Boomerissima, basta giochinismo: vogliamo un vero show
di Antonio DipollinaCi sono momenti terribili da non consigliare nemmeno al peggior nemico – tipo il karaoke collettivo degli ospiti – e poi c’è il resto, che un po’ funziona e un po’ no, ma con un difetto di fondo: l’insieme richiama la micidiale deriva “giochinista” dell’intrattenimento serale di Rai 2 negli ultimi anni. Diciamo che su venti tentativi diversi ne ha funzionato uno, forse uno e mezzo: e il resto sarebbe da mettere rapidamente in archivio e andarsene via fischiettando.
Aveva funzionato a metà questo Boomerissima nella prima edizione, sarebbe stato davvero il momento giusto per un qualche salto in avanti, anche mantenendo – quella è una tassa – lo spirito e la missione originari. Ovvero contrapporre giovani e meno giovani – la dizione qui è sempre boomer contro millennial, con ampie licenze temporali per quanto riguarda gli ospiti presenti in puntata – e tenere il punto su quanto, innescato dall’impulso in questione, si può rievocare: da Teche Rai saccheggiate, a Sanremo passati e ripropos…
Ci sono momenti terribili da non consigliare nemmeno al peggior nemico – tipo il karaoke collettivo degli ospiti – e poi c’è il resto, che un po’ funziona e un po’ no, ma con un difetto di fondo: l’insieme richiama la micidiale deriva “giochinista” dell’intrattenimento serale di Rai 2 negli ultimi anni. Diciamo che su venti tentativi diversi ne ha funzionato uno, forse uno e mezzo: e il resto sarebbe da mettere rapidamente in archivio e andarsene via fischiettando.
Aveva funzionato a metà questo Boomerissima nella prima edizione, sarebbe stato davvero il momento giusto per un qualche salto in avanti, anche mantenendo – quella è una tassa – lo spirito e la missione originari. Ovvero contrapporre giovani e meno giovani – la dizione qui è sempre boomer contro millennial, con ampie licenze temporali per quanto riguarda gli ospiti presenti in puntata – e tenere il punto su quanto, innescato dall’impulso in questione, si può rievocare: da Teche Rai saccheggiate, a Sanremo passati e riproposti a valanga. E con ospitate su cui si dovrebbe essere più convinti e chiedere di più – nella passata edizione, all’avvio arrivò un Max Pezzali ben disposto al medley e tutto prese il verso giusto.
Alessia Marcuzzi ancora per questa volta, ma forse anche per le prossime, rinuncia all’ipotesi di evolvere in conduttrice più rilassata e che dia fondo all’ironia, di cui pur dispone: invece siamo ancora allo scatenarsi vagamente ye-ye, e d’accordo che il fisico c’è sempre (eccome) ma insomma, alla fine il duetto prolungato, e molto boomer, con Antonella Clerici era un centinaio di spanne sopra il resto del programma. Che appunto deve comprendere per statuto fastidiosi giochetti per gli ospiti con tanto di classifica finale.
E comunque si potrebbe andare avanti ore a sezionare il programma (ma anche no): ma il senso è che lo si vorrebbe assai più ambizioso e pieno di show autentico, fatto da quelli bravi, conduttrice compresa.
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“In Rai servono più informazione e Tg in friulano”. (Titolo del Gazzettino su un odg proposto da due consiglieri regionali, di Forza Italia e Fdi)