Multipiattaforma e spazio alla notte. Ecco le cinque lezioni che la Rai può imparare da Sanremo 2023
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteIl Festival di Sanremo è stato, sotto molti punti di vista, un successo. E non relativo, anche se a ben guardare i valori Auditel sono talmente cambiati che, se togliamo di mezzo il dato dello share e andiamo a guardare i numeri assoluti, i 15 milioni di telespettatori di Fazio nel 2000 restano irraggiungibili. Ma si sa, è lo share che conta, conta quanta gente è davanti al televisore, e quest'anno la stragrande maggioranza di chi aveva la televisione accesa ha guardato il Festival, senza cambiare canale. Quindi? Quindi da domani si ritorna al Cantante Mascherato, a Tale e Quale Show, ai talk e al circo degli ospiti professionisti. Tutto come se Sanremo e il suo pubblico fossero stati solo un flash, momentaneo e irrilevante, come se quello che è accaduto nella settimana sanremese non avesse peso nella programmazione 'normale'. Eppure la Rai dovrebbe fare tesoro di quello che fa lei stessa durante Sanremo e imparare qualcosa da quanto avvenuto. P…
Il Festival di Sanremo è stato, sotto molti punti di vista, un successo. E non relativo, anche se a ben guardare i valori Auditel sono talmente cambiati che, se togliamo di mezzo il dato dello share e andiamo a guardare i numeri assoluti, i 15 milioni di telespettatori di Fazio nel 2000 restano irraggiungibili. Ma si sa, è lo share che conta, conta quanta gente è davanti al televisore, e quest'anno la stragrande maggioranza di chi aveva la televisione accesa ha guardato il Festival, senza cambiare canale. Quindi? Quindi da domani si ritorna al Cantante Mascherato, a Tale e Quale Show, ai talk e al circo degli ospiti professionisti. Tutto come se Sanremo e il suo pubblico fossero stati solo un flash, momentaneo e irrilevante, come se quello che è accaduto nella settimana sanremese non avesse peso nella programmazione 'normale'. Eppure la Rai dovrebbe fare tesoro di quello che fa lei stessa durante Sanremo e imparare qualcosa da quanto avvenuto. Proviamo a sottolineare qualche tema. Argomenti ovvi, cose già dette, ma che vale la pena mettere in ordine e insieme per una volta.
2 - Il futuro è più bello del presente. Sanremo, per quanto sia un unicum, un super evento, non ripetibile se non annualmente, ha comunque dimostrato, e lo aveva già fatto nei due anni precedenti, una notevole capacità di attrazione del pubblico giovanile. L'edizione di quest'anno, meno 'estremista' delle precedenti, con un equilibrio cercato e costruito limando gli estremi (meno novità musicali e artisti sconosciuti, meno artisti novecenteschi in gara), ha permesso di mettere in sintonia pubblici che, invece, sono considerati non compatibil. Anzi, ha portato, per il terzo anno consecutivo, i giovani a vedere una prima serata di Raiuno in maniera massiccia. Quella platea giovanile esiste, guarda le piattaforme e i canali satellitari, segue il web e i social e ovviamente non è compatibile con Il Cantante Mascherato, Tale e Quale Show e The Voice Senior, ma non trova nessun tipo di offerta che la riguardi. Quando la trova, Sanremo, Mare fuori, non ha alcun problema a seguire la Rai. Che non deve inseguire i giovani ma proporre contenuti adatti a un pubblico più vario, su una settimana intera di programmazione provare a cercare più stabilmente il pubblico di Sanremo sarebbe saggio, visto che quel pubblico esiste. Ed è più numeroso del pubblico televisivo abituale. E' una maggioranza silenziosa che potrebbe e dovrebbe essere conquistata. Ma che non può esserlo se chi programma il prime time non guarda al di fuori del proprio perimetro abituale. Ci si accontenta, insomma, e accontentarsi non è mai un bene per un media di massa.
4 - Accà nisciuno è fesso. Sanremo ci insegna che trattare meglio il pubblico paga. Trattare il pubblico come una massa informe di imbecilli è redditizio, non ne dubitiamo, ma la situazione odierna è ben diversa da quella di anni fa, perché il pubblico ha davvero delle alternative, centinaia, addirittura migliaia di alternative. Ma il dato più interessante emerso dalle analisi sul pubblico è quello di quanti 'laureati' hanno visto il festival, tanti, mai così tanti, e non con un programma che ha proposto contenuti tali da mandar via il pubblico di massa, ma al contrario tenendo insieme tutti e due. Era quello che accadeva con Studio Uno, persino con Canzonissima, o con tanti storici varietà del sabato sera. Quindi perché non imparare dall'esperienza sanremese e provare a rimettere insieme davanti al televisore anche il pubblico più colto? E attenzione, questo non vuol dire tagliare fuori il pubblico che lo è meno, ma al contrario fare qualcosa che possa interessare davvero tutti. E' difficile? Certo. Vale la pena? Certo. Anche perché Sanremo ci dice che è possibile. Basta non trattare il pubblico del prime time come un esercito di fessacchiotti. Si può trovare, insomma, un 'minimo comun denominatore' diverso. Anzi, una volta trovato, con Sanremo, perché non provare a replicarlo, qualche volta, durante il resto dell'anno?