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Il boss è in incognito ma il lieto fine è garantito

Max Giusti conduce la nuova stagione di 'Boss in incognito' su Rai 2 
Multischermo / Il programma condotto da Max Giusti su Rai 2
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Non arriverà mai la puntata che farebbe davvero il botto: quella con il capo-azienda che si traveste, incontra uno dei suoi operai e lo trova felice, nessun problema nella vita, sfrontato e anche sarcastico sul lavoro, che detesta parecchio e con giudizi taglienti proprio sul capo. Segue licenziamento in tronco. Non funziona e non funzionerà mai così: anzi, per l’ennesima edizione di Boss in incognito – Rai 2 il lunedì sera, la prossima chiude la stagione – la selezione si fa sempre più spietata e gli operai che fingono o chissà di non riconoscere il capo hanno storie dure e compassionevoli, problemi seri e tanta, tanta dedizione al lavoro.

Nessuna sorpresa, se non nel constatare col passare delle edizioni il richiamo sempre più vicino al clima e al pathos di C’è posta per te: solo, ambientata nel lavoro e non in famiglia – anche se alla fine la descrizione della vita di coppia, i problemi a fa…

Non arriverà mai la puntata che farebbe davvero il botto: quella con il capo-azienda che si traveste, incontra uno dei suoi operai e lo trova felice, nessun problema nella vita, sfrontato e anche sarcastico sul lavoro, che detesta parecchio e con giudizi taglienti proprio sul capo. Segue licenziamento in tronco. Non funziona e non funzionerà mai così: anzi, per l’ennesima edizione di Boss in incognito – Rai 2 il lunedì sera, la prossima chiude la stagione – la selezione si fa sempre più spietata e gli operai che fingono o chissà di non riconoscere il capo hanno storie dure e compassionevoli, problemi seri e tanta, tanta dedizione al lavoro.

Nessuna sorpresa, se non nel constatare col passare delle edizioni il richiamo sempre più vicino al clima e al pathos di C’è posta per te: solo, ambientata nel lavoro e non in famiglia – anche se alla fine la descrizione della vita di coppia, i problemi a far studiare i figli etc. sbucano sempre. Con l’ausilio di Max Giusti in una forma bizzarra di conduzione-appoggio, in ogni puntata fa sempre bella mostra di sé un’azienda specifica – l’altra sera una cosa di biscotti e dolciumi – e un capo che intende regalarsi una botta di vita benefica e fare bella figura in tv.

Gli spettatori – sempre piuttosto numerosi, e deve avere un senso questo gradire assai la tv edificante, a lieto fine e che risolve problemi – devono solo presentarsi muniti con una damigiana di lacrime di scorta, perché le proprie rischiano di non bastare quando, nel finale di ogni puntata, si svela il trucco, si fa per dire: ovvero, il padrone che è stato a contatto con l’operaio prima lo sgrida un po’ e poi gli risolve tre quarti dei problemi aggiungendovi gadget e viaggi in regalo o biglietti di tribuna per lo stadio. E consumate le ultime lacrime, ci si sente tutti migliori e ci si chiede perché non succeda a tutti nella realtà. La tv, cattiva maestra ma buona maestranza.

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“Da tempo Sanremo si occupa di look transgender presunti aggressivi. Zelensky è idoneo perché sono noti i suoi balletti con tacchi a spillo, nudo e lingua fuori, come i Måneskin. Dove li ho visti? Su Telegram”. (Carlo Freccero, La Verità)