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Quei talk con Cicciolina, D'Agostino, Carmelo Bene. Quando il Maurizio Costanzo Show teneva gli italiani svegli e incollati alla tv

(fotogramma)
Il talk ideato dal giornalista scomparso oggi era come il lievito madre che generava personaggi e situazioni che sarebbero andati per il mondo, alcuni imperversando ancora oggi
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È difficile spiegarlo a chi non c'era o era troppo giovane: ma in quegli anni una quantità incredibile di persone di buona volontà tiravano notte davanti alla tv semplicemente perché gli andava di farlo: era piacevole e, per gli interessati, per non dire gli addetti ai lavori, era imperdibile. Si tirava tardi con il Costanzo Show, teatro Parioli, sigla inconfondibile - Franco Bracardi - e passerella finale: in mezzo il giocoliere massimo delle parole e dei concetti, quello con uno spirito giornalistico-comunicativo superiore (un ospite coglieva uno spunto succoso o lanciava una battuta a effetto e lui non resisteva e lo si sentiva in sottofondo: "Questa è bella").

Il giocoliere delle parole e delle persone adatte a pronunciarle interessanti veniva già da lontano, palestre indimenticabili: primi anni Settanta, la radio, Buon Pomeriggio (con Dina Luce), una compagnia vera per milioni di italiani che tenevano la radio in colonna sonora di esistenza e lavoro. Finché quel tipo di affezione e di abilità nel personaggio - che curiosava eccome nella tv americana, maestra di tutto - approdò alla tv con quella formula, il talk show, dove la preponderanza del termine show sarà non solo dichiarata ma perseguita, perché lui era giornalista bulimico di tutto e con senso superiore della notizia, ma con un disincanto tale da avere ben presente le priorità. Bontà loro prima, Acquario dopo, le immagini che ogni tanto sbucano sono in un bianco e nero da commuoversi, c'è Cicciolina su una sedia e un arcigno pretore siculo di fianco, lei ha un orsacchiotto in braccio, lui no.

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E infatti Show sarà sempre, anche nelle quattromila e oltre serate al Parioli, un Circus nel quale poi, questa è la chiave, poteva starci dentro tutto, le battaglie civili e le diatribe di gossip evoluto, quasi sempre, la creazione dello show-business all'italiana del futuro, sera dopo sera, creando personaggi, valorizzando questo, dimenticando presto quell'altro perché non era il caso (ma ne ha sbagliati poi molti di personaggi?). Serate evento, nelle quali poteva bruciare i simboli della mafia oppure decidere che l'uomo giusto da portare sul palco era Carmelo Bene e metterlo "contro tutti" per vedere l'effetto che fa. Quella sera il Maestro si lasciò andare a frasi a effetto come "Io non esisto" e finì un attimo dopo con il già incontenibile Roberto D'Agostino in prima fila a chiedergli: "Maestro, se lei non esiste, perché si tinge i capelli?". Apoteosi, ma soprattutto la sintesi suprema del discorso costanziano e del suo progetto di lavoro nonché di vita.

Era, il Costanzo Show, come il lievito madre che generava personaggi e situazioni che sarebbero andati per il mondo, alcuni imperversando ancora oggi in qualunque talk. Un progetto che avrebbe rifondato la comicità - quanti comici minori e di belle speranze hanno svoltato un minimo di carriera perché piacevano a Costanzo? - e avrebbe conservato sempre quel tratto di malinconia inevitabile in uno che, ai tempi, aveva anche fatto parte del top autorale italiano, cinema, varietà, show televisivi da venti milioni di persone, dentro un mondo che andava già a declinare.

Con tigna pari alla sua bulimia di lavoro, impegni e dedizione, Costanzo ha mantenuto vivo il marchio Show fino a pochi mesi fa, rare puntate a ogni stagione tv ma subito, per mille motivi, intorno si radunava il fior fiore di spettacolo, giornalismo e informazione, tutti pronti a calcare quel palco per un'altra volta o per la prima. Il tempo consuma tutto e i rimpianti si moltiplicano, ma se si parla di televisione - e di tutto il portato relativo su usi, modi, costumi di un paese intero - questa è una storia che non ha davvero confronti.