Spettacoli

'Souvenir d'Italie' su Rai 3 il docufilm omaggio a Lelio Luttazzi

Nell'opera di Giorgio Verdelli, il racconto della vicenda professionale e umana dell'artista in occasione del centenario della sua nascita. Tante le testimonianze di amici e colleghi con performance vocali e strumentali appositamente realizzate da grandi nomi del jazz italiano
2 minuti di lettura

Showman riluttante, compositore minuzioso, capo orchestra sornione, cantante per caso e pianista per vocazione, attore, scrittore e regista con la missione dello swing. Sono tante le espressioni possibili per definire Lelio Luttazzi, ma sono tutte parziali. In occasione del centenario della sua nascita, Souvenir d'Italie - come una delle sue canzoni di fama internazionale - racconta le mille sfaccettature di un artista caleidoscopico. Un docufilm scritto e diretto da Giorgio Verdelli, coprodotto da Rai Documentari e Mad Entertainment con il contributo di Rai Teche, presentato nel 2022 alla Festa del Cinema di Roma e che sarà possibile vedere il 3 marzo alle 21.25 su Rai 3.

Brani indimenticabili

Lelio Luttazzi seguendo lo swing, negli anni 50 e 60 compose canzoni come Legata a uno scoglio, Rabarbaro blues, Vecchia America (per il Quartetto Cetra), Una zebra a pois (per Mina), El can de Trieste (in triestino, suo dialetto d'origine), Souvenir d'Italie, forse il suo maggior successo, che sbarcò anche in America, incisa da Perry Como.

Attore e conduttore

Oltre che musicista, pianista e interprete delle proprie canzoni, fu direttore d'orchestra, attore (L'avventura di Michelangelo Antonioni, L'ombrellone di Dino Risi) ed eccezionale conduttore radiofonico e televisivo, da Hit Parade a Studio Uno e Doppia coppia: insomma, uno degli showman più eleganti e poliedrici apparsi sui nostri schermi, con un'anima jazz e un umorismo affiliato e bonario.

Il clamoroso errore giudiziario

Dopo i ritratti di Ezio Bosso, Pino Daniele, Paolo Conte, Giorgio Verdelli ha ricostruito la carriera, lo charme e l'intelligenza di un maestro che ha rinnovato la musica e lo spettacolo italiani. Una carriera che si interruppe bruscamente, salvo successive rare ospitate televisive, per il clamoroso errore giudiziario del 1970, che costrinse Luttazzi in carcere per 27 giorni, a causa dei risvolti di un caso di droga nel quale il maestro risultò totalmente estraneo. Al suo caso si è ispirato Nanni Loy per Detenuto in attesa di giudizio, con Alberto Sordi nei panni del protagonista.

Il portatore sano di smoking

"Souvenir d'Italie" di Verdelli è il racconto di un grande artista ma anche di una vicenda umana mai troppo approfondita ed esaminata, forse per l'estrema signorilità e riservatezza di questo "portatore sano di smoking", come lo definì Enrico Vaime. Ed è proprio in smoking che Francesco Montanari scandisce il ritmo della narrazione della vita artistica di Lelio Luttazzi, procedendo su questo doppio binario: da una parte il racconto d'epoca, col fascino di musica e show televisivi scolpiti nella nostra memoria e, dall'altro, la storia del clamoroso errore giudiziario subito da Luttazzi nel giugno del 1970. Un errore che ha ferito una persona integerrima e geniale mai realmente "risarcita" dai media, anche per il suo estremo pudore.

Le testimonianze di amici e colleghi

Scavando tra le foto, i programmi, i film e l'immenso catalogo delle edizioni musicali delle sue opere - con molte curiosità poco note al grande pubblico - il docufilm è impreziosito dalle testimonianze di tanti amici e colleghi che del maestro triestino scomparso nel 2010 conservano un ricordo, un insegnamento o anche solo la dolce melodia di una delle canzoni da lui composte.

La narrazione è scandita dalle performance vocali e strumentali appositamente realizzate da grandi nomi del jazz italiano e non solo, come come Stefano Bollani, Bobby Solo, Drusilla Foer, Simona Molinari, Remo Anzovino, Giovanna Famulari, Lorenzo Hengeller e Rossana Casale.

E ancora, i racconti, tra gli altri, di Fabio Fazio, Pupi Avati, Riccardo Rossi, Massimiliano Pani, Camilla Baresani, della figlia Donatella Luttazzi e di Fiorello, grande fan del maestro e fautore del suo acclamato ritorno in televisione dopo 25 anni di assenza.

A ritmo di swing

Non poteva mancare la testimonianza esclusiva della moglie, Rossana Luttazzi, che ha messo a disposizione il materiale della fondazione e quello dell'archivio privato, parole che conferiscono al docufilm un tocco inedito e intimo "in levare", ovvero con lo swing che era la cifra espressiva di Lelio Luttazzi.