Alba Parietti, al centro, con Elektra Bionic, Vanessa Van Cartier e Maruska Starr, tre drag queen professioniste
Alba Parietti e il paradiso delle drag queen
di Antonio DipollinaSe non c’è il racconto, notoriamente, non si va da nessuna parte. Qualunque talent deve sfornare, a fine puntata, un racconto compiuto, pieno di annessi e connessi. Il guaio è quando il racconto, o quello che è, si mangia il talent dell’esterno, facendone materia, appunto, di racconto. Perché in questo Non sono una signora — Rai 2 il giovedì sera — gli annessi e i connessi e i retroscena e la storia tutt’intorno sono assai più intriganti del programma: di cui si favoleggia da mesi commentando come se il programma medesimo fosse il Graal, o il Molise. Se ne parla, forse esiste, ma poi chissà, non l’ha visto nessuno.
Siccome è una cosa con le Drag Queen, aveva consistenza il dubbio che fosse un programma nato per sobillare polemiche social-politiche, di quelle che escono al ritmo di un paio al giorno. Poi la Rai è cambiata e il nuovo corso in teoria al solo sentire parlare di Drag Queen urla e strepita, oppure accende il computer di notte. Morale, il programma sta passando in questo p…
Se non c’è il racconto, notoriamente, non si va da nessuna parte. Qualunque talent deve sfornare, a fine puntata, un racconto compiuto, pieno di annessi e connessi. Il guaio è quando il racconto, o quello che è, si mangia il talent dell’esterno, facendone materia, appunto, di racconto. Perché in questo Non sono una signora — Rai 2 il giovedì sera — gli annessi e i connessi e i retroscena e la storia tutt’intorno sono assai più intriganti del programma: di cui si favoleggia da mesi commentando come se il programma medesimo fosse il Graal, o il Molise. Se ne parla, forse esiste, ma poi chissà, non l’ha visto nessuno.
Siccome è una cosa con le Drag Queen, aveva consistenza il dubbio che fosse un programma nato per sobillare polemiche social-politiche, di quelle che escono al ritmo di un paio al giorno. Poi la Rai è cambiata e il nuovo corso in teoria al solo sentire parlare di Drag Queen urla e strepita, oppure accende il computer di notte. Morale, il programma sta passando in questo periodo estivo, alla chetichella, con la dichiarata intenzione di toglierselo dalle scatole senza troppi danni. In sé, è un talent come tutti gli altri, con pezzi di Cantante mascherato, di Tali e quali e anche Ballando.
Alba Parietti in conduzione, tre Queen ufficiali in giuria, altri vip (Maionchi, Cristina D’Avena, Magnini, Sabrina Salerno: nemmeno male l’assortimento) in altra giuria e poi si gioca a Priscilla regina del deserto cercando di scoprire l’identità dei vip draggati.
Essendo saltata la narrazione verso l’esterno, tanto vale godersela: ma funziona giusto qualcosa, le canzoni alla Priscilla, appunto, qualche vaga battuta azzeccata e il fatto che se arriva Rocco Siffredi il suo nome-drag è “Eva Lungheria”, con triplo carpiato di sottintesi — quello ufficiale è che lui vive in Ungheria. Sì, certo. Il danno lo fa la consistenza stessa del format: quello che all’inizio si è inventato questi toni e svolgimento identici per tutti i talent del mondo andrebbe passato per le armi.
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Sabrina Salerno: “Per noi questa drag è Rocco Siffredi”.
Alba Parietti: “Perché lo dite?”.
Sabrina Salerno: “Per lo sguardo”.