o usare la par condicio per far parlare anche Putin? Il nostro Paese ha preso posizione sull’Ucraina. Se la posizione del Parlamento italiano è sempre la stessa, non preoccupiamoci. Viviamo nel mondo e anche nel mondo dei social, c’è gente che parla di Zelensky come di un comico fallito, di un massacratore. Censurarlo significherebbe dare ragione a queste persone» .