Saranno Cristiano Malgioglio, Giuseppe Giofrè e Michele Bravi i tre nuovi giudici della ventiduesima edizione di Amici, il talent show condotto da Maria De Filippi su Canale 5: tra prime esperienze e ritorni a “casa” (come nel caso di Gofrè, vincitore nel 2012 nella categoria ballo), è tutto pronto per il debutto della fase serale del programma, al via il prossimo sabato 18 marzo.
Con un lungo post pubblicato sui suoi profili social, il neo-giudice Michele Bravi ha voluto oggi dedicare un pensiero ai ragazzi prossimi alla grande sfida, riflettendo sul nuovo incarico che si appresta a ricoprire: “Cari ragazzi di Amici, io sarò una delle tre persone sedute sulla poltrona rossa a guardarvi nel vostro primo grande spettacolo. È finalmente arrivato il momento in cui dovete restituire la sicurezza che vi hanno regalato tutte le persone che hanno speso anche solo un secondo delle loro giornate per capire cosa avevate da raccontare. Il pubblico sarà, per voi che state diventando professionisti, una delle più grandi storie d'amore della vostra vita”.
Il cantante ha quindi voluto dare loro un primo importante consiglio: “Se durante le puntate pomeridiane anche gli spettatori erano illuminati dai riflettori, col serale la luce sarà solo per voi. Non dimenticate mai di illuminare chi vi ascolta e guarda, non abbiate mai paura di dare spudoratamente agli altri tutto quello che è ammassato dentro di voi. E anche quando vi sembrerà di non avere nulla, non abbiate paura di darlo tutto quel nulla. Tutti hanno qualcosa da dire, noi abbiamo la fortuna sacra di avere anche qualcuno che ci ascolti. Non possiamo che esserne grati”.
Per poi concludere: “Conosco la vostra euforia perché come voi sono nato con questa assurda presunzione di avere delle cose da dire, di raccontare una storia nella speranza che la mia esperienza individuale potesse diventare uno sfogo universale, aperto a tutti. Ed è una presunzione meravigliosa. Le parole di Pasolini sulla scrittura mi hanno sempre ispirato, ve le regalo nella speranza che vi indichino la strada. Lui diceva che perché un libro possa essere d'aiuto a chi legge deve essere stato prima di tutto d'aiuto a chi l'ha scritto. E credo che questo valga per ogni forma d'arte. Buono spettacolo”.