Caterina Balivo ridà vita a 'Paroliamo'. Con ' Lingo' la lingua è un gioco
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaServirebbe un’analisi di mercato sul pubblico che compone la pattuglia che ogni sera, alle 18.50, decide di disdegnare i colossi del preserale sulle reti principali (L’eredità, Avanti un altro) e si rifugia su La7 appassionandosi all’ultra-basico Lingo: un’oretta di giochi con le parole, tanto che l’ossatura è l’antichissimo, e geniale, Paroliamo. L’operazione di La7 rimane una missione allegramente kamikaze contro i colossi di cui sopra, senza nulla a pretendere, e che, seppur misurando quasi le singole unità, acquista piccoli margini di pubblico man mano che il tempo passa. Da un mesetto vanno le nuove puntate, c’è sempre una assai gradevole Caterina Balivo in conduzione, ma resta l’enigma sulla composizione di questo pubblico: in fondo si gioca con le parole come all’Eredità mentre si è piuttosto lontani dal Circus affollato di freak allestito da Bonolis su Canale 5.
…!-->
Servirebbe un’analisi di mercato sul pubblico che compone la pattuglia che ogni sera, alle 18.50, decide di disdegnare i colossi del preserale sulle reti principali (L’eredità, Avanti un altro) e si rifugia su La7 appassionandosi all’ultra-basico Lingo: un’oretta di giochi con le parole, tanto che l’ossatura è l’antichissimo, e geniale, Paroliamo. L’operazione di La7 rimane una missione allegramente kamikaze contro i colossi di cui sopra, senza nulla a pretendere, e che, seppur misurando quasi le singole unità, acquista piccoli margini di pubblico man mano che il tempo passa. Da un mesetto vanno le nuove puntate, c’è sempre una assai gradevole Caterina Balivo in conduzione, ma resta l’enigma sulla composizione di questo pubblico: in fondo si gioca con le parole come all’Eredità mentre si è piuttosto lontani dal Circus affollato di freak allestito da Bonolis su Canale 5.
Al netto di quelli che giocano da casa, componendo parole scomposte, anagrammando combinazioni astruse di lettere per dare loro un senso (magari ci riuscissero nei talk show serali) Lingo riporta agli albori, più o meno anni Novanta, di una tv senza altra pretesa che l’intrattenimento semplice e che non ama affastellare tipi umani che bucano il video, anzi: i concorrenti sono gente normalissima, le loro vicende personali sono appena accennate, le coppie in gara potrebbero essere le stesse che si trovano dietro un pubblico ufficio qualsiasi. Ed è qui che accade il miracolo, ovvero la possibilità di riconoscere al volo chi è fuori dall’ordinario (campione attualmente un ragazzo milanese autentico fuoriclasse nei ragionamenti veloci e nell’azzeccare a colpi di logica le soluzioni). È ancora sufficiente per fare tv? Chissà, ma un giro su Lingo ogni tanto riporta a una dimensione pressoché umana il proprio sguardo sul piccolo schermo.
***
Uno spunto che arriva dai social e ha del genio dentro definisce la fortunata serie Mare fuori “una Dawson Creek con precedenti penali”. Ci sta, ma è anche certo che il grande successo inatteso in tv fa sempre scoprire all’improvviso nugoli di detrattori che non aspettavano altro e che fin lì, misteriosamente, tacevano.