‘Saranno cuochi’, il lato umano della cucina in televisione
di Antonio DipollinaLe buone intenzioni contano, anche se non godono di buona stampa. E il panorama tv ne offre sempre meno per cui ci si ritrova a guardare con discreta simpatia l’esperimento di Saranno cuochi (Rai 2, il sabato mattina alle 11.15). È un notevole concentrato di cose, a strati come da preparazioni attinenti: è un simil-Masterchef a fin di bene, sfrutta l’alluvione di programmi con il cibo dentro (secondo alcuni esperti, l’unico argomento che interessa davvero al paese), funge da esempio per chi vuole recepire un concetto semplice, ossia che il discorso sulla sostenibilità e un’attenzione superiore in materia vada applicato eccome alla decisiva questione alimentare. Inoltre mette in scena un gruppo di ragazzi, nove, tutti sui vent’anni, che provengono da situazioni di disagio e cercano un riscatto ma soprattutto una prospettiva, e non solo perché fa colpo annunciarlo.
Infine è anche un programma branded-content (aumentano a vista d’occhio: c’è grossa crisi, come si sa) ovvero sono promossi…
Le buone intenzioni contano, anche se non godono di buona stampa. E il panorama tv ne offre sempre meno per cui ci si ritrova a guardare con discreta simpatia l’esperimento di Saranno cuochi (Rai 2, il sabato mattina alle 11.15). È un notevole concentrato di cose, a strati come da preparazioni attinenti: è un simil-Masterchef a fin di bene, sfrutta l’alluvione di programmi con il cibo dentro (secondo alcuni esperti, l’unico argomento che interessa davvero al paese), funge da esempio per chi vuole recepire un concetto semplice, ossia che il discorso sulla sostenibilità e un’attenzione superiore in materia vada applicato eccome alla decisiva questione alimentare. Inoltre mette in scena un gruppo di ragazzi, nove, tutti sui vent’anni, che provengono da situazioni di disagio e cercano un riscatto ma soprattutto una prospettiva, e non solo perché fa colpo annunciarlo.
Infine è anche un programma branded-content (aumentano a vista d’occhio: c’è grossa crisi, come si sa) ovvero sono promossi e molto assistiti da una o più aziende che in questo caso - si parla di Barilla - lanciano un’immagine molto edificante di sé stesse ma senza fare danni, anzi. A Parma il gruppo di giovani arriva dentro un centro di formazione creato apposta, c’è uno chef di rango che guida le operazioni (Alberto Gipponi) altri esperti si alternano, si prepara e si impiatta ma si va anche a raccogliere le erbe per il cibo povero, incontrando personaggi caratteristici dei luoghi. C’è caso che sui cuochi e la vita dica assai di più la serie dirompente The Bear, ma appunto qui siamo altrove, dentro un mare di buone intenzioni e c’è spazio per tutti. La narrazione è affidata a Ema Stockholma e si intuisce, anche dai racconti di chi ha prodotto e collaborato al programma, che l’intero progetto ha avuto un risvolto umano importante e che non verrà dimenticato dai partecipanti, con accenti pressoché commossi.
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“La tv commerciale generalista ha un target medio-basso, la donna tatuata”. (Carlo Freccero, La Verità)