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Sanremo 2023, il festival situazionista che rompe la tradizione

Le flessioni di Al Bano sul palco dell'Ariston (agf)
I proclami, i baci, gli imprevisti, gli azzardi. Un'edizione fuori dai ranghi e forse per questo di così grande successo
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I fuori programma quasi programmati, gli imprevisti più o meno previsti, il bello bellissimo della diretta, i baci mordaci, le performance, le installazioni viventi, i flash mob. Il Fantasanremo, le flessioni sul palco a fine esibizione, il proclamo, l'azzardo che in prova non era stato provato, la prima fila di vip e dirigenti Rai che orrendamente smanetta con lo smartphone e posta il postabile su due piedi. La chiacchiera quasi osé di Paoli, le rose prese a calci. Ma era nella scaletta? La rigida scaletta di solito top secret e quest'anno a disposizione anzitempo, a portata di spettatore: 21.36 Ama annuncia, 22.47 Gianni scende, 23.12 Chiara mostra i meme. Chiara mostra i meme generati dal festival mentre i meme continuano a rigenerarlo minuto per minuto, anche adesso che è finito.

(ansa)
Questa edizione baciata dallo share ha mostrato un'anima situazionista che fors…

I fuori programma quasi programmati, gli imprevisti più o meno previsti, il bello bellissimo della diretta, i baci mordaci, le performance, le installazioni viventi, i flash mob. Il Fantasanremo, le flessioni sul palco a fine esibizione, il proclamo, l'azzardo che in prova non era stato provato, la prima fila di vip e dirigenti Rai che orrendamente smanetta con lo smartphone e posta il postabile su due piedi. La chiacchiera quasi osé di Paoli, le rose prese a calci. Ma era nella scaletta? La rigida scaletta di solito top secret e quest'anno a disposizione anzitempo, a portata di spettatore: 21.36 Ama annuncia, 22.47 Gianni scende, 23.12 Chiara mostra i meme. Chiara mostra i meme generati dal festival mentre i meme continuano a rigenerarlo minuto per minuto, anche adesso che è finito.

(ansa)
Questa edizione baciata dallo share ha mostrato un'anima situazionista che forse ha fatto metà del suo successo: un margine largo di improvvisazione - più preteso e arraffato da artisti e ospiti che deliberatamente concesso. Non sei ma ventotto o cento personaggi in cerca d'autore: "Il dramma è in noi; siamo noi; e siamo impazienti di rappresentarlo, così come dentro ci urge la passione!". Da quei ruggenti e urticanti pirandelliani anni Venti ai nostri: a ciascuno il suo (numero), purché ci sollevi dalle responsabilità.

Così Fedez dopo avere strappato la foto "nazista" del viceministro ha chiarito che niente era imputabile al conduttore e direttore artistico: epitome simbolica di un effetto dadaista spalmato sulle cinque sere. A cominciare dalla prima: con Mattarella che compare superospite dell'ultim'ora spiazzando alti dirigenti Rai e componenti del consiglio di amministrazione ancora all'oscuro. Ma è stato un crescendo: un assalto anti-liturgico, una bomba di profondità contro la messa cantata, la solenne e monotona sequenza di canzoni che tutti fingono di amare ("Prima le canzoni!") aspettandosi altro. Il fuori copione, l'inciampo sulle scale, sull'etichetta e sull'italiano.

La roba buttata lì, lo sketch non scritto o scritto a metà: il prodotto trasversale e invasivo di una specie di contro-scrittura collettiva. Gli autori ufficiali da una parte, concentrati sui cartoncini del "dirige l'orchestra" e sui monologhi pronti al massacro dei social; e dall'altra parte le labbra congiunte di Elodie e di BigMama, di Fedez e di Rosa Chemical, dall'altra parte Al Bano che gioca a fare l'atleta a fine esibizione, Grignani e Arisa che barcollano sulle scale sorreggendosi a vicenda, Blanco che sfascia la scenografia, Fiorello sdraiato su via Asiago, Roma, avvolto in una coperta, perfino il direttore Stefano Coletta che canta (o non canta), inquadrato con insistenza in prima fila accanto all'ad Fuortes, alla famiglia Amadeus e ai volti del day time.

(ansa)
Il casino nei pressi del casinò, la corrente elettrica del fu caso Bugo-Morgan elettrifica l'intera maratona, una anarchia artistica più o meno controllata ma efficacissima per via del modo in cui, rimasticata da Instagram e TikTok, diventa da collaterale a centrale nella ricezione divertita di una platea ringiovanita e votata per statuto al cazzeggio. Verrebbe da dire una mise-en-scène fondata un po' sull'articolo 21 evocato da Benigni al momento del taglio del nastro e un po' su un populismo creativo libertario e egualitario.

Ciascuno darà il suo contributo - congruo o no che sia, provocatorio, demenziale, insulso, pretestuoso - alla Causa: il collettivo del Sanremo 2023 gioca a sbandare, ondeggia, esce dai ranghi, i bicchieri volano dietro le quinte e potrebbero da un momento all'altro volare sul palco o in platea, lo spirito della vecchia diretta baudiana col timoniere messo in difficoltà solo dai Cavalli Pazzi è soppiantato da quello di una diretta social pensata anche per la tv. Anche. Bella e gradita soprattutto quando si inceppa, si impasticcia, e inquadra per sbaglio, o forse no, le mutande di qualcuno.