Drusilla Foer e Pegah, a Sanremo il dramma dei diritti negati in Iran
a cura della redazione Spettacoli , a cura della redazione SpettacoliA Sanremo irrompono i diritti negati in Iran, grazie alla testimonianza di forte impatto della consulente e attivista Pegah Moshir Pour, italiana di origini iraniane, "nata con i racconti del Libro dei Re, cresciuta con i versi della Divina Commedia". E per spiegare il dramma del suo Paese si fa accompagnare sul palco da Drusilla Foer. Le due hanno recitato un testo utilizzato nelle recenti manifestazioni contro il regime in Iran che parla dei tanti diritti negati nel Paese e finisce con il celebre slogan "donne, vita, libertà".
"C'è un posto nel mondo dove non si può amare liberamente, né vivere liberamente, dove i ragazzi muoiono in nome di un ideale chiamato 'Donna, vita, libertà', ha detto Amadeus presentando l'attivista.
"Non posso più restare in silenzio"
"In Iran - spiega Pegah - non avrei potuto presentarmi così vestita e truccata, né parlare di diritti uman…
A Sanremo irrompono i diritti negati in Iran, grazie alla testimonianza di forte impatto della consulente e attivista Pegah Moshir Pour, italiana di origini iraniane, "nata con i racconti del Libro dei Re, cresciuta con i versi della Divina Commedia". E per spiegare il dramma del suo Paese si fa accompagnare sul palco da Drusilla Foer. Le due hanno recitato un testo utilizzato nelle recenti manifestazioni contro il regime in Iran che parla dei tanti diritti negati nel Paese e finisce con il celebre slogan "donne, vita, libertà".
"C'è un posto nel mondo dove non si può amare liberamente, né vivere liberamente, dove i ragazzi muoiono in nome di un ideale chiamato 'Donna, vita, libertà', ha detto Amadeus presentando l'attivista.
"Non posso più restare in silenzio"
"In Iran - spiega Pegah - non avrei potuto presentarmi così vestita e truccata, né parlare di diritti umani sul palco, sarei stata arrestata o forse addirittura uccisa, è per questo che, come molti altri ragazze e ragazzi, ho deciso che la paura non ci fa più paura e di dare voce a una generazione crescita sotto un regime di terrore e repressione, in un Paese bellissimo, uno scrigno di patrimoni dell'umanità".
Il paradiso forzato
La parola paradiso, spiega l'attivista, "deriva da un termine persiano, pardis, che vuol dire giardino protetto. Vi chiedo - si emoziona Pegah - se esiste un paradiso forzato, ahimé sì. Come si può chiamare un posto dove il regime uccide persino i bambini. Dal 16 settembre 2022, giorno in cui Mahsa Amini è stata uccisa dalla polizia morale, il popolo iraniano sta sacrificando con il sangue il diritto a difendere il proprio paradiso. Vi ringrazio a nome di tutti ragazzi iraniani, perché ricordate al mondo che la musica è un diritto umano".
L'inno della rivoluzione
Per spiegare ai suoi coetanei il dramma dell'Iran, si fa accompagnare sul palco da Drusilla Foer: insieme intonano le parole di una canzone diventata l'inno della rivoluzione, Baraye, scritta da Shervin Hajipur musicando i tweet dei ragazzi sulle libertà negate, che ha appena vinto il Grammy per la canzone che ispira cambiamenti sociali nel mondo. L'autore, il 25enne Shervin Hajipour, era relativamente sconosciuto quando è stato eliminato dalla versione iraniana di American Idol. La sua canzone è diventata un simbolo delle proteste degli ultimi mesi in Iran evocando sentimenti di dolore, rabbia, speranza e desiderio di cambiamento. Hajipour vive in Iran ed è stato arrestato dopo che la sua canzone in settembre è diventata virale, generando oltre 40 milioni di clic sul web in 48 ore.
Il testo completo
Parte la musica e si sente la voce di Shervin, poi entra Drusilla e comincia a recitare in italiano le frasi a cui Pegah risponde dando la spiegazione. Drusilla: Per poter ballare per strada. Pegah: In Iran si rischiano fino a 10 anni di prigione se si balla per strada o si ascolta musica occidentale. Drusilla: Per paura di baciarsi. Pegah: In Iran è proibito baciarsi e stare mano nella mano con la persona che ami. Drusilla: Per mia sorella, tua sorella e le nostre sorelle. Pegah: In Iran si paga con la vita il desiderio di esprimere la propria femminilità. Drusilla: Per l'imbarazzo e la vergogna. Pegah: Più di 20 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, senza soldi per mangiare.
Drusilla: Per i bambini che perdono i loro sogni. Pegah: Sono moltissimi i bambini sfruttati, che chiedono l'elemosina e vivono raccogliendo i rifiuti. Drusilla: Per i cani innocenti proibiti. Pegah: ll regime uccide i cani sia di proprietà che di strada. Drusilla: Per queste lacrime e questo pianto ininterrotto. Drusilla: Per questo paradiso forzato. Drusilla: Per gli intellettuali imprigionati. Pegah: nella prigione di Evin ci sono più di diciottomila tra intellettuali, dissidenti e prigionieri politici che spariscono nel silenzio.
Drusilla: Per i bambini rifugiati afghani. Pegah: In Iran ci sono più di 1 milione di profughi afgani, perseguitati senza possibilità di ricostruirsi una vita. Drusilla: Per sentire il senso di pace. Drusilla: Per il sorgere del sole dopo lunghe notti. Drusilla: Per la ragazza che desiderava essere un ragazzo. Pegah: In Iran essere omosessuali è punito con l'impiccagione. Drusilla: Per donna, vita, libertà. Pegah (magari dette in persiano): le parole chiave della rivoluzione. Qui riprende il canto di Shervin Insieme: Per la libertà. Per la libertà. Per la libertà. Per la libertà.