Le canzoni di Sanremo arrivano finalmente sul palco. Conferme e sorprese nella prova generale di lunedì sera al teatro Ariston, nella scenografia che vista dalla platea sembra la cupola di un palasport.
I papabili
Marco Mengoni con Due vite si candida al podio con un pezzo in cui c’è tutto ciò che serve per convincere le giurie: melodia e virtuosismi, lirismo e ritmo, un finale con un acuto da applausi. Poi Ultimo con la trascinante Alba, inizio palpitante, un brano che cresce per esplodere solo nella parte finale. Giorgia splendida interprete è una conferma, anche lei con un brano ben scritto candidato sicuro al podio.
Le sorprese
I Coma_Cose interpretano L’addio, un pezzo che cresce procedendo a forza di incisi e che nel ritornello diventa battistiano. Colapesce e Dimartino con Splash cantano la fuga dalle aspettative e si candidano a diventare il tormentone del Festival. Ma i più sorprendenti sono i Cugini di Campagna grazie a Lettera 22, scritta per loro da La Rappresentante di Lista, un pezzo decisamente solido sostenuto da un grande giro di basso. Loro cantano ma praticamente non suonano, a esaltare il brano ci pensa l’orchestra. Ariete ha un pezzo romantico, ma la sua performance è troppo timida e viene quasi sovrastata dall’orchestra.
Le band
Quasi inevitabile il confronto tra i due gruppi del Festival, i Colla zio e i Modà: i primi con Non mi va cantano in cinque con bell’incastro di voci, si muovono e divertono sul palco, i Modà con Lasciami propongono un pezzo melodico piuttosto tradizionale che ruota tutto intorno alla performance del cantante Checco.
I pezzi forti
Elodie con Due, un brano soul, lei fasciata in un vestito di nero offre una performance in cui ogni mossa è stata misurata per esaltare il cantato. Per la prima volta sul podio un direttore d’orchestra cantante, il maestro Carolina Bubbico che l’affianca ai cori. Altro pezzo molto forte è Cenere di Lazza, che si apre con campionamenti alla Moby. Bello anche Il bene nel male di Madame, disco dance elettronica, e bella la teoria di steadycam che hanno pensato per il suo set.
Le incognite
Levante con Vivo solo perché il brano non ha un vero sviluppo; Paola e Chiara che con Furore e i sei ballerini che l’accompagnano sembrano piovute sull’Ariston con un pezzo dance dal 1983; Rosa Chemical (nelle prove con una gonna-pantaloni e guanti latex) la cui Made in Italy non morde mai, sembra un gioca jouer della perversione; e Shari con Egoista che parte intimista al pianoforte e finisce in un gorgo di disperazione dark ma si fa fatica a rintracciare la canzone.
Da ascoltare
Bello il brano di Tananai Tango, melodia molto ben costruito e testo interessante. Un’interpretazione che lascerà il segno. Sethu per Cause perse riprende la coppia rock cantante e chitarrista già vista con Achille Lauro e Boss Doms nell'edizione di Rolls Royce.
Nostalgia canaglia
Effetto nostalgia per gli Articolo31 che con Un bel viaggio propongono un pezzo perfetto per la generazione Peter Pan, tra l’altro in un'interessante chiave che ricorda gli 883. Gianluca Grignani potrà stupire ed emozionare con Quando ti manca il fiato, un redde rationem del rapporto con il padre, un testo che è quasi troppo per una canzone soltanto. Infine Anna Oxa con Sali procede per le scale con acuti a tratti sovrannaturali e qualche mielismo arabeggiante. Dice: ritorna, sali e resuscita, e sembra che canti un mantra buddista.