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‘Radio Caterina’, su History Channel la voce della libertà

L'apparecchio ricevente ribattezzato Radio Caterina

 
Multischermo / Il doc su un gruppo di soldati italiani, prigionieri dopo l’8 settembre: costruirono un apparecchietto che consentì loro di sapere, “in anteprima”, dello sbarco in Normandia
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La storia è nota a quelli attenti a queste cose, ma ripercorrerla è un’emozione - civile, umana, storica – di primo livello. E sta tutta in una piccola costruzione metallica che funzionava come una radio ricevente, ed era il 1943. In giornate di rievocazione dell’8 settembre, History Channel (bouquet di Sky) ha mandato ieri sera il doc inedito Radio Caterina – La radio della speranza. La storia è quella di un gruppo di soldati italiani che non scrivevano libri, i quali alla proclamazione dell’armistizio si rifiutano di proseguire verso Salò e vengono fatti prigionieri dai tedeschi. Da qui, deportati poi allo Stalag X-B di Sandbostel, vicino ad Amburgo, prigionieri come da protocollo d’epoca.

Il fatto che alcuni di loro ne sapessero di antichità elettronica e fossero in grado di ingegnarsi portò alla costruzione clandestina, recuperando fili di metallo e brandelli zincati ovunque ne esistessero, di un apparecchietto riba…

La storia è nota a quelli attenti a queste cose, ma ripercorrerla è un’emozione - civile, umana, storica – di primo livello. E sta tutta in una piccola costruzione metallica che funzionava come una radio ricevente, ed era il 1943. In giornate di rievocazione dell’8 settembre, History Channel (bouquet di Sky) ha mandato ieri sera il doc inedito Radio Caterina – La radio della speranza. La storia è quella di un gruppo di soldati italiani che non scrivevano libri, i quali alla proclamazione dell’armistizio si rifiutano di proseguire verso Salò e vengono fatti prigionieri dai tedeschi. Da qui, deportati poi allo Stalag X-B di Sandbostel, vicino ad Amburgo, prigionieri come da protocollo d’epoca.

Il fatto che alcuni di loro ne sapessero di antichità elettronica e fossero in grado di ingegnarsi portò alla costruzione clandestina, recuperando fili di metallo e brandelli zincati ovunque ne esistessero, di un apparecchietto ribattezzato appunto Radio Caterina. Si entrava in contatto col mondo esterno, ascoltando Radio Londra di nascosto la sera tardi, poi arrivava la notte e tutto veniva pazientemente smontato e nascosto ed è meglio non entrare in particolari.

Il giorno da leggenda è quello del 6 giugno dell’anno dopo, quando una voce inglese gracchia parlando di uno sbarco in Normandia: l’intreccio, da lì, è oltre qualsiasi racconto di fiction. Quegli internati lo vennero a sapere anche prima di molti carcerieri tedeschi, quelli che invece sapevano rimasero di stucco nel capire, dall’euforia dei prigionieri, che la notizia era arrivata, ma come?

Il doc, firmato da David Orlandelli, comprende le testimonianze di esperti e soprattutto di un paio di quei protagonisti del tempo. Consigliabile, a visione terminata, concentrarsi col pensiero e provare davvero a immaginare quei momenti, con un’emozione in più. Se si passa da Padova, Museo Nazionale dell’Internamento, è bello andare a dare uno sguardo a Caterina, la radio più bella di sempre.

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“Lei è maleducata! Non si interrompe chi sta parlando! Non gliel’ha insegnato sua madre, perdio?” (Vittorio Feltri, Diario del giorno, Rete4)
 

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