La scommessa di Salvo Sottile: “Approfondimento e qualità, perché Rai 3 non diventi Retequattro”
di Silvia FumarolaSalvo Sottile
(agf)«Il pubblico oggi è stanco della chiacchiera fine a sé stessa, vuole una tv non urlata», dice Salvo Sottile, «penso al programma come al settimanale Epoca, che incuriosiva e approfondiva. Sul cellulare abbiamo tutte le notizie, a tutte le ore; c’è una grande offerta sulle piattaforme. Per stare dalla parte degli spettatori, devi portarli dentro le storie. Proviamo a farlo». Ha debuttato con Farwest, il nuovo programma in onda il lunedì sera su Rai 3.
Stagione complessa. Ha capito come si conquista il pubblico?
«L’idea che abbiamo avuto con Simona Ercolani è di fare le inchieste in diretta con le testimonianze in studio, un programma non urlato dove ognuno può parlare con calma. È una sfida difficile, siamo partiti con il 4.7% di share, GialappaShow è un successo, Corrado Augias è partito a bomba. Speriamo di tenere il nostro zoccolo duro».
Per lei è un bel cambiamento, veniva da “I fatti vostri”.
«Sono uscito dalla comfort zone, avrei potuto fare I fatti vostri per i prossimi 40 anni,…
«Il pubblico oggi è stanco della chiacchiera fine a sé stessa, vuole una tv non urlata», dice Salvo Sottile, «penso al programma come al settimanale Epoca, che incuriosiva e approfondiva. Sul cellulare abbiamo tutte le notizie, a tutte le ore; c’è una grande offerta sulle piattaforme. Per stare dalla parte degli spettatori, devi portarli dentro le storie. Proviamo a farlo». Ha debuttato con Farwest, il nuovo programma in onda il lunedì sera su Rai 3.
Stagione complessa. Ha capito come si conquista il pubblico?
«L’idea che abbiamo avuto con Simona Ercolani è di fare le inchieste in diretta con le testimonianze in studio, un programma non urlato dove ognuno può parlare con calma. È una sfida difficile, siamo partiti con il 4.7% di share, GialappaShow è un successo, Corrado Augias è partito a bomba. Speriamo di tenere il nostro zoccolo duro».
Per lei è un bel cambiamento, veniva da “I fatti vostri”.
«Sono uscito dalla comfort zone, avrei potuto fare I fatti vostri per i prossimi 40 anni, uguale a me stesso. Rompevo il porcellino e via».
A proposito, che ha pensato dei fuori onda di Michele Guardì che insulta chi lavora con lui?
«Ho risposto a Le iene e lo ripeto: mi sono chiesto cosa dicesse di me Guardì quando ero in onda. Penso che quel tipo di frasario sia un insulto alle donne, agli uomini, e in generale a chi lavora: dire frocio o puttana non è concesso e non si scherza. Nessuno può vessare il prossimo in quel modo, a maggior ragione un maestro della televisione che è lì da 40 anni e ha lavorato con i più grandi. Sono parole inaccettabili».
Rai 3, che era la rete più caratterizzata, resiste con i titoli storici: che idea si è fatto?
«Federica Sciarelli con Chi l’ha visto?, Report, Presadiretta, Geo sono una sicurezza. Per il resto le cose nuove fanno fatica, vuoi perché non hanno incontrato il favore del pubblico, vuoi perché con la digitalizzazione è cambiato tutto. Ma amo le sfide, ho 50 anni, su Rai 3 avevo fatto Mi manda Rai 3 e Prima dell’alba. Ho una squadra di giovani inviati molto motivati, fanno servizi di tipo immersivo, il loro è una sorta di diario. Vogliamo approfondire una storia con uno sguardo laterale, raccontandola in modo diverso».
Vi occuperete dei femminicidi?
«Certo, ma anche per tornare a ragionare sul delitto di Giulia Cecchettin vorrei trovare una chiave, avvicinarmi in punta di piedi. Facciamo l’inchiesta sui braccialetti elettronici: ne abbiamo testato uno, non serve a niente. Il femminicidio non riguarda solo le donne, riguarda tutti: è il nuovo terrorismo».
Un altro tema che le sta a cuore?
«L’agenda rossa di Borsellino, abbiamo trovato una serie di elementi importantissimi per rilanciare questa storia. Ho iniziato questo mestiere con Enrico Mentana, che mi spedì a Via D’Amelio, mi mancava la voce per l’emozione. Borsellino lo conoscevo, a 19 anni lo inseguivo: “Dottore mi dice qualche notizia?”. Facevo lo splendido, lui sorrideva: “È inutile che mi insegui, non ti dico niente ma mi piace molto il tuo Vespino”».
Quali argomenti tratterà nella puntata di lunedì?
«Raccontiamo le ragazzine che non potendo farsi il botox in Italia vanno in Albania, i genitori che dicono: “Come facevamo a scontentarla?”. Siamo vicini a una contrapposizione tra vita reale e digitale, vedono i filtri su Instagram e vogliono apparire così. Una follia».
Fino a quando andrete avanti?
«Farò 21 puntate fino a giugno, in alternanza con Presadiretta. Report Presadiretta e Farwest ti fanno entrare in mondi diversi, per lo spettatore è un po’ come leggere un libro. Cerchiamo di scrivere un grande libro di storie, lo stesso fanno Iacona e Ranucci a modo loro. Sono contrario a “retequattrizzare” Rai 3. È sempre stato un canale definito, con codici fatti di ricerca dell’immagine, di un certo gusto. Penso a Franca Leosini che scrive a penna: va recuperato quello stile».