'Putin contro l'Occidente', il risiko tragico sembra una serie tv
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaÈ ovvio che l’ultima mezz’ora dell’intero lavoro sia quella più palpitante e di richiamo, l’invasione è a un passo, si capisce quasi tutto quello che succede. Ma in questo Putin contro l’Occidente, miniserie di History Channel visibile sulla piattaforma Sky, conta soprattutto il pregresso: ovvero partire almeno dal 2014 quando su temi come la Crimea e il Donbass, la schermaglia complessiva, e complessa, tra la Russia del satrapo e il resto del mondo si fa piena, combattiva, accumula una bugia dopo l’altra nelle rassicurazioni mendaci che vengono da Mosca, contraddette a ogni passo dalle azioni concrete e dalle velate minacce nelle occasioni ufficiali.
Il risiko tragico, prima verbale e poi assai meno, che viene raccontato nelle tre puntate – che si seguono quasi come una miniserie di fantasia – si dipana con passo implacabile. E, ovviamente, di parte: o meglio con un robusto punto di vista. Dato che il doc, firmato …
È ovvio che l’ultima mezz’ora dell’intero lavoro sia quella più palpitante e di richiamo, l’invasione è a un passo, si capisce quasi tutto quello che succede. Ma in questo Putin contro l’Occidente, miniserie di History Channel visibile sulla piattaforma Sky, conta soprattutto il pregresso: ovvero partire almeno dal 2014 quando su temi come la Crimea e il Donbass, la schermaglia complessiva, e complessa, tra la Russia del satrapo e il resto del mondo si fa piena, combattiva, accumula una bugia dopo l’altra nelle rassicurazioni mendaci che vengono da Mosca, contraddette a ogni passo dalle azioni concrete e dalle velate minacce nelle occasioni ufficiali.
Il risiko tragico, prima verbale e poi assai meno, che viene raccontato nelle tre puntate – che si seguono quasi come una miniserie di fantasia – si dipana con passo implacabile. E, ovviamente, di parte: o meglio con un robusto punto di vista. Dato che il doc, firmato da Norma Percy, è una produzione BBC e si aggiunge a una pubblicistica che nel Regno Unito si è arricchita negli ultimi tempi – vedi la serie, fiction ma calligrafica, sull’omicidio Litvinenko, sempre visibile su Sky.
Significa che negli ultimi minuti del lavoro c’è Zelensky da una parte e dall’altra, nelle ore che un anno fa precedettero l’invasione, c’è Boris Johnson – il dialogo mediato dal racconto è ad alta tensione emotiva. E poco prima, a conclusione di un giro di diplomazie internazionali, incontri al vertice, russi che giocano a loro modo sullo scacchiere che di volta in volta coinvolge Siria, Libia e così via, c’è il focus sulla questione principale: l’Ucraina e la voglia di Nato. O meglio l’Europa dell’Est a ex-influenza moscovita e il passaggio cruciale: guardare a occidente è un’aggressione in sé a Mosca? Per qualcuno, compresi i sicofanti di casa nostra, evidentemente sì: e lì la situazione precipita. Appunto, si segue come una bella serie tv, ma è altro, terribilmente altro.
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“Cara Meloni, un Festival di Sanremo fatto di crisi pantoclastiche da disturbo borderline, corpi estranei anorettali, odi alla tossicodipendenza e inni all’aborto non ha rappresentato noi, i suoi elettori” (Silvana De Mari, La Verità)