Era, forse, difficile resistere a quel titolo: L’arte della guerra. E infatti non hanno resistito, con buona pace di Sun Tzu. Il senso stava però nell’arte e nel patrimonio artistico quando la guerra presenta il conto. Passato su Rai 3 venerdì sera, il doc firmato da Tiziana Lupi e Marco Spagnoli — produzione Art Film Kairos per Rai Documentari — era una sorta di segnale per prendere posizione, a un anno dall’avvio del conflitto in Ucraina. Dove è davvero assai presto per trarre bilanci, che non siano solo prese d’atto di catastrofi umanitarie già avvenute e in divenire, figuriamoci per quanto riguarda il lato della possibile salvaguardia del patrimonio fatto di testimonianze e opere nel corso dei secoli.
Ci sono vaghe informazioni sulla protezione messa in atto, ci sono pile di sacchi di sabbia intorno a monumenti storici: in questo speciale passano immagini meravigliose di musei a Kiev, ne parlano i responsabili, viene da incoraggiarli a ogni secondo ma poi su tutto incombe il devastante punto interrogativo su quanto sta accadendo e dovrà ancora accadere nel Paese prima di intravedere una luce all’orizzonte. Chiamando a testimonianza molti esperti di casa nostra e non solo, il doc è diventato così una sorta di saggio sulla questione arte vs guerra nei conflitti più clamorosi del nostro tempo — su quanto accadde a vari livelli da noi nella seconda guerra mondiale esiste una letteratura ricchissima, spesso commovente. E da tutti, curatori, direttori di museo, storici arrivava, con una connotazione emotiva sempre palpabile, una notevole descrizione dell’impegno necessario, delle motivazioni che devono essere forti. Finché le immagini di una lunga teoria di profughi ucraini che arrancano nella neve riportava tutto a una dimensione che appare disperante, dentro un lavoro documentaristico che chiede e quasi implora invece speranza.
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Sabato tra prima e seconda serata Canale 5 ha mandato puntate epocali con Maurizio Costanzo: in scena, via via, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Monica Vitti, Mike, Raimondo, Corrado. Per riadattarsi con gradualità potrebbe essere utile non accendere la tv per due o tre mesi.