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Claudio Lippi: "Qualcuno mi spieghi perché non ho più lavorato. Berlusconi ci firmava assegni in bianco. Fui tradito da un amico e persi tutto"

A 77 anni il conduttore si racconta senza filtri. Dagli inizi all'amicizia con Berlusconi, dal successo alle delusioni professionali: "Cominciai come cantante, per aiutare la mia famiglia dopo che il socio di mio padre scappò con tutti i capitali. Corrado e Raimondo Vianello sono stati i miei maestri di vita. Oggi la tv è cambiata. La politica? Sconvolgente che non ci sia stato un premier donna fino a oggi"
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Cantante, conduttore, volto popolarissimo di programmi come Giochi senza frontiere, Buona domenica, Mai dire gol, Il pranzo è servito, La corrida. Racconta che i suoi maestri sono stati Corrado e Raimondo Vianello "perché faccio parte della generazione che entrava nelle case chiedendo permesso, come mi hanno insegnato i grandi con cui ho lavorato. Oggi la tv è cambiata, ma il rapporto con la gente, anche se è da un po' che non faccio niente, è rimasto. Mi fa piacere quando mi fermano e chiedono: 'Quando torna?'". E lei che risponde? "Vorrei saperlo anch'io". Claudio Lippi, 77 anni, conserva l'ironia british che lo ha caratterizzato nella lunga carriera. Ospite di Valerio Lundini che gli chiedeva la migliore fra le tre vaccinazioni, ha risposto: "Sono come i figli, non puoi scegliere". Racconta la sua vita in altalena. Parole d'ordine: "educazione" e "rispetto", i valori che gli…

Cantante, conduttore, volto popolarissimo di programmi come Giochi senza frontiere, Buona domenica, Mai dire gol, Il pranzo è servito, La corrida. Racconta che i suoi maestri sono stati Corrado e Raimondo Vianello "perché faccio parte della generazione che entrava nelle case chiedendo permesso, come mi hanno insegnato i grandi con cui ho lavorato. Oggi la tv è cambiata, ma il rapporto con la gente, anche se è da un po' che non faccio niente, è rimasto. Mi fa piacere quando mi fermano e chiedono: 'Quando torna?'". E lei che risponde? "Vorrei saperlo anch'io". Claudio Lippi, 77 anni, conserva l'ironia british che lo ha caratterizzato nella lunga carriera. Ospite di Valerio Lundini che gli chiedeva la migliore fra le tre vaccinazioni, ha risposto: "Sono come i figli, non puoi scegliere". Racconta la sua vita in altalena. Parole d'ordine: "educazione" e "rispetto", i valori che gli ha insegnato il padre. Nonno felice di una nipotina, spiega che "la tv è molto cambiata". 

Ha iniziato come cantante. 

"Vivevo solo per quello, fu un momento felicissimo, allora c'era la possibilità di fare le cover: per ognuno c'è qualcuno di Dean Martin, o i successi di Frank Sinatra. Smisi negli anni 70 quando cambiò tutto, si chiuse un'era e arrivarono i cantautori. Avevo capito che il mio lavoro si sarebbe trasformato e non volevo diventare la vittima di me stesso. Di ingiustizie ne ho vissute tante". 

La prima? 

"La subì mio padre. La ma nascita artistica fu in virtù di una fregatura solenne, papà mise tutti i risparmi di una vita in un progetto e dalla sera alla mattina scoprì che il nuovo socio era scappato con i capitali. Sembra paradossale, è stata una fortuna. Per il tipo di educazione ricevuta sarei dovuto diventare dottore commercialista, era fondamentale il pezzo di carta. Invece avevo fatto un provino e fu utile: l'anticipo serviva a vivere. Da tanto al nulla, ero io a portare i soldi a casa. Andavo a cantare in un locale di Alassio". 

Che faceva suo padre? 

"Papà era esperto di revisioni delle aziende. Persona serissima, che ci ha insegnato a comportarci in un certo modo. Non potrei essere diverso da come sono, ma a volte mi sento un dinosauro". 

L'ironia è un marchio di fabbrica: imprinting familiare? 

"Mamma era splendida. Un po' ansiosa, la classica mamma chioccia. Babbo non era ironico, forse un po' cinico, era di Viareggio. Ma a suo modo era spiritoso". 

Durante la presentazione del programma "Eureka" con la modella Petra Fakzova nel 2003 

Nel 1978 la convoca Silvio Berlusconi. Come fu l'incontro? 

"Era amico di mio fratello, due scapoloni che condividevano un pied-à-terre. 'Senti un po' perché non dici a Claudio di venire da me?'. Vado. Non aveva creato Milano 2, non aveva ancora fatto grandi cose. Aveva una villa in Via Rovani, bellissima, la sua sede. Nel salone per le riunioni c'era l'eco, era grande come la metà di piazza del Duomo. Ti dava l'immagine di uno che aveva ben chiaro quello che voleva fare. Noi non eravamo preparati, lui sì. Facevamo quello che mamma Rai confezionava: la tv dei bambini, dei ragazzi". 

Invece Berlusconi le affida un talk show, 'Lo sprolippio' su Telemilano 58. 

"Un late show, veniva la gente che lavorava la notte: gli attori, passavano gli operatori ecologici. Arrivavano coi camion, li parcheggiavano e raccontavano. Chi lavora di notte non esiste per la società. Sono passate anche delle prostitute, ho pianto in un paio di casi. C'era chi aveva un figlio e tanti problemi, erano anche situazioni drammatiche". 

Cosa aveva capito dopo quell'incontro? 

"Che Berlusconi era un visionario, un imprenditore che pensava in grande. Anche dal punto di vista delle proposte economiche, sono orfano di Berlusconi. Ricordo che feci una battuta a mio fratello: 'Ma che amici hai?'. La stessa cosa capitò quando chiamò Mike Bongiorno, aveva fatto 'Lascia o raddoppia?', 'Rischiatutto', in Rai finiva la stagione a giugno e non aveva mai avuto un contratto che prevedesse la stagione successiva. Quello che gli offrì Berlusconi fu una nuova vita. Assegni in bianco. 'Siamo di fronte a un pazzo, che cifra mettiamo?'". 

Quando si è dedicato alla politica in cuor suo gli avrebbe voluto dire: "Silvio, non farlo"? 

"Veramente glielo dissi proprio. Due anni prima andai a trovarlo a Porto Rotondo. Si raccomandò: 'Non lo dire, ma sto creando un nuovo partito. Io devo scendere in campo'. Credo di aver sentito per la prima volta la frase: 'Scendo in campo' in Sardegna. A me manca tantissimo, era un grande uomo di televisione".  

E lo considera un grande politico? 

"Considero la politica uno dei tanti virus pandemici: può beneficiare della presenza di Berlusconi o di una donna. Lui ha provato a fare delle cose. Ora abbiamo il primo presidente del Consiglio donna. Perché fino a oggi non c'è mai stata una figura femminile? È sconvolgente, perché le donne ragionano, si preparano e sono sempre più lucide. Per questo fanno paura agli uomini". 

Con Michelle Hunziker 

È sempre stato dalla parte delle donne? 

"Senza le donne questo Paese non andrebbe avanti. È quello che ho insegnato a mia nipote, che ha dieci anni, e per me è la vita, è il futuro. La nonna le faceva vedere i documentari sulla natura, ha in testa l'idea di fare il medico. Anche alle bambine va spiegato subito di salvaguardare l'autonomia e non dipendere mai da un uomo. Che non vuol dire non avere rispetto della figura maschile, ma essere indipendenti. La donna è vittima di ingiustizie e mi spaventa la violenza degli uomini. Troppi femminicidi, vanno inasprite le pene". 

La sua carriera è un po' come le montagne russe. Che idea si è fatto del successo? 

"Non mi sono mai considerato un uomo arrivato, neanche ai tempi d'oro. Che poi sa, il successo è fatto di rigagnoli di acqua pulita e di acqua sporca. Ho fatto il mio lavoro con serietà, sempre. Mi considero una persona perbene, forse un po' ingenua. Non a caso negli anni 90 mi sono ritrovato a ripartire da zero, ho perso tutto per colpa di un agente che fece investimenti sbagliati. I miei guadagni erano spariti". 

Si era fidato, come suo padre. 

"Sì, mi sono trovato a rivivere quello che avevo vissuto da ragazzo, quando da un giorno all'altro ci siamo trovati senza un soldo". 

Si è rimoboccato le maniche un'altra volta. 

"Resilienza. Ma il tradimento di un amico è una ferita che non cicatrizza mai". 

Corrado cos'ha rappresentato per lei?  

"Per me era un maestro. Lui e Raimondo Vianello sono stati due modelli, ma non ho mai avuto intenzione di copiare l'incopiabile. E Corrado era il più vicino a me, come carattere. Quando è morto lui e se n'è andato Raimondo ho perso due padri, tre con quello vero. Mi hanno dato la possibilità di guardarmi dentro". 

La lezione fondamentale? 

"Corrado mi disse: 'Ricordati che può accendere un televisore un ingegnere, uno scienziato, uno in canottiera. Non importa. Chiedi sempre permesso e presentati dignitosamente. Tu sei l'ospite a casa loro'. Ecco, la logica del rispetto del pubblico ha segnato la mia vita, era la lezione di una persona che si è sempre presentata così. Oggi passano più tempo a fare i selfie che a preoccuparsi di chi c'è dall'altra parte dello schermo". 

È vero che ha detto no ai reality? 

"Sì, confesso che non mi sembra di avere il fisico giusto per interessare il pubblico e non potrei litigare per una noce di cocco. Avrei anche difficoltà a condurli, è talmente evidente la speculazione sul creare casi di cui non sentiamo il bisogno".  

Ultime esperienze: 'Domenica in' con Cristina Parodi, poi ha condotto 'La prova del cuoco' accanto a Elisa Isoardi. Le piacerebbe tornare in Rai? 

"Domenica in l'ho proprio rimossa. Mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse perché non ho più lavorato. Ma non sto lì a rovinarmi la vita, lo stress fa male, ho quattro bypass bisogna salvaguardare la salute. Le persone sensibili se la prendono di più. Bisogna imparare a farsi scivolare un po' le cose". 

"La prova del cuoco", 2019 
Ha rimpianti? 

"Non ho grandi rimpianti. Mi resta il dispiacere perché non ho più avuto una trasmissione mia, soprattutto dopo l'uscita da Buona domenica che poi venne affidata a Paola Perego. Lo dissi a Lucio Presta: 'Siete padroni di un contenuto, ma io in questo contenuto non so starci'. La tv che faccio deve piacermi". 

Ma se dovesse fare autocritica? 

"Ho sicuramente fatto errori per il mio carattere: non ho cercato il consenso, non ho accettato certe situazioni. A me piacciono le persone che sanno capire l'ironia, se non si può essere ironici non si può campare. Non tutti lo sono. E non sopporto la volgarità, sarà che sono il prodotto di una certa educazione".  

La tv di oggi? 

"Non sono nato per torturare affetti e non ho la fissazione del presenzialismo. Penso che potrei dare ancora qualcosa, per come sono fatto io. Mi colpisce l'affetto delle persone quando mi incontrano. Allora qualcosa di buono devo averlo fatto. Mi piace incontrare la gente, amo le piazze del centro sud: c'è un pubblico affamato di sorrisi".