Le buone intenzioni di Francesco Gabbani l'ambientalista
di Antonio Dipollina , di Antonio DipollinaUn anno fa l’incursione di Francesco Gabbani nella prima serata di Rai 1 con un eco-show a base di canzoni, numeri vari e inserti a sfondo ambientalista aveva lasciato una discreta scia, come se la tv per una volta profumasse di pulito, magari al limone. C’era anche Francesca Fialdini e l’esperimento sembrò azzeccato e insolito. La ripresa, per sole due puntate, di Ci vuole un fiore — il venerdì sera — dimostra che quella scia si è un po’ persa, al netto dell’autolesionismo Rai di piazzare in contemporanea su Rai 2 una puntata di Schiavone, e nel pubblico di riferimento questo ha fatto colpo.
Niente Fialdini, che aveva un perché, vagamente sostituita da Giusy Buscemi con interventi però a spot tra cui un richiamo palesemente sanremese, nel senso dei monologhi: quelli che trattati in un certo modo rendono ma se diventano una formula sono tv ad altissimo rischio. Ma comunque ci sono le buone intenzioni e anzi …
Un anno fa l’incursione di Francesco Gabbani nella prima serata di Rai 1 con un eco-show a base di canzoni, numeri vari e inserti a sfondo ambientalista aveva lasciato una discreta scia, come se la tv per una volta profumasse di pulito, magari al limone. C’era anche Francesca Fialdini e l’esperimento sembrò azzeccato e insolito. La ripresa, per sole due puntate, di Ci vuole un fiore — il venerdì sera — dimostra che quella scia si è un po’ persa, al netto dell’autolesionismo Rai di piazzare in contemporanea su Rai 2 una puntata di Schiavone, e nel pubblico di riferimento questo ha fatto colpo.
Niente Fialdini, che aveva un perché, vagamente sostituita da Giusy Buscemi con interventi però a spot tra cui un richiamo palesemente sanremese, nel senso dei monologhi: quelli che trattati in un certo modo rendono ma se diventano una formula sono tv ad altissimo rischio. Ma comunque ci sono le buone intenzioni e anzi sono rafforzate, visto che il tema ambientale si è radicalizzato in essere, spaccando esattamente a metà il programma tra lo show in senso stretto e le dissertazioni, per quanto animate, sui temi ambiente. Ed è arrivato anche il momento-clou quando sono state invitate in scena — anche qui con qualcosa dell’occasionalità sanremese — due giovani attiviste, di quelle che bloccano il traffico e magari si impegnano anche in altre soluzioni dimostrative più rudi. Che dire, so’ ragazzi ed è quasi impossibile aggiungere altro.
Però appunto si ricordava uno show più coinvolgente — al netto della difficoltà di rendere davvero il tema: se l’obiettivo finale, diventare più sostenibili, è uno solo e viene ripetuto all’infinito si intuisce il telespettatore medio che sbuffa facendo presente di aver capito il concetto da quel dì. Va da sé, le cose migliori erano quelle improntate a professionismo vero: per esempio certe ottime canzoni di Gabbani e l’impegno quasi psichedelico in regia (Duccio Forzano) nel colorare e ricreare lo studio fino a trasformarlo in un piacevolissimo caleidoscopio green.
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Buco in palinsesto per La7, niente Non è l’Arena ma un film, niente Giletti ma Demi Moore. Poteva andar peggio.