Tiberio Timperi: “So cosa sono freddo e fame. Il cinismo ti fa sopravvivere. E vorrei innamorarmi di nuovo”
Silvia FumarolaLe battute alla Alberto Sordi, le doti da imitatore, il cinismo romano stemperato nella malinconia quando parla dell’infanzia e dei genitori, la consapevolezza di essere fortunato «perché trasformare in lavoro la propria passione non succede a tutti», e al tempo stesso di non aver raggiunto tutti gli obiettivi. Tiberio Timperi conduce Unomattina estate e da settembre approda alla piazza dei Fatti vostri, in coppia con Anna Falchi, su Rai 2. Dagli inizi alla radio, ragazzino, una lunga carriera: Telemontecarlo, il Tg4, la Rai. Giornalista, conduttore, attore doppiatore: «Sono spurio» dice ridendo. A 58 anni, tra alti e bassi privati e professionali, dopo aver detto a Pierluigi Diaco che «era pronto per la pensione», è uno dei protagonisti della stagione tv.
Allora, addio rimandato.
«I pianeti si sono allineati. Quando a Salvo Sottile hanno affidato un programma in prima serata su Rai 3, mi hanno chiamato per I fatti vostri».
Ritrova Michele Guardì, che è un po’ il suo secondo padre.…
Le battute alla Alberto Sordi, le doti da imitatore, il cinismo romano stemperato nella malinconia quando parla dell’infanzia e dei genitori, la consapevolezza di essere fortunato «perché trasformare in lavoro la propria passione non succede a tutti», e al tempo stesso di non aver raggiunto tutti gli obiettivi. Tiberio Timperi conduce Unomattina estate e da settembre approda alla piazza dei Fatti vostri, in coppia con Anna Falchi, su Rai 2. Dagli inizi alla radio, ragazzino, una lunga carriera: Telemontecarlo, il Tg4, la Rai. Giornalista, conduttore, attore doppiatore: «Sono spurio» dice ridendo. A 58 anni, tra alti e bassi privati e professionali, dopo aver detto a Pierluigi Diaco che «era pronto per la pensione», è uno dei protagonisti della stagione tv.
Allora, addio rimandato.
«I pianeti si sono allineati. Quando a Salvo Sottile hanno affidato un programma in prima serata su Rai 3, mi hanno chiamato per I fatti vostri».
Ritrova Michele Guardì, che è un po’ il suo secondo padre.
«In Rai si lavorava per gruppi, I fatti vostri è a conduzione familiare e i rapporti umani contano molto. Michele è severo e esigente, essendo “profondamente democristiano”, è lui a dirlo, ha capito molto nella vita».
Maurizio Costanzo diceva che la tv quotidiana ti lega al pubblico; Angelo Guglielmi che la tv è abitudine. Che pensa?
«Che hanno ragione entrambi. A Maurizio sono grato, mi è stato vicino nei momenti più duri. Ma attenzione, l’abitudine ha qualcosa di piacevole, è circondarsi di cose e persone che ti rassicurano. Una signora mi ha detto: “Quando la vedo, mi sento a casa”, è una medaglia. Essere accolti è tutto».
Ha sempre voluto lavorare in tv?
«Prima c’è stata la radio, la mia passione. Ero un fan di Alto gradimento. Ho iniziato in un sottoscala di un bar a Cesenatico, andavamo in vacanza in una pensione a conduzione familiare, i miei avevano pochi soldi. Giorni fa è morto Bibi Branzanti, padre di tante emittenti locali: mi indicò la strada».
I suoi genitori che dicevano?
«Mio padre era contrario, ci siamo anche scontrati, voleva il figlio laureato, per lui il pezzo di carta faceva la differenza. Aveva iniziato a lavorare come sviluppo stampa nelle società dell’epoca, era tecnico a Via Teulada. Non aveva potuto studiare. Ho ricordi mitici della Rai, prendevo l’autobus e andavo a trovarlo. La camera oscura, lo studio dove giravano gli sceneggiati, Alberto Lupo con la Jaguar color nocciola. Un giorno papà mi chiamò: “Tutto bene a scuola? Ti passo il tenente Sheridan”. Parlai con Ubaldo Lay».
Hanno vissuto il suo successo?
«Papà sì. Mi ha preso sul serio solo dopo che sono passato in Rai, ho scoperto che conservava gli articoli su di me. Educazione semplice: comportati bene, vai bene a scuola e non farci chiamare dalla polizia. Papà era corretto fino all’autolesionismo. Mamma è morta giovane, era chiusa, non esternava, sognavo le carezze che mia zia faceva a mio cugino. Era una vita senza sovrastrutture, un gradino sopra la povertà. So cos’è la fame, la voglia di arrivare. Abitavo in un palazzo di Piazza Vittorio che odorava di sugo, sono cresciuto con i valori di una volta. Ero figlio unico, avrei voluto dei fratelli. Sa una cosa? Ho finito per assomigliare a mio padre, dico quello che diceva lui».
Rapporto con i social?
«Possono diventare un cancro».
Ma lei li usa.
«Mi tocca, col lavoro che faccio. Una volta un ufficio stampa mi disse: “Se non sei un Instagram non esisti”. Sarebbe bello avere rapporti umani».
È più cinico o disincantato?
«Il cinismo mi ha aiutato a sopravvivere. Dal 1991 al 1996 ho lavorato alla Fininvest, a Milano, cinque anni fondamentali. Grande scuola il Tg4, potevi non votare Berlusconi, nessuno mi ha mai limitato. Emilio Fede era epico nelle sue sfuriate, ma ho imparato tanto».
Aveva un modello?
«Baudo, Corrado, Enzo Tortora che era affilato. Baudo faceva spettacolo con l’incidente, di Corrado amavo la familiarità».
Ha lavorato con Mike Bongiorno e Raffaella Carrà: un ricordo?
«Con Mike presentai il Festival italiano, una sorta di anti Sanremo, era un signore. Con Raffaella preparavamo Navigator, con Sergio Japino a Cinecittà. Non capivo il programma. Japino mi disse: “Io sono la televisione”, replicai: “E io il frigorifero”. Poi Raffaella fu distaccata con me».
L’aspetto fisico nel suo caso ha contato: fotoromanzi, fiction e film.
«Ha contato. E forse è stato un po’ penalizzante, alla fine “bello e un po’ stupido”, no? Quando ho fatto la radio non c’era la telecamera, e l’avvenenza non contava. All’inizio ero cicciotello e con i brufoli».
Dite tutti così. Di certo è istintivo, in una puntata della “Vita in diretta” con Francesca Fialdini, ospite Max Tortora, fu preso da un attacco di fou rire irrefrenabile.
«Se mi prende la ridarola, è finita. Che dire, quando morirò riproporranno quel filmato».
È narciso?
«Mah. Sì».
Ha mai fatto analisi?
«Sì e se l’avessi fatta prima, sarebbe stato meglio».
Con chi le piacerebbe lavorare?
«Con Carlo Conti, è una bella persona e ha le mie radici proletarie. E con Gerry Scotti, lo vedo come Garrone del libro Cuore».
Se dovesse descriversi?
«Non sono incline al compromesso, non sono mondano, sono pignolo. Non mi tengo un cecio in bocca, dico la verità e voglio sentirmela dire».
Ha rimpianti?
«A Los Angeles nel 2001 mi fermò un tizio della Philip Morris, grande agenzia di modelli e attori, con un biglietto: “Compliments you are scouted”. Ero in vacanza con la mia fidanzata, non ho compilato i moduli. La curiosità di vedere cosa sarebbe potuto accadere è restata. Ma mi accontento. Se penso da dove sono partito: la casa senza termosifoni, ho patito tanto di quel freddo da bambino. Non esiste solo la tv ma anche la vita. Oggi vorrei innamorarmi di nuovo».