✕

Carlo Conti: "Mai fumata una canna, preferivo le ragazze. E in discoteca bevevo acqua"

Ascolta l'audio

Quarant'anni in Rai, il matrimonio a 51 anni, la gavetta con gli amici Pieraccioni e Panariello ("ero l'Alberto Sordi del gruppo, quello che non si sarebbe mai sposato"), il ricordo dei genitori: "Mio padre è morto che avevo 18 mesi, mia madre per mantenermi ha lavorato come una pazza". E adesso il ritorno in tv con la nuova edizione de 'I migliori anni'
5 minuti di lettura

Non litiga mai - sul lavoro e mai e poi mai a casa. Non beve, non fuma, pesa le parole, vive a Firenze e fa su e giù con Roma, tutto il tempo è per la famiglia, il vero relax è andare a fare la spesa al supermercato con la moglie Francesca Vaccaro. Santo subito? "Ma no" ride Carlo Conti "è che ho capito quali sono le priorità nella vita. Sarei un ingrato se oggi perdessi tempo a litigare per cose che non sono fondamentali, non vale la pena".

Verbo preferito "pedalare", conosce i gusti degli spettatori della tv generalista perché è uno di loro: con Tale e quale ha trovato la formula perfetta, e dal 28 aprile torna su Rai 1 con uno show dal sapore vintage, I migliori anni, riveduto e corretto. Nona edizione, ultima volta in onda nel 2017. "Abbiamo fatto piccole innovazioni", spiega "ma lo spirito è rimasto lo stesso: vogliamo raccontare come siamo cambiati". Lui, scapolone convinto…

Non litiga mai - sul lavoro e mai e poi mai a casa. Non beve, non fuma, pesa le parole, vive a Firenze e fa su e giù con Roma, tutto il tempo è per la famiglia, il vero relax è andare a fare la spesa al supermercato con la moglie Francesca Vaccaro. Santo subito? "Ma no" ride Carlo Conti "è che ho capito quali sono le priorità nella vita. Sarei un ingrato se oggi perdessi tempo a litigare per cose che non sono fondamentali, non vale la pena".

Verbo preferito "pedalare", conosce i gusti degli spettatori della tv generalista perché è uno di loro: con Tale e quale ha trovato la formula perfetta, e dal 28 aprile torna su Rai 1 con uno show dal sapore vintage, I migliori anni, riveduto e corretto. Nona edizione, ultima volta in onda nel 2017. "Abbiamo fatto piccole innovazioni", spiega "ma lo spirito è rimasto lo stesso: vogliamo raccontare come siamo cambiati". Lui, scapolone convinto - gli amici lo chiamavano Alberto Sordi -  ha rivoluzionato la sua vita a 50 anni, l'amore per Francesca, il matrimonio, la nascita di Matteo nel 2014, ma è rimasto ancorato ai valori che gli ha trasmesso la madre Lolette, che lo ha cresciuto da sola. "Era una donna eccezionale".

Fedele ai valori e all'azienda per cui lavora. Si sente "un uomo Rai"?
"Mi scade il contratto a giugno. Se lo rinnoverò per altri due anni, nel 2025 saranno 40 anni in Rai. Sono legato al servizio pubblico". 

 

Ha dubbi sul futuro?
"No. Se un matrimonio va bene perché cambiare? Ogni volta ci si siede a tavolino, ho solo il mio lavoro da presentare: finché andrò bene all'azienda, credo non ci siano problemi". 

A proposito di matrimonio, si è sposato nel 2012: è arrivato a 51 anni per mettere la testa a posto. 
"Ho sentito il bisogno di condividere e di costruire la famiglia, è stato un momento di svolta e consapevolezza. Grazie a Francesca la mia vita è cambiata. Nel 2014 è nato Matteo, cosa potrei chiedere di più?". 

Prima che combinava?
"Giravo, frequentavo. Non mi sono comportato male, sono stato leale e rispettoso. Mi è capitato di lasciare con onestà, ma magari qualcuno avrà sofferto. Però ho sempre agito in buon fede, tanto è vero che con la mia prima fidanzatina Guia, con Monica e Ilaria, ci sentiamo e ci facciamo ancora gli auguri". 

 Il saggio Carlo Conti era un dongiovanni?
"Definizione impegnativa. Dongiovanni no, però mi davo parecchio da fare". 

L'amicizia con Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni è da commedia: scherzi, goliardate. Quanto contano nella sua vita?
"Allora facciamo ordine. Ho due amici dai tempi della scuola, Giacomo e Andrea; poi nell'adolescenza ho conosciuto Leonardo e Giorgio. Quando mi sono sposato avevo difficoltà per scegliere i testimoni. Ma hanno avuto tutti un ruolo: Giacomo e Leonardo al mio fianco, Giorgio e Andrea come riserve, pronti a intervenire. Siamo cresciuti insieme". 

Pieraccioni dice che le sue fidanzate hanno una scadenza, Panariello non si è ancora sposato. Li incoraggia?
"Per loro ero l'Alberto Sordi del gruppo, quello che non si sarebbe mai sposato. Non avevo mai convissuto, per capirci, non avevo mai avuto due spazzolini da denti in bagno. Li ho spiazzati. Ho sentito la necessità di costruire e condividere, di avere la mia famiglia. Ma non necessariamente per tutti è così. Leo ha una figlia che gli riempie la vita, Giorgio una compagna". 

Uno dei momenti più divertenti vissuti insieme?
"Tutto il periodo della gavetta. Avevamo tanta voglia di fare, andavamo in discoteca, poi in tv, alla radio, il desiderio di migliorarsi e crescere ci ha portato avanti. E anche quando abbiamo ripreso lo spettacolo insieme è stato bellissimo ritrovarsi. Io ancora mi diverto: a Tale e quale, ora con I migliori anni, mi sono divertito tanto a Sanremo. Nelle tre edizioni del festival, oltre all'impegno e alla felicità di scegliere le canzoni, ho vissuto la gioia privata: avevo portato la famiglia. Matteo ha compiuto un anno, poi ha festeggiato i due anni, e i tre anni a Sanremo. E' stato bellissimo". 

Da ragazzi in giro per locali, senza orari: mai una trasgressione? 
"Mai. In discoteca bevevo acqua, non mi sono mai neanche ubriacato. E nessuno mi ha mai offerto una canna, eppure tra discoteche e le radio in quegli anni immagino girassero. Non me sono mai accorto, non ho mai fumato. Essere lucido per me era troppo importante, per vivere tutto con consapevolezza. Nessuna trasgressione. Ero solo patito delle ragazze". 

Com'è sua moglie?
"Francesca è fantastica. Come mamma è severa su certe cose, e pronta a consolare. Quando c'è da sgridare sgridiamo, siamo complici nell'educazione e nel trasferire al bimbo i valori che ci hanno insegnato. La cosa più difficile è dare insegnamenti ai figli senza vincolarli troppo. Quando è nato Matteo, Lucio Caizzi mi scrisse che 'il segreto è dare ai figli ali e radici'. Mi era sembrata una frase bellissima... Ho scoperto dopo, è del Dalai Lama". 

I padri adulti sono piu ansiosi?
"Un po' sì, è vero, forse vediamo di più i rischi. Ma l'ansia va tenuta a bada". 

Sua madre Lolette era una donna forte?
"Forte, affettuosa e severa. Mio padre è morto che avevo 18 mesi, lei per mantenermi ha lavorato come una pazza. Mi ha insegnato i valori della vita, le devo tutto. Quando ho lasciato il posto in banca per seguire la mia passione, la radio, si sentì male. Ma poi è stata felice per me, mi ha capito. Tanti mi chiedono se sia stata dura crescere con un solo genitore. Sarà che lei è stata eccezionale, eravamo io e lei, legatissimi, non ho mai sentito la mancanza di un padre. Un giorno, ero già grandicello, ho sentito l'assenza".  

Qando è successo?
"Avevo 18 anni. Ero andato a giocare a tennis con Leonardo e il suo babbo stava lì dietro la rete che gli gridava 'Dai, forza!!!', lo incitava e lo incoraggiava. Mi sono girato, io ero da solo". 

È rimasto fedele all'idea che la serenità sia meglio della felicità?
"Sì e ne sono sempre più convinto. La mia vita è segnata da questa certezza: se sei sereno con te stesso e con gli altri, non solo affronti meglio i problemi ma sei più lucido se devi risolverli, superi anche le cose brutte. La felicità dura un attimo". 

 È famoso perché non litiga mai, ma neanche con Francesca?
"Mai. Né con lei, né con nessuno. Con Francesca ci confrontiamo, ma è diverso. Tempo fa eravamo in auto insieme e le stavo dicendo: 'Secondo me devi andare di qua', insistevo, lei non era d'accordo diceva la sua. Matteo era seduto dietro: 'Ma state litigando?'. Aveva percepito un tono diverso nella voce. L'ho rassicurato: 'Stiamo decidendo dove andare, va tutto bene'. Questo per dirle come viviamo". 

Cosa sogna per suo figlio?
"Che possa trasformare la sua passione in lavoro, il privilegio che ho avuto io. Gli auguro di fare quello che vuole, scegliere liberamente rende tutto meno pesante. Ingegnere nucleare o idraulico, l'importante è che sia sereno e gli piaccia quello che fa".

Dice che si diverte ancora in tv: cosa rappresenta "I migliori anni"?
"Ci tengo molto. Ce lo siamo inventato con il mio gruppo di lavoro, è nato quando c'era tanta voglia di ricordare, non c'erano grandi fermenti musicali, molti locali facevano serate a tema anni 70 e 80". 

E oggi che è cambiato il mondo, sotto tutti i punti di vista, cosa la colpisce?
"Non c'è più il culto dell'oggetto. Ci sono stati il vinile, le cassette, i cd: adesso la musica è nell'aria, come le foto. Abbiamo tutto ma non abbiamo più niente, è un fast food di oggetti e sentimenti. Il telefonino sta sostituendo troppe cose, è un oggetto unico, comodo, per carità. Sparito l'orologio, le macchine fotografiche. Abbiamo tutto ma non abbiamo più l'affetto, fotografiamo ogni istante, anche il piatto al ristorante, però non avremo più l'emozione di aprire un cassetto per tirare fuori le foto ricordo". 

Vi dividerete il pubblico con la serie "Il patriarca" su Canale 5. La preoccupa?
"Da tempo non sto più dietro agli ascolti, penso a fare un bel prodotto che piaccia agli spettatori. È sempre più difficile trovare un sapore forte. Ho eliminato le interviste sedute, in tv come cambi canale le vedi. Io stesso, quando ho fatto Ieri e oggi, avevo ospiti che si raccontavano. Vorrei portare più ritmo e allegria con i comici che sono 'commentattori' del tempo, i primi due sono Sergio Friscia e Antonio Giuliani, Flora Canto terrà il filo col pubblico in diretta grazie ai social. Poi con la 'my list', inaugurata da Alessandro Siani chi viene racconterà le sue canzoni del cuore. E riporto l'esperimento fatto a Top dieci, con i dieci brani più forti: avrò i Pooh e stilerò una classifica". 

Perché si sperimenta poco?
"Il late show di Alessandro Cattelan, Dalla strada al palco con Nek, anche The band che avevo fatto io, sono esperimenti. Bisogna rischiare e non guardare solo ai dati di ascolto. È importante avere una rete come Rai 2 per poterlo fare".