'Quante storie', "Vatemecum" per una tv del futuro
di Antonio DipollinaCon tutto quello che si dice, paventa, annuncia in giro per territori Rai era impossibile resistere. Nel senso: ogni puntata del quotidiano Quante storie con il benemerito Giorgio Zanchini è interessante, ma se arriva come ospite Giordano Bruno Guerri per presentare il suo libro su Gabriele D'Annunzio è come se ci si sentisse avvolti dallo spirito del tempo, tipo il futuro prossimo. E la curiosità è conseguente, anche magari per provare già a immaginare questa Rai liberata dal potere intollerante pre-esistente, quello attaccato pochi giorni fa da Giorgia Meloni in persona, con voce stentorea. E però chi si è messo davanti al video in modalità ultras e magari indossando capi adatti al nuovo corso forse è rimasto deluso: il momento più trasgressivo è stato quando Guerri ha messo la parola fine su una delle questioni più delicate e dibattute di sempre intorno a D'Annunzio ("Poi c'era quel…
Con tutto quello che si dice, paventa, annuncia in giro per territori Rai era impossibile resistere. Nel senso: ogni puntata del quotidiano Quante storie con il benemerito Giorgio Zanchini è interessante, ma se arriva come ospite Giordano Bruno Guerri per presentare il suo libro su Gabriele D'Annunzio è come se ci si sentisse avvolti dallo spirito del tempo, tipo il futuro prossimo. E la curiosità è conseguente, anche magari per provare già a immaginare questa Rai liberata dal potere intollerante pre-esistente, quello attaccato pochi giorni fa da Giorgia Meloni in persona, con voce stentorea. E però chi si è messo davanti al video in modalità ultras e magari indossando capi adatti al nuovo corso forse è rimasto deluso: il momento più trasgressivo è stato quando Guerri ha messo la parola fine su una delle questioni più delicate e dibattute di sempre intorno a D'Annunzio ("Poi c'era quella storia delle costole: è completamente falsa").
Il resto vedeva Zanchini celiare con gusto sulle sue idiosincrasie giovanili nel leggere e soprattutto nel subire la forzata suggestione degli scritti dannunziani e Guerri a ribattere che non c'era niente di male: però continuando, Guerri, a smontare pezzo per pezzo l'immagine ufficiale del Vate (il titolo della puntata era Vatemecum) rilevando le mille peculiarità non politiche ma di vita, estro, talento, ardire e soprattutto ardore - partouze da sogno e così via. Lontano dalle voglie scomposte invece di Mussolini, per non parlare del quasi disgusto in tempi di alleanza con Hitler. E citando poi la rinomata frase attribuita al Duce medesimo: D'annunzio è come un dente marcio, o lo si estirpa o lo si ricopre d'oro. La scelta fu la seconda. Guerri, divertito ma ormai abituato ai temi, con gag quasi da repertorio, ha continuato così per tutto il tempo (e forse non è un caso che a ministro della Cultura ci abbiano messo un altro). E l'insieme, alla fine, è stato piacevole. Chissà se durerà e chissà, quando il potere intollerante di cui sopra sarà alfine debellato, da che parte starà Guerri.
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