'Pechino Express', l'unico reality in cui si respira
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaÈ un reality in movimento, da sempre (il via era nel 2012) in luoghi del mondo di notevole caratura esotica ed estranea, seppur con la globalizzazione dentro, certo. I luoghi in questione, quest’anno India, Borneo, Cambogia, hanno conferito a Pechino Express il gran valore aggiunto per lo spettatore disinteressato alle dinamiche umane forzate e indotte o naturali o quel che sono: il viaggio si può seguire anche da guardoni di cose e persone, sbirciando i luoghi, la gente, le bizzarrie locali, ci si può attardare a Mumbai per il cricket al parco — volendo è replicabile a Milano, parco di Trenno — oppure osservando con un minimo di soggezione il tizio dall’aria ieratica che staziona su una strada trafficata e offre a pagamento la pulizia delle orecchie.
È un reality in movimento, da sempre (il via era nel 2012) in luoghi del mondo di notevole caratura esotica ed estranea, seppur con la globalizzazione dentro, certo. I luoghi in questione, quest’anno India, Borneo, Cambogia, hanno conferito a Pechino Express il gran valore aggiunto per lo spettatore disinteressato alle dinamiche umane forzate e indotte o naturali o quel che sono: il viaggio si può seguire anche da guardoni di cose e persone, sbirciando i luoghi, la gente, le bizzarrie locali, ci si può attardare a Mumbai per il cricket al parco — volendo è replicabile a Milano, parco di Trenno — oppure osservando con un minimo di soggezione il tizio dall’aria ieratica che staziona su una strada trafficata e offre a pagamento la pulizia delle orecchie.
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“Adesso ho capito. Guardate che ci metto quattro ore, ma poi capisco”. (Totò Schillaci, Pechino Express).