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‘Tiro al piccione’, doppi giochi e verità impossibili firmate Le Carré

Multischermo / Lo speciale sullo scrittore su Apple Tv
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L’uomo che sconfisse James Bond, e forse lo ridicolizzò, si chiamava David John Moore Cronwell, ma nessuno lo sa. Tutti sanno invece che il suo pseudonimo era John Le Carré, autore principe delle trame di spionaggio del Novecento, in origine anch’egli agente dei Servizi inglesi.

È di bellezza quasi inquietante questo Tiro al piccione, speciale lungo come un film appena arrivato su Apple Tv. Il titolo è quello dell’autobiografia dello scrittore, la forza di metafora contenuta in esso ha indotto a mantenerlo. Le Carré bambino, che un padre a dir poco spregiudicato porta in un grande albergo di Montecarlo. Sul tetto, gabbie di piccioni: unica via d’uscita, quando vengono aperte, un tunnel che i pennuti infilano con gioia verso la libertà. All’uscita, sulla terrazza dell’hotel, un manipolo di orrendi riccastri col fucile in mano.

Non si doveva nemmeno pagare un inserviente per liberarli verso lo sparo. Quelli che sopravvivevano tornavano nel tunnel, e quindi alla gabbia, e il giorno dopo …

L’uomo che sconfisse James Bond, e forse lo ridicolizzò, si chiamava David John Moore Cronwell, ma nessuno lo sa. Tutti sanno invece che il suo pseudonimo era John Le Carré, autore principe delle trame di spionaggio del Novecento, in origine anch’egli agente dei Servizi inglesi.

È di bellezza quasi inquietante questo Tiro al piccione, speciale lungo come un film appena arrivato su Apple Tv. Il titolo è quello dell’autobiografia dello scrittore, la forza di metafora contenuta in esso ha indotto a mantenerlo. Le Carré bambino, che un padre a dir poco spregiudicato porta in un grande albergo di Montecarlo. Sul tetto, gabbie di piccioni: unica via d’uscita, quando vengono aperte, un tunnel che i pennuti infilano con gioia verso la libertà. All’uscita, sulla terrazza dell’hotel, un manipolo di orrendi riccastri col fucile in mano.

Non si doveva nemmeno pagare un inserviente per liberarli verso lo sparo. Quelli che sopravvivevano tornavano nel tunnel, e quindi alla gabbia, e il giorno dopo si ricominciava. Metafora, appunto, potente, per un sacco di cose. Le Carré nello speciale si confronta con quello che viene considerato il top dei documentaristi-intervistatori al mondo, il premio Oscar Errol Morris.

Ne viene fuori un confronto godibile e appassionato, giocato sul concetto di bugie con aggiunta di tradimenti. Il racconto di Le Carré, ben sollecitato, svaria tra Guerra Fredda ed essenza stessa del concetto di spia, di doppio gioco e di verità impossibili, visto che anche nella vita si è alla continua ricerca della stanza più interna del labirinto: e quando vi si arriva si scopre che è vuota. Ma su tutto rimangono le parole, molte, spese sul rapporto col padre: truffatore seriale e senza scrupoli, un azzardo d’uomo ma che riuscì a farlo studiare con i ricchi, salvo poi cercare di sfruttarlo sempre. Da cui una personalità, da scrittore, che poteva arrivare ovunque, come in effetti è avvenuto.

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Tra i lasciti della spassosa vicenda Giambruno rimane la scoperta dell’esistenza del Blu Estoril come tono di colore. E solo chi negli anni 80 ha avuto un’automobile color Blu Antibes, dal colore del mare locale, può comprendere e solidarizzare appieno.

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