Techetechetè, il conforto del già visto
di Antonio DipollinaE alla fine di Techetechetè arrivò anche la versione extralarge, da prima serata, sulle tre ore nette di programma. La vera domanda è: perché non lo hanno fatto prima, visto che il puzzle di memoria pop e tv del paese anche quest’anno si è smarcato dalle polemiche, fuori dal velo di muffa estiva innescata dalle repliche e da tv di risulta. Nessuno in realtà si chiede perché pagare il canone per Techetechetè: più probabile che siano in parecchi quelli che nel programma trovano invece un minimo di consolazione per l’esborso. Tre puntate in programma, il venerdì sera su Rai 1; e per un’occasione così ci vogliono quelli grossi davvero, quindi pronti via: Gianni Morandi, Claudio Baglioni, Fiorello.
L’aggiunta sono le cuciture di Flavio Insinna che si reca in luoghi simbolo — Monghidoro risplende sempre in quella collina, arriveranno Montesacro e Catania e i villaggi vacanze — e dà un po’ di respiro all’alluvione di tv d’archivio. Ovvio, di Morandi si sa e si è visto tutto, ma in tre ore de…
E alla fine di Techetechetè arrivò anche la versione extralarge, da prima serata, sulle tre ore nette di programma. La vera domanda è: perché non lo hanno fatto prima, visto che il puzzle di memoria pop e tv del paese anche quest’anno si è smarcato dalle polemiche, fuori dal velo di muffa estiva innescata dalle repliche e da tv di risulta. Nessuno in realtà si chiede perché pagare il canone per Techetechetè: più probabile che siano in parecchi quelli che nel programma trovano invece un minimo di consolazione per l’esborso. Tre puntate in programma, il venerdì sera su Rai 1; e per un’occasione così ci vogliono quelli grossi davvero, quindi pronti via: Gianni Morandi, Claudio Baglioni, Fiorello.
L’aggiunta sono le cuciture di Flavio Insinna che si reca in luoghi simbolo — Monghidoro risplende sempre in quella collina, arriveranno Montesacro e Catania e i villaggi vacanze — e dà un po’ di respiro all’alluvione di tv d’archivio. Ovvio, di Morandi si sa e si è visto tutto, ma in tre ore deve pur sbucare qualcosa di inedito e intrigante e alla fine succede: ma l’impressione è che al grosso del pubblico, e vale per tutte queste serate estive, interessi molto il già visto e soprattutto il rassicurante. Vanno tre ore di Morandi e si sa che non potrà succedere niente di disturbante o pericoloso. Si avvia così, ma ci sono ancora parecchie puntate, tranquilli, ad andare in archivio (l’archivio dell’archivio) anche l’edizione quotidiana. Gli autori alla fine si sono ingegnati e spesso dannati l’anima e hanno portato a casa spesso risultati di pregio — a memoria, puntate notevoli sul 1973, quella del mezzo secolo, o speciali non del tutto scontati (bellissimo quello su Mango). Resterebbe da sottolineare quanto sia stato bello e clamoroso il pop italiano anni 80 e 90, ma qui poi si apre il dibattito e non ha ancora rinfrescato abbastanza per impegnarsi davvero.
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C’è chi ha provato a far notare che l’arrivo di settembre non deve significare obbligatoriamente l’arrivo di programmi vecchi e soprattutto nuovi: ma è stato inutile e a giorni arrivano davvero i primi talk. Che fretta c’era.
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