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La ricetta vincente di Marco Liorni: “Basta narcisismo in tv. Bisogna essere onesti con il pubblico”

Marco Liorni negli studi Rai di Napoli registra una delle puntate di 'Reazione a catena' il game show di Rai1 giunto alla diciassettesima edizione, 21 giugno 2023. ANSA / CIRO FUSCO 
In un avvio di stagione difficile per la Rai, il suo ‘Reazione a Catena’ è al 27% di share. E adesso parte la sfida con Maria De Filippi
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Marco Liorni dice quello che pensa, e ci tiene a precisare sempre: «Non sembra che sto pontificando, vero?». No. Il conduttore che in una stagione mesta per la Rai, tranne poche eccezioni, porta a casa il 27% di share su Rai 1 con Reazione a catena, non pontifica e non si vanta. È fatto così. Coltiva l’understatement. «Non è un atteggiamento», spiega, «è un approccio alla vita. Penso solo al lavorare al meglio. È chiaro che se arrivi al pubblico sei felice. Mi è capitato, in passato, che gli ascolti non premiassero, ma se pensi a fare del tuo meglio, non solo al punto di share in più, tutto si aggiusta. Poi se parliamo di atteggiamento low profile mi ci ritrovo. L’ego non mi appartiene». Chi fa televisione è egocentrico, no? «L’ego ipertrofico fino al narcisismo mi sembra un grande problema: hanno tutti l’ansia di imporre il proprio ego. Invece più lo annulli e meglio stai, più ci pensi e più sei infelice. Non faccio il santo», continua Liorni, «ho avuto pure io l’ego ipertrofico, non…

Marco Liorni dice quello che pensa, e ci tiene a precisare sempre: «Non sembra che sto pontificando, vero?». No. Il conduttore che in una stagione mesta per la Rai, tranne poche eccezioni, porta a casa il 27% di share su Rai 1 con Reazione a catena, non pontifica e non si vanta. È fatto così. Coltiva l’understatement. «Non è un atteggiamento», spiega, «è un approccio alla vita. Penso solo al lavorare al meglio. È chiaro che se arrivi al pubblico sei felice. Mi è capitato, in passato, che gli ascolti non premiassero, ma se pensi a fare del tuo meglio, non solo al punto di share in più, tutto si aggiusta. Poi se parliamo di atteggiamento low profile mi ci ritrovo. L’ego non mi appartiene». Chi fa televisione è egocentrico, no? «L’ego ipertrofico fino al narcisismo mi sembra un grande problema: hanno tutti l’ansia di imporre il proprio ego. Invece più lo annulli e meglio stai, più ci pensi e più sei infelice. Non faccio il santo», continua Liorni, «ho avuto pure io l’ego ipertrofico, non riesco a rivedermi. Nella terza o quarta edizione del Grande fratello mi atteggiavo, non ero autentico. Ho pensato: sono una persona nella vita e in tv, un’altra. Non va bene, è diabolico».

Domani e il 7 ottobre andrà in prima serata Tutti giocano a reazione a catena (si sfidano personaggi famosi con i familiari, tra cui Iva Zanicchi con figlia e nipote; Eleonora Giorgi col figlio Paolo Ciavarro e la nuora Clizia Incorvaia, i Cugini di campagna, famiglia di fatto). Su Canale 5 c’è Maria De Filippi con Tù sì que vales, che macina ascolti record: non le pare che mettere un quiz preserale il sabato sera sia il segno di una mancanza di idee? «Il quiz in prima serata non nasce adesso, penso a Chi vuol essere milionario? Da noi si fa quasi sempre con finalità di beneficenza, uno scopo nobile. In prima serata magari c’è un pubblico che non segue il preserale, e ci guarderà. Non credo che sia mancanza di idee». Liorni, 58 anni, ama quello che fa, ha proposto un progetto “sul territorio” per la prima serata; quest’anno con TeleMeloni, ha avuto qualche timore? «Ho lavorato a Mediaset e lavoro in Rai dal 2011, sono passati tanti governi, questo ha sempre significato un cambio di dirigenti. È successo come tutte le altre volte, non ho temuto niente. Poi c’è chi, comprensibilmente o meno, ha deciso di andarsene».

Due matrimoni, tre figli, Niccolò, 28 anni, ricercatore, Emma, 19 anni, Viola, 12, papà affettuoso («Le ragazze mi chiedono consigli, è un mondo bellissimo da scoprire» ), la «debolezza» di colorare i capelli per coprire “un ciuffo bianco alla Malgioglio” («Non riesco a vedermi» ), Liorni spiega che la tv quotidiana, che fa compagnia al pubblico, va rispettato. «Ogni narrazione ha le sue modalità, ma al primo posto deve esserci l’onestà. Non voglio pontificare. Ci sono state polemiche per i bip. Alla domanda: “Cosa prendi alla vecchietta?”, la risposta “la borsetta” è stata bippata. La Rai ha deciso che non fosse accettabile, ci sono signore a cui hanno rubato la borsetta. Come ci restano? “Cos’è una donna piccola?”, hanno bippato “nana”. La risposta era bambina. La gente si arrabbia per i bip ma ci tantissime sensibilità nel pubblico, possiamo discutere all’infinito. Bisogna tenerne conto. Sui social anche le cose estreme o feroci vanno bene, ma, appunto, è il codice dei social» .

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