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Multipiattaforma e spazio alla notte. Ecco le cinque lezioni che la Rai può imparare da Sanremo 2023

(ansa)
L'azienda dovrebbe fare tesoro di quello che fa lei stessa durante il Festival e imparare qualcosa da quanto avvenuto
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Il Festival di Sanremo è stato, sotto molti punti di vista, un successo. E non relativo, anche se a ben guardare i valori Auditel sono talmente cambiati che, se togliamo di mezzo il dato dello share e andiamo a guardare i numeri assoluti, i 15 milioni di telespettatori di Fazio nel 2000 restano irraggiungibili. Ma si sa, è lo share che conta, conta quanta gente è davanti al televisore, e quest'anno la stragrande maggioranza di chi aveva la televisione accesa ha guardato il Festival, senza cambiare canale. Quindi? Quindi da domani si ritorna al Cantante Mascherato, a Tale e Quale Show, ai talk e al circo degli ospiti professionisti. Tutto come se Sanremo e il suo pubblico fossero stati solo un flash, momentaneo e irrilevante, come se quello che è accaduto nella settimana sanremese non avesse peso nella programmazione 'normale'. Eppure la Rai dovrebbe fare tesoro di quello che fa lei stessa durante Sanremo e imparare qualcosa da quanto avvenuto. P…

Il Festival di Sanremo è stato, sotto molti punti di vista, un successo. E non relativo, anche se a ben guardare i valori Auditel sono talmente cambiati che, se togliamo di mezzo il dato dello share e andiamo a guardare i numeri assoluti, i 15 milioni di telespettatori di Fazio nel 2000 restano irraggiungibili. Ma si sa, è lo share che conta, conta quanta gente è davanti al televisore, e quest'anno la stragrande maggioranza di chi aveva la televisione accesa ha guardato il Festival, senza cambiare canale. Quindi? Quindi da domani si ritorna al Cantante Mascherato, a Tale e Quale Show, ai talk e al circo degli ospiti professionisti. Tutto come se Sanremo e il suo pubblico fossero stati solo un flash, momentaneo e irrilevante, come se quello che è accaduto nella settimana sanremese non avesse peso nella programmazione 'normale'. Eppure la Rai dovrebbe fare tesoro di quello che fa lei stessa durante Sanremo e imparare qualcosa da quanto avvenuto. Proviamo a sottolineare qualche tema. Argomenti ovvi, cose già dette, ma che vale la pena mettere in ordine e insieme per una volta.

1 - Il destino è multipiattaforma. E' facile a dirsi, non facile a farsi, perché la TV lineare, quella del palinsesto e degli orari, non va molto d'accordo con il flusso. Ma Sanremo dimostra che è possibile creare un contenuto che viene declinato in molti modi diversi e distribuito, anzi disseminato, attraverso piattaforme differenti. Sanremo è stato contemporaneamente televisione, radio, web, social, è passato attraverso i podcast, Instragram, Twitter, TikTok e molto altro ancora. Ai numeri già straordinari degli ascolti televisivi andrebbero sommati tutti gli altri, e sono tanti, che hanno fatto crescere quella che è un nuovo tipo di audience, che andrebbe coltivata. Perché la Rai, molto più dei suoi competitor, è per sua natura multipiattaforma e dovrebbe sfruttare questa sua natura per realizzare sempre di più prodotti integrati. Perché, a differenza dei suoi competitor, il pubblico nuovo lo ha già in casa, non deve andarlo a cercare, gli deve solo offrire qualcosa di interessante e immediatamente lo cattura. Lo fa con Mare fuori e lo ha fatto con Sanremo. Disperdere questo patrimonio accumulato in queste settimane sarebbe veramente un peccato. Concentrare gli sforzi solo sull'evento Sanremo sarebbe un errore, significherebbe non guardare dalla parte giusta.

2 - Il futuro è più bello del presente. Sanremo, per quanto sia un unicum, un super evento, non ripetibile se non annualmente, ha comunque dimostrato, e lo aveva già fatto nei due anni precedenti, una notevole capacità di attrazione del pubblico giovanile. L'edizione di quest'anno, meno 'estremista' delle precedenti, con un equilibrio cercato e costruito limando gli estremi (meno novità musicali e artisti sconosciuti, meno artisti novecenteschi in gara), ha permesso di mettere in sintonia pubblici che, invece, sono considerati non compatibil. Anzi, ha portato, per il terzo anno consecutivo, i giovani a vedere una prima serata di Raiuno in maniera massiccia. Quella platea giovanile esiste, guarda le piattaforme e i canali satellitari, segue il web e i social e ovviamente non è compatibile con Il Cantante Mascherato, Tale e Quale Show e The Voice Senior, ma non trova nessun tipo di offerta che la riguardi. Quando la trova, Sanremo, Mare fuori, non ha alcun problema a seguire la Rai. Che non deve inseguire i giovani ma proporre contenuti adatti a un pubblico più vario, su una settimana intera di programmazione provare a cercare più stabilmente il pubblico di Sanremo sarebbe saggio, visto che quel pubblico esiste. Ed è più numeroso del pubblico televisivo abituale. E' una maggioranza silenziosa che potrebbe e dovrebbe essere conquistata. Ma che non può esserlo se chi programma il prime time non guarda al di fuori del proprio perimetro abituale. Ci si accontenta, insomma, e accontentarsi non è mai un bene per un media di massa.

3 - La notte va accesa. Le piattaforme non hanno palinsesti e non hanno orari. Questo è un vantaggio per chi, per motivi di lavoro, di studio o altro, guarda la tv in orari meno canonici e soprattutto chi la guarda di sera o di notte. I numeri fatti da Fiorello in orari che non sono nemmeno considerabili 'notturni' ma semplicemente assurdi, ci raccontano una realtà interessante e troppo spesso dimenticata, ovvero che non esiste solo il prime time o quel che resta della 'seconda serata'. Ma che esiste anche uno spazio notturno che andrebbe acceso o che, almeno, varrebbe la pena provare ad accendere. Per fare cose diverse, nel campo dell'intrattenimento soprattutto, uno spazio per un pubblico che non è necessariamente fatto soltanto di giovani ma anche di gente che è sveglia per altri motivi e che sarebbe contenta di sapere che qualcun altro è sveglio. L'esempio base è radiofonico, la vecchia Stereonotte degli anni Ottanta, la radio in diretta che faceva compagnia a milioni di italiani che ancora oggi la ricordano, ma che allo stesso tempo trasmetteva anche musica di qualità. E' uno spazio 'piccolo' ma non troppo, per il quale si possono trovare anche investimenti pubblicitari mirati e, spendendo poco, guadagnare abbastanza per motivare l'investimento e portare energie nuove all'interno del linguaggio televisivo.

4 - Accà nisciuno è fesso. Sanremo ci insegna che trattare meglio il pubblico paga. Trattare il pubblico come una massa informe di imbecilli è redditizio, non ne dubitiamo, ma la situazione odierna è ben diversa da quella di anni fa, perché il pubblico ha davvero delle alternative, centinaia, addirittura migliaia di alternative. Ma il dato più interessante emerso dalle analisi sul pubblico è quello di quanti 'laureati' hanno visto il festival, tanti, mai così tanti, e non con un programma che ha proposto contenuti tali da mandar via il pubblico di massa, ma al contrario tenendo insieme tutti e due. Era quello che accadeva con Studio Uno, persino con Canzonissima, o con tanti storici varietà del sabato sera. Quindi perché non imparare dall'esperienza sanremese e provare a rimettere insieme davanti al televisore anche il pubblico più colto? E attenzione, questo non vuol dire tagliare fuori il pubblico che lo è meno, ma al contrario fare qualcosa che possa interessare davvero tutti. E' difficile? Certo. Vale la pena? Certo. Anche perché Sanremo ci dice che è possibile. Basta non trattare il pubblico del prime time come un esercito di fessacchiotti. Si può trovare, insomma, un 'minimo comun denominatore' diverso. Anzi, una volta trovato, con Sanremo, perché non provare a replicarlo, qualche volta, durante il resto dell'anno?

5 - La politica. La politica, ce lo dicono i risultati delle regionali, interessa sempre meno il pubblico. Ma non gli argomenti 'impegnati'. Mare fuori non racconta storie 'leggere', eppure il pubblico la guarda. Sanremo, oltre alle canzoni, ha portato all'attenzione del grandissimo pubblico temi e storie serie e importanti. E il pubblico, la maggioranza del pubblico, non ha cambiato canale. Bisognerebbe fare tesoro di questo insegnamento e cominciare a ragionare anche su come proporre la materia 'politica' in maniera che parli davvero alla gente, non alle ali estreme dei 'tifosi' di questo o quel partito politico, che vogliono sono ascoltare cose che già conosce ripetute all'infinito da politici di professione. Temi importanti ce ne sono ogni giorno, raccontarli diversamente potrebbe essere un obiettivo non secondario, soprattutto per il servizio pubblico. "Se i politici non vogliono sapere quello che succede e non sono curiosi, come pensano di capire la società?", dice Rosa Chemical. Ed è davvero impossibile dargli torto.