Niente donne sul podio di Sanremo 2023 ma il premio arriva dallo streaming
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteUn podio di soli uomini è il segno di qualcosa? Forse no. Ha probabilmente ragione Amadeus, che ha sottolineato come il voto popolare sia diretto ai brani ("Io scelgo la canzone, non faccio quote"): quelli che piacciono vincono, quelli che non piacciono no, al di là dei generi. Ma forse sì, quel podio qualcosa rivela, perché i cinque posti occupati da uomini nella battaglia finale per la vittoria ci ricordano che quello della musica è un mondo di uomini. Mentre le donne del festival non premiate sul palco lo sono però, da subito, dagli ascolti.
Le classifiche certificano che Madame avrebbe meritato di essere nella cinquina di punta, visto che con la sua Il bene nel male, settima nella finale, è nella Top 5 di tutte le piattaforme, Spotify, Apple Music e Amazon Music, mentre su YouTube è nella Top 5 dei video di tendenza. Vivo di Levante è al 17esimo posto su Spotify, Paola e Chiara con Furore hanno gi&agra…
Un podio di soli uomini è il segno di qualcosa? Forse no. Ha probabilmente ragione Amadeus, che ha sottolineato come il voto popolare sia diretto ai brani ("Io scelgo la canzone, non faccio quote"): quelli che piacciono vincono, quelli che non piacciono no, al di là dei generi. Ma forse sì, quel podio qualcosa rivela, perché i cinque posti occupati da uomini nella battaglia finale per la vittoria ci ricordano che quello della musica è un mondo di uomini. Mentre le donne del festival non premiate sul palco lo sono però, da subito, dagli ascolti.
Le classifiche certificano che Madame avrebbe meritato di essere nella cinquina di punta, visto che con la sua Il bene nel male, settima nella finale, è nella Top 5 di tutte le piattaforme, Spotify, Apple Music e Amazon Music, mentre su YouTube è nella Top 5 dei video di tendenza. Vivo di Levante è al 17esimo posto su Spotify, Paola e Chiara con Furore hanno già conquistato le playlist delle radio.
Generazioni diverse e consumi musicali diversi: Giorgia con Parole dette male è già prima nelle radio, mentre Mare di guai di Ariete ha già collezionato 5 milioni di stream sulle piattaforme, cifra superata da Elodie. Insomma, donne nella musica italiana ce ne sono: dive e cantanti, autrici e star, musiciste e coriste. Tante, brave e, per fortuna, cresciute numericamente negli ultimi vent'anni. Ma il dato di fondo è che quello della musica è un mondo di uomini.
I musicisti delle pop band sono per la stragrande maggioranza uomini, l'universo del rap e della trap è dominato dagli uomini, ci sono più cantautori che cantautrici, gli autori sono uomini. Così anche i direttori d'orchestra (a Sanremo una sola donna, Carolina Bubbico), i produttori, i discografici, i manager, tutti ruoli che raramente vengono declinati al femminile. In parte è un dato culturale antico, perché - ed è vero - l'universo femminile si racconta spesso con linguaggi altri rispetto alla musica. Ma è più vistoso - e più grave - nella parte "industriale" della musica. L'assenza è dovuta al fatto che le donne hanno dovuto faticare più dei colleghi per affermarsi, tra pregiudizi e consuetudini ancora esistenti, e la conquista del territorio, laddove sia avvenuta, non è mai stata facile. Sanremo non fa differenza.
"Sono rimasto molto male che non ce ne sia stata neanche una nella cinquina finale. Dobbiamo ancora andare avanti in questo senso e cambiare le cose" ha detto il vincitore Marco Mengoni. Ma il cambiamento, anche se senza premi, ce lo hanno raccontato proprio le artiste che sono salite sul palco dell'Ariston, Levante e Elodie, Madame e Ariete, Shari, Mara Sattei, Giorgia, Anna Oxa, California (Coma Cose) e Paola e Chiara: nessuna di loro risponde a un modello, ognuna è se stessa per melodia, voce, personalità. Ognuna è prova della possibilità di fare altrettanto, che la musica, per le giovani generazioni in particolare, non è più un affare di soli uomini. L'arte non ha bisogno di quote, ma di certo il mondo della musica tutto ha bisogno di più donne.