X Factor senza Morgan, lo show è più povero
di Ernesto AssanteX Factor è arrivato al suo punto di svolta. Forse gli autori non avrebbero voluto, forse la produzione ne avrebbe anche fatto a meno, sta di fatto che il quinto live del programma di Sky ha mostrato, nel dover fare di necessità virtù, tutti i limiti di un formato che è arrivato probabilmente al capolinea.
Se il formato si regge sui giovani cantanti esordienti, è evidente che in questa edizione non sono loro ad essere davvero al centro della scena. E se gli Astromare, francamente al di sotto di ogni livello accettabile, arrivano in semifinale, a scapito di concorrenti infinitamente più bravi, è evidente che si tratta di un gioco come Tale e quale show e non di un programma musicale. Se invece si regge sui giudici è altrettanto evidente che quest’anno nessuno dei tre rimasti sembra essere particolarmente interessato a fare del proprio meglio. La saga di Morgan è stata racchiusa in una manciata di secondi, quanto basta per…
X Factor è arrivato al suo punto di svolta. Forse gli autori non avrebbero voluto, forse la produzione ne avrebbe anche fatto a meno, sta di fatto che il quinto live del programma di Sky ha mostrato, nel dover fare di necessità virtù, tutti i limiti di un formato che è arrivato probabilmente al capolinea.
Se il formato si regge sui giovani cantanti esordienti, è evidente che in questa edizione non sono loro ad essere davvero al centro della scena. E se gli Astromare, francamente al di sotto di ogni livello accettabile, arrivano in semifinale, a scapito di concorrenti infinitamente più bravi, è evidente che si tratta di un gioco come Tale e quale show e non di un programma musicale. Se invece si regge sui giudici è altrettanto evidente che quest’anno nessuno dei tre rimasti sembra essere particolarmente interessato a fare del proprio meglio. La saga di Morgan è stata racchiusa in una manciata di secondi, quanto basta per avere l’idea esatta di quello che ha detto durante la puntata della scorsa settimana. E tanto basta.
“È stata una settimana complessa, si è parlato tanto, devo dire pure troppo, le cose si risolveranno fuori da qui, nelle sedi più opportune”, ha detto Francesca Michielin all’inizio della trasmissione. Quindi spazio agli avvocati e avanti con la gara, ‘the show must go on’. La scelta obiettivamente era forzata, gli autori e la produzione non potevano di certo concentrarsi su quello che è accaduto e tornarci su più di tanto, X Factor sarebbe diventato un talk show, comunque senza il diretto interessato. Ma, diciamolo, andare avanti e fare finta di niente non deve essere stato facile per nessuno, e a rimetterci comunque è stato il programma che per molti versi è depotenziato, mostrando molti dei suoi limiti. Non perché Morgan fosse l’unica ‘potenza’ in campo, ma perché l’equilibrio tra gli altri tre giudici e lui era ovviamente un cardine importante del ‘tavolo’, che francamente manca del suo centro. Alla fine, va detto, la cosa più motivata e sensata della serata è stata Francesca Michielin che ha ricordato la prossima giornata del 25 novembre, giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne, dicendo giustamente “lo dobbiamo a Giulia Cecchettin”, ricordando che anche in un gioco come X Factor è necessario trovare anche solo pochi istanti per pensare a qualcosa di importante.
Il programma è più ‘normale’, insomma, non perché ci siano mancate le intemerate di Morgan, delle quali abbiamo fatto volentieri a meno, ma perché è chiaro che la macchina si è rotta e farla andare avanti come prima sembra davvero impossibile. Per compensare l’assenza del suo vicino di tavolo Dargen si è appiccicato un po’ di lustrini in fronte e ha messo degli occhiali più vistosi e una camicia con un colletto ‘extra-large’, Fedez ha indossato in ritardo rispetto ad Halloween un cappello da strega nel daily e nella serata ha provato a giocare troppo con le battute sulla pole dance, sostenuto da Ambra che ne ha approfittato per ironizzare su ‘attaccati al palo’… Tutto questo non ha aiutato molto la credibilità del ruolo, spostando definitivamente verso la parte ‘gioco’ tutto il programma. E, se a questo si aggiunge che nella scelta delle canzoni siamo arrivati all’autogestione, con le cantanti della sua squadra di Fedez (sia Maria Tomba la scorsa settimana che Sarafine questa) che in quella di Ambra con gli Astromare, che si sono scelti i brani da soli.
Come funziona X Factor allora? È difficile capirlo adesso, quindi si gioca, si recita (come fa Francesca Michielin in apertura, cantando bene ma senza alcuna naturalezza e troppa coreografia), si canta, si balla, si ride e si scherza. Ma le cose non migliorano. I dietrologi suggeriscono che Morgan abbia giocato la carta del ‘muoia Sansone e tutti i filistei’ perché era rimasto solo con gli Astromare, destinati comunque a non arrivare in finale, e pur di non arrivare sconfitto e avendo capito che c’era poco futuro per la trasmissione, abbia preferito uscire col botto.
l dietrologi che giocano con la squadra Morgan sostengono invece la sua teoria del complotto, e sui social sottolineano la presenza nella pubblicità di Chiara Ferragni, moglie di Fedez, e di Max Pezzali, ospite della puntata e testimonial di Sky, come se ogni cosa fosse davvero legata, come dice Morgan e ci fosse un’unica ‘regia’ che tutto controlla. Probabilmente nessuno dei dietrologi ha ragione e la trasmissione, semplicemente, ha fatto il suo tempo.
Nella puntata si è cercato davvero troppo poco di parlare di musica, hanno fatto bella figura ancora i Il Solito Dandy, che se l’è cavata bene con Un’emozione da poco, Maria Tomba (nonostante Fedez presenti la sua canzone come Lady Marmalate e se ci fosse stato Morgan avremmo avuto un quarto d’ora di teatrino tra i due), ha cantato al meglio delle sue possibilità, ma comunque non benissimo, Angelica ha fatto bene la sua esibzione, con toni più tenui, Settembre ha vinto a mani basse con un’ottimo mash up tra Crazy e Je so’ pazzo (incredibile come Dargen abbia potuto sbagliare la pronuncia del titolo del brano, visto che Pino Daniele canta per tutta la canzone ‘i’ e non ‘je’), Sarafine non dovendo sottostare alle scelte di Fedez si è ritagliata su misura un brano della tradizione popolare calabrese trasformandolo in una maniera magnificamente contemporanea. Matteo Alieno ha puntato tutto sull’emozione ed è riuscito a cantate Costruire di Niccolò Fabi in maniera imperfettamente appassionante, mentre gli Stunt Pilots sono sopravvissuti con una botta di energia a Ain’t no Sunshine (e a una insensata pole dance), ma con fatica. Gli Astromare sono arrivati per ultimi in scaletta, nelle mani di Ambra, e dopo i Genesis e i Beach Boys sono arrivati ai Pooh, maltrattando per equità anche loro, immotivatamente complimentati dai giudici dopo un’esibizione disastrosa. Per poi proseguire con le interpretazioni dei brani di Pezzali e arrivare alle eliminazioni finali. Con poca attesa per come andrà a finire.