Spettacoli

Wham! E George Michael regalò ai giovani inglesi la via trendy all’esotismo

Wham! George Michael and Andrew Ridgeley in Wham! Cr. Courtesy of Netflix © 2023
Wham! George Michael and Andrew Ridgeley in Wham! Cr. Courtesy of Netflix © 2023 
Su Netflix il documentario che racconta la parabola di uno dei miti del pop degli anni ‘80
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Una storia anni 80. Banale? No, come nessuna storia musicale di quegli anni, bollati come superficiali e plasticosi. Da oggi Netflix rende disponibile il documentario Wham!, biografia inedita del duo pop formato da Andrew Ridgeley e George Michael. Un racconto che ridefinisce un’epoca snobbata, spesso rinchiusa dentro i cinepanettoni o i programmi tv tutti dipinti di nostalgia. Si parte da due ragazzini compagni di scuola alla fine dei 70 alla Bushey Meads di Bushey, a pochi chilometri da Londra. Due fissati con la musica, ma con dei ruoli finora non messi a fuoco: Andrew era il traino, quello sfrontato e con il gusto del look, mentre George era il genio timido, convinto del suo talento ma un po’ bloccato.

La parabola artistica, quella sì,somiglia ad altre andate in scena in quegli anni: una partenza complicata, singoli che non decollano, poi il passaggio chiave a Top of the Pops, il programma tv della Bbc che dai tempi dei Beatles ha deciso per decenni i destini degli artisti destinati allo star system. Al racconto di quell’irresistibile ascesa, impreziosita da filmati inediti e dalle voci dei due protagonisti, fa da sfondo l’Inghilterra del dopo punk, popolata da una gioventù schiacciata tra il “no future” dei Sex Pistols, il thatcherismo e un bisogno spasmodico di evasione. Il pop degli Wham! divenne un motore potente per tutta la gioventù in fuga da se stessa e dal suo tempo incerto: rivedendo il making di successi mondiali come Club Tropicana e Last Christmas si riconosce l’impronta di un immaginario edonistico e trendy che ha marchiato una generazione in cerca di esotiche vie di fuga. Ma dietro il sipario di quella frenetica corsa al successo, intervellata anche da un tentativo di registrare nei leggendari studi Muscle Shoals in Alabama (quelli di Aretha Franklin e Ray Charles, per dire) sotto la guida di un produttore come Jerry Wexler, un monumento della soul music, poi non andato a buon fine, si agitavano gli uomini con le loro miserie: «Non ho mai pensato che la musica potesse definirmi nello stesso modo in cui lo stava facendo con George», racconta Ridgeley, «il suo modo di scrivere canzoni stava diventando lo strumento con cui poteva dipingere la persona che voleva essere, mentre io sapevo già chi ero».

Wham! George Michael and Andrew Ridgeley in Wham! Cr. Courtesy of Netflix © 2023
Wham! George Michael and Andrew Ridgeley in Wham! Cr. Courtesy of Netflix © 2023 

Nel racconto del doc Michael è un artista ossessionato dal successo, e in particolare dal numero 1 delle classifiche, e tormentato dal suo essere gay senza avere la forza di raccontarlo a tutti. «Era molto sicuro di sé quando scrivera canzoni, molto meno nella sua vita personale», aggiunge Ridgeley. I numeri 1 arrivarono in serie, George e Andrew rimasero migliori amici ma lo stile di Michael divenne sempre più complesso, fino a quando si concordò una inevitabile separazione nel 1986. Michael divenne poi un gigante del pop, sofisticato e pieno di passione. Fino alla notte di Natale del 2016, quando la vita entrò senza timore di profanazione nella elegante casa di Goring-on-Thames per riprendersi tutto ciò che ingannevolmente sembrava aver regalato a quel talento mai realmente felice. Lo trovò solo.

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