✕

Fernanda, un atto dovuto alla Storia

Multischermo / su Rai 1 il film-tv sulla prima direttrice donna dell'Accademia di Brera ai tempi del fascismo
1 minuti di lettura

Film-tv come atto dovuto, in vecchio stile Rai e senza alcun timore di sembrare didascalici nonché passatisti nell’azione: del resto il concetto di Servizio pubblico si può allargare a piacimento e, magari anche tenuto conto dei tempi in corso, nulla da eccepire infine su Fernanda: film-tv appunto, diretto da Maurizio Zaccaro, passato su Raiuno martedì sera e che è risultato essere il ritratto delle fasi salienti, quasi gli highlights, della vita benemerita di Fernanda Wittgens.

Prima donna a dirigere l’Accademia di Brera a Milano, dentro anni nerissimi – la partenza è nel 1928: la giovanissima Fernanda, di ascendenze da MittelEuropa, è un talento assoluto nell’apprezzare l’arte e l’incanto davanti al Cristo morto del Mantegna è di quelli che non si gestiscono. A Brera c’è un direttore che si chiama Modigliani e che ha il brutto vizio di negarsi da sempre alla richiesta, diciamo, di iscr…

Film-tv come atto dovuto, in vecchio stile Rai e senza alcun timore di sembrare didascalici nonché passatisti nell’azione: del resto il concetto di Servizio pubblico si può allargare a piacimento e, magari anche tenuto conto dei tempi in corso, nulla da eccepire infine su Fernanda: film-tv appunto, diretto da Maurizio Zaccaro, passato su Raiuno martedì sera e che è risultato essere il ritratto delle fasi salienti, quasi gli highlights, della vita benemerita di Fernanda Wittgens.

Prima donna a dirigere l’Accademia di Brera a Milano, dentro anni nerissimi – la partenza è nel 1928: la giovanissima Fernanda, di ascendenze da MittelEuropa, è un talento assoluto nell’apprezzare l’arte e l’incanto davanti al Cristo morto del Mantegna è di quelli che non si gestiscono. A Brera c’è un direttore che si chiama Modigliani e che ha il brutto vizio di negarsi da sempre alla richiesta, diciamo, di iscrizione al partito Fascista. Viene così trasferito in periferia dell’impero e Fernanda prende il suo posto: ma senza mostrare alcuna condiscendenza al regime, anzi. Tanto che il trasferimento di opere in Svizzera a fini di sicurezza diventa l’occasione anche per far espatriare milanesi ebrei sotto persecuzione. Finché arriva un collaborazionista che si finge altro e per Fernanda – nonostante le simpatie di un gerarca nazista ex pretendente e appassionato d’arte, ma alla fine laido gerarca nazista – si aprono le porte della galera. La liberazione è quella per tutti, il 25 aprile, con ripresa dell’incarico. Matilde Gioli interpreta la protagonista e il risultato è lo stesso ottenuto del lavoro complessivo, porgendo la storia e cavalcando l’aspetto edificante di tutto quanto, dentro un film-tv appunto doveroso: da intendere anche come fatto per dovere e confidando, si direbbe troppo, nella forza intrinseca della vicenda, narrata come in una cronologia senza rischiare alcun guizzo.

***

“Ho visto uno scatolone/c’era scritto “Fragile”/ma che senso ha?”. (Dal testo di Polvere, canzone che Olly porterà a Sanremo. Forse c’era dentro qualcosa che poteva rompersi).