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Ricky Gervais o il talento della scorrettezza

Multischermo / Su Netflix l’ultimo show dell’attore, ‘Armageddon’
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Il lancio migliore rischia di essere una petizione web che chiede di censurare tutto per una battuta in particolare. Che riguarda bambini ammalati e che non è una battuta, bensì una parodia: ma a quel punto siamo già nel gioco impossibile. Il gioco è quello di Ricky Gervais che insieme a Netflix ha erogato il giorno di Natale il regalo acuminato del suo ultimo show. Si chiama Armageddon e, come da formula, è un monologo di un’ora in teatro, con pubblico in estasi di risate e Gervais che appunto gioca ad alzare il tiro.

Armageddon si riferisce all’estinzione collettiva ma è un trucco, in realtà tutto lo show è dedicato alla scorrettezza di quanto si può dire o non dire, al dilagare del Woke, al ruolo del comico e della comicità di questi tempi. Il gioco ha valore perché è giocato dallo stand up comedian più popolare e lì, qualunque cosa dica, qualunque limite venga superato, si traccia lo stato dell’arte in materia.

Ci s…

Il lancio migliore rischia di essere una petizione web che chiede di censurare tutto per una battuta in particolare. Che riguarda bambini ammalati e che non è una battuta, bensì una parodia: ma a quel punto siamo già nel gioco impossibile. Il gioco è quello di Ricky Gervais che insieme a Netflix ha erogato il giorno di Natale il regalo acuminato del suo ultimo show. Si chiama Armageddon e, come da formula, è un monologo di un’ora in teatro, con pubblico in estasi di risate e Gervais che appunto gioca ad alzare il tiro.

Armageddon si riferisce all’estinzione collettiva ma è un trucco, in realtà tutto lo show è dedicato alla scorrettezza di quanto si può dire o non dire, al dilagare del Woke, al ruolo del comico e della comicità di questi tempi. Il gioco ha valore perché è giocato dallo stand up comedian più popolare e lì, qualunque cosa dica, qualunque limite venga superato, si traccia lo stato dell’arte in materia.

Ci sono comici che fanno show dicendo cose ben peggiori ma Gervais, grazie anche al sodalizio con Netflix, è il riferimento. Sesso, pedofilia, religione, terminologie che cambiano in tema di disabilità. La tecnica è quella di moltiplicare i paradossi, facendone germogliare uno da quello precedente e andando al successivo: nessuno sa più dove sta il limite, e significa che il gioco è riuscito.

Quelli imperdibili, a effetto, da comicità allo stato puro, sono i dieci minuti dedicati a siti web come Does the dog die, che avvertono a precisa domanda se, in un determinato film, c’è un cane che muore, cosa che potrebbe urtare quelli sensibili. E altre domande simili: quando si applica il metodo a Schindler’s List gli effetti sono esilaranti (“C’è antisemitismo?”). A scelta: uno show di grande abilità nel cavalcare un tema forte. Oppure la stessa cosa, ma detto come reprimenda. Astenersi comunque i troppo sensibili, o chi dei paradossi non sa che farsene, sfuggendogli del tutto il concetto.

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Nelle feste, in ordine sparso, un Blob di inaudita tenerezza e appeal su Vacanze di Natale, uno di genio su Renato Carosone e uno deprimente all’estremo con una collezione di litigi nei talk show.

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