‘La luce nella masseria’ e la magia della televisione, una finestra sul mondo nell’Italia contadina
di Silvia FumarolaI piccoli protagonisti del film 'La luce nella masseria'
«Adesso, però, godiamoci Canzonissima. Guarda le ballerine quanto sono belle» dicono i bambini ipnotizzati davanti alla tv. Cantano tutti con un giovanissimo Tony Renis Quando, quando, quando, si sogna insieme. Il televisore entra nel 1962 nella masseria di una famiglia contadina di Matera, città della Basilicata che una quindicina di anni prima era stata definita da Palmiro Togliatti “vergogna nazionale” per le misere condizioni di vita degli abitanti.
La Rai inizia le trasmissioni il 3 gennaio 1953. Per celebrare i 70 anni della tv c’è anche la fiction: il 7 gennaio andrà in onda su Rai 1 La luce nella masseria di Tiziana Aristarco e Riccardo Donna. È Pinuccio, 9 anni, il piccolo di casa, a raccontare questa saga familiare (scritta da Salvatore Basile, Saverio D’Ercole, Roberto Moliterni) che intreccia la fatica e la speranza di una vita migliore, l’emigrazione e le radici, e l’arrivo del mondo, della modernità, attraverso un teleschermo. Nel cast, tra gli altri, Aurora Ruffino, il …
«Adesso, però, godiamoci Canzonissima. Guarda le ballerine quanto sono belle» dicono i bambini ipnotizzati davanti alla tv. Cantano tutti con un giovanissimo Tony Renis Quando, quando, quando, si sogna insieme. Il televisore entra nel 1962 nella masseria di una famiglia contadina di Matera, città della Basilicata che una quindicina di anni prima era stata definita da Palmiro Togliatti “vergogna nazionale” per le misere condizioni di vita degli abitanti.
La Rai inizia le trasmissioni il 3 gennaio 1953. Per celebrare i 70 anni della tv c’è anche la fiction: il 7 gennaio andrà in onda su Rai 1 La luce nella masseria di Tiziana Aristarco e Riccardo Donna. È Pinuccio, 9 anni, il piccolo di casa, a raccontare questa saga familiare (scritta da Salvatore Basile, Saverio D’Ercole, Roberto Moliterni) che intreccia la fatica e la speranza di una vita migliore, l’emigrazione e le radici, e l’arrivo del mondo, della modernità, attraverso un teleschermo. Nel cast, tra gli altri, Aurora Ruffino, il piccolo Giovanni Limite, Giusy Frallonardo, Carlo De Ruggieri, Renato Carpentieri, Domenico Diele, l’attore senese condannato in via definitiva nel 2020 a cinque anni e dieci mesi per omicidio stradale, che dal 2022 è in affidamento in prova ai servizi sociali.
«Diele è un grande attore, un uomo che ha sofferto ed è rinato — spiega Luca Barbareschi, che produce il film tv con RaiFiction, in conferenza stampa — sono felice di avergli dato questa possibilità. Comunque mi sono portato il Trattato sul perdono, sono 900 pagine — aggiunge indicando il volume davanti a sé e ricordandone qualche passaggio — se c’è una domanda infelice, ve lo leggo tutto in ebraico».
Sullo sfondo dei Sassi di Matera (oggi capitale della fiction con Imma Tataranni, meta di turismo), il televisore viene accolto con diffidenza dai più anziani e con stupore dai più giovani; ma Pinuccio capisce subito che aiuta la socialità. L’eroe del bambino è l’affettuoso zio Vincenzo (Diele), che scopre di essere affetto da una malattia neurodegenerativa: perde ogni certezza, all’inizio rifiuta anche l’amore di Imma (Ruffino), una ragazza coraggiosa e emancipata. La morte del patriarca Eustachio (Carpentieri) crea una frattura in famiglia, sul destino della masseria. «Porto la parte più tragica fra i personaggi di questo film, un uomo colpito da una malattia che lo porterà a non poter più camminare» dice Diele. «Sulla mia vita privata non posso rispondere, posso solo dire che sono grato di poter lavorare».
«È bellissimo vedere, in questo film tv, come eravamo totalmente innocenti anche attraversando eventi tragici» osserva Barbareschi, «sono stati sempre gli artisti a scoprire le tragedie di questo Paese, fu lo scrittore Carlo Levi a denunciare le condizioni di vita nei Sassi di Matera e un’opera simile la compì poi Pier Paolo Pasolini». «Ci siamo calati nella personalità di questo bambino, divertendoci a giocare con i suoi ricordi e anche un po’ con i nostri» raccontano i registi Aristarco e Donna, «certo da noi c’erano più automobili e avevamo più cose, la modernità era arrivata prima. Però ascoltavamo le stesse canzoni e soprattutto vedevamo gli stessi programmi alla televisione. Infatti, è proprio la televisione che inconsapevolmente muove i fili del destino della famiglia di Pinuccio. Realizzare questo lavoro è stato, per noi tutti, una specie di viaggio nel tempo».
«Le favole servono: quelle che ci portano lontano e quelle che ci ricordano cosa siamo stati e forse non torneremo mai più a essere — spiega Maria Pia Ammirati direttrice di Rai Fiction — La luce nella masseria è una favola luminosa e parla di tv, della Rai e di un servizio pubblico che ha contribuito a rifondare il Paese dotandolo di un linguaggio comune in tutti i suoi mille e mille borghi. Il film è frutto di un grande lavoro, produttivo e artistico».