Anche la Mostra di Venezia adesso ha il suo Techetechetè
di Antonio DipollinaÈ servito anche per la presentazione ufficiale in piena Mostra con tentativo del tutto glamour in tono con il resto – ovvero Carla Bruni che sfila sul red carpet e alla sera trascina l’illustre consorte alla proiezione in Sala Grande. Ma subito è arrivato anche sugli schermi Rai, migrando tra vari canali e ora reperibile su RaiPlay. Si chiama La parte del Leone, è una produzione italo-francese, l’hanno scritto Baptiste Echegaray e Giuseppe Bucchi ed è, per intendersi, il Techetechetè distillato della storia di ottanta edizioni di Mostra del Cinema. Ovvero, chi vive ancora ampie suggestioni grazie al grande schermo ma soprattutto grazie al suo passato (come accade per la musica, diciamo) passerà un’ora piuttosto appagante.
C’è una traccia, che divide in tre filoni l’intera vicenda – il glam…
È servito anche per la presentazione ufficiale in piena Mostra con tentativo del tutto glamour in tono con il resto – ovvero Carla Bruni che sfila sul red carpet e alla sera trascina l’illustre consorte alla proiezione in Sala Grande. Ma subito è arrivato anche sugli schermi Rai, migrando tra vari canali e ora reperibile su RaiPlay. Si chiama La parte del Leone, è una produzione italo-francese, l’hanno scritto Baptiste Echegaray e Giuseppe Bucchi ed è, per intendersi, il Techetechetè distillato della storia di ottanta edizioni di Mostra del Cinema. Ovvero, chi vive ancora ampie suggestioni grazie al grande schermo ma soprattutto grazie al suo passato (come accade per la musica, diciamo) passerà un’ora piuttosto appagante.
C’è una traccia, che divide in tre filoni l’intera vicenda – il glamour e la Loren, gli anni complicati e la Nouvelle Vague con contestazioni etc e poi i decenni recenti fatti di grandi rivelazioni veneziane che poi sono andate per il mondo. C’è anche un bel gruppo di divi e divine intervistati per l’occasione. La storia è fortissima ed è una forza soprattutto da intuire: quando la copertura mediatica si accentua – e sbuca per esempio il mitico Lello Bersani che comanda il gioco ma in sede di premiazione sbaglia in modo esilarante il nome di questo Almodóvar sbucato all’improvviso - tutto prende quota. Meglio ancora il passato anche più remoto, immagini sgranate e Rossellini che parla, mentre incombe l’intera sovrastruttura festivaliera, in fondo per una storia anche piena di inquietudini, complice l’ambientazione. Allo spettatore, poi, il compito di bearsi di apparizioni giovani dei divi passati da lì - compare all’improvviso e per pochi secondi un Harrison Ford da urlo e su certe folgorazioni femminili meglio glissare. Il contrappunto è nella narrazione del documentario, affidata proprio a Carla Bruni che con sprezzo del pericolo ci mette per tutto il tempo la sua voce bassa e sexy comunque. E anche questo è un pezzetto di glamour, o qualcosa di simile.
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