'Ma chi sei, Mennea?', un mito ancora oggi irraggiungibile
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaL'altoparlante gracchiava i nomi di quella staffetta 4x100 che arrivava dalla Puglia e il pubblico rideva, ridevano tutti. L'elenco era "Pallamolla, Acquafredda, Gambatesa...". Ovvio, ridevano. Il quarto nome però era Mennea, e alla fine della gara non rideva più nessuno: erano invece tutti a bocca aperta ed era la fine degli anni 60. Quelli successivi, i Settanta, avrebbero regalato le imprese del più grande sportivo italiano di tutti i tempi, e se qualcuno non è d'accordo peggio per lui. A Pietro Mennea, per il decennale da una scomparsa prematura e straziante, RaiSport ha dedicato uno speciale, passato sabato su Rai 2 e ora su RaiPlay. Titolo: Ma chi sei, Mennea? Ovvero quello che diventò per decenni un modo di dire rivolto a chiunque facesse le cose in fretta. Un personaggio fuori da ogni schema o visione scontata, ispido nel porsi in precise circostanze, sfuggente e strutturato, respingente e magnifico.
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L'altoparlante gracchiava i nomi di quella staffetta 4x100 che arrivava dalla Puglia e il pubblico rideva, ridevano tutti. L'elenco era "Pallamolla, Acquafredda, Gambatesa...". Ovvio, ridevano. Il quarto nome però era Mennea, e alla fine della gara non rideva più nessuno: erano invece tutti a bocca aperta ed era la fine degli anni 60. Quelli successivi, i Settanta, avrebbero regalato le imprese del più grande sportivo italiano di tutti i tempi, e se qualcuno non è d'accordo peggio per lui. A Pietro Mennea, per il decennale da una scomparsa prematura e straziante, RaiSport ha dedicato uno speciale, passato sabato su Rai 2 e ora su RaiPlay. Titolo: Ma chi sei, Mennea? Ovvero quello che diventò per decenni un modo di dire rivolto a chiunque facesse le cose in fretta. Un personaggio fuori da ogni schema o visione scontata, ispido nel porsi in precise circostanze, sfuggente e strutturato, respingente e magnifico.
Nello speciale curato da Luca Di Bella, le sequenze d'epoca rimandano a personaggi intorno, c'è un Paolo Rosi (fuoriclasse nelle telecronache) che alza addirittura la voce al traguardo di una delle vittorie più importanti, c'è Giampiero Galeazzi che lo bracca alla vittoria del meeting di Viareggio. Era due settimane dopo l'Olimpiade di Montreal che Mennea aveva fallito (solo quarto...). Andò a Viareggio e vinse con un tempo che in Canada gli sarebbe valsa la medaglia d'oro. Ci sono le testimonianze di chi gli era vicino ma c'è soprattutto l'incalzare dei momenti epici di carriera, tra orgoglio e scontrosità ben indirizzate. E c'è, mossa azzeccata, l'erede, che sbalordito mette a confronto le piste odierne che fanno volare con quello che Mennea realizzava con materiali d'epoca. Ed è Filippo Tortu, che con quell'ultima frazione di 4x100 olimpionica ha entusiasmato e commosso a vita quelli cresciuti col mito di Mennea.
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Il popolare chef Antonino Cannavacciuolo è tifoso del Napoli. Domenica si è recato allo stadio di Torino per ammirare la sua squadra, diversi tizi della tribuna d'onore hanno passato l'intera partita a lanciargli insulti. Curiosamente però nessuno di questi è andato a insultarlo a meno di venti metri di distanza.