A Mediaset il meglio c’è già stato. La tv del dopo Berlusconi è nel segno della restaurazione
di Antonio DipollinaL’incrocio dev’essere apparso imperdibile: lanciare l’unica strategia sensata per la tv generalista – attirare più spettatori possibili tra quelli che ancora la guardano – e al tempo stesso dare magari un segnale preciso ai confini più o meno cultural-popolari del paese intero. I palinsesti nuovi annunciati da Mediaset lo dicono: il meglio non deve ancora venire (e qualcuno ci ha creduto, povero): il meglio c’è già stato. E gli spettatori affezionati, età media ben oltre i 50, lo sanno.
L’aria che tira è di restaurazione buona, ricompaiono termini come karaoke, è ora di celebrare Mike, le conferme di programmi solidi nei decenni sono una valanga. Volendo, il simbolo da cui attingere sono quelle percen…
L’incrocio dev’essere apparso imperdibile: lanciare l’unica strategia sensata per la tv generalista – attirare più spettatori possibili tra quelli che ancora la guardano – e al tempo stesso dare magari un segnale preciso ai confini più o meno cultural-popolari del paese intero. I palinsesti nuovi annunciati da Mediaset lo dicono: il meglio non deve ancora venire (e qualcuno ci ha creduto, povero): il meglio c’è già stato. E gli spettatori affezionati, età media ben oltre i 50, lo sanno.
L’aria che tira è di restaurazione buona, ricompaiono termini come karaoke, è ora di celebrare Mike, le conferme di programmi solidi nei decenni sono una valanga. Volendo, il simbolo da cui attingere sono quelle percentuali mostruose di share del pomeriggio su Canale 5, mandando una soap dietro l’altra. Se proprio bisogna vantare modernità allora ci si butta sulle interazioni web di certi programmi. Quali? I reality, che ormai di modernità – siamo quasi al trentennale del genere – ne hanno pochina.
Sul lato informazione-Rete 4 (e soprattutto la definizione: Retequattrismo) si vedrà, Bianca Berlinguer aumenta il pluralismo, pazienza se volano le battute su quanto Cartabianca fosse da tempo un talk Mediaset fatto e finito. La generalista commerciale deve prima di tutto difendere sé stessa: lo può fare solo rassicurando il pubblico che ancora ci sta. Se così facendo, Pier Silvio e collaboratori, daranno anche un segnale al paese non televisivo, se vincerà la tendenza, se ne vanteranno per anni.