Francesco Giorgino, un ‘Porta a porta’ esteso in cerca di identità
di Antonio DipollinaNon ci può essere progresso se le persone non hanno fiducia nel domani. La frase è di John F. Kennedy. Il quale però, se è diventato John F. Kennedy dovrà pur aver detto qualcosa di più rilevante in carriera. Ma tant’è, con quella frase Francesco Giorgino ha chiuso la prima puntata del suo sospiratissimo ritorno in tv – XXI Secolo, il lunedì in seconda serata su Rai 1.
Correndo tutti i rischi del caso, lo spazio che Giorgino si è conquistato, con l’aria da defraudato fisso dopo l’addio forzato al Tg1, dedicandosi all’approfondimento è a obiettivo dichiarato, continuamente, a ogni minuto. In sintesi: raccontare il futuro parlando del presente. Oppure raccontare il presente proiettandolo nel futuro, cambia poco.
A quel punto, concessi alcuni minuti al Data Journalism e a schermate veloci di numeri – che in televisione rendono sempre diciamo a fatica – si tratta di decidere cosa metterci in un programma così ambizioso nei …
Non ci può essere progresso se le persone non hanno fiducia nel domani. La frase è di John F. Kennedy. Il quale però, se è diventato John F. Kennedy dovrà pur aver detto qualcosa di più rilevante in carriera. Ma tant’è, con quella frase Francesco Giorgino ha chiuso la prima puntata del suo sospiratissimo ritorno in tv – XXI Secolo, il lunedì in seconda serata su Rai 1.
Correndo tutti i rischi del caso, lo spazio che Giorgino si è conquistato, con l’aria da defraudato fisso dopo l’addio forzato al Tg1, dedicandosi all’approfondimento è a obiettivo dichiarato, continuamente, a ogni minuto. In sintesi: raccontare il futuro parlando del presente. Oppure raccontare il presente proiettandolo nel futuro, cambia poco.
A quel punto, concessi alcuni minuti al Data Journalism e a schermate veloci di numeri – che in televisione rendono sempre diciamo a fatica – si tratta di decidere cosa metterci in un programma così ambizioso nei (buoni) propositi. E si finisce con servizi dai fronti caldi di guerra, interviste a politici di rango assoluto (Antonio Tajani, che è in tv tutte le sere ma da qualcuno bisogna pure iniziare) vaghi cenni sull’imprenditoria del presente, e del futuro, i confini di qua e quelli di là. Con la velata impressione di voler mettere giù un Porta a porta esteso, per tempi e modi, e un finale sul frivolo con gente di spettacolo – l'altra sera Emma.
Giorgino ha un gran bisogno di prendere confidenza con lo studio, i movimenti di macchina e lo spostarsi fisicamente da qui a lì, ma ci sarà modo. Il punto è che, anche dichiarandolo a piena voce, innovare l’approfondimento tv e incrociare i linguaggi è una fatica improba e l’impressione è che nessuno abbia ancora capito come diavolo fare. Ma la sede è prestigiosa, il piglio è istituzionale al massimo grado, la politica ha bisogno di riferirsi anche a spazi così concepiti e quindi in qualche modo il futuro, di Giorgino e dell’informazione siffatta, è assicurato, almeno quello.
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Dilemma inestricabile dell’osservatore medio di televisione: mi si nota di più se non guardo X Factor perché non c’è Morgan o se finalmente lo guardo perché non c’è Morgan?