‘Vengo anch’io’, Enzo Jannacci e i compagni di viaggio: quando il ricordo sembra una festa
di Antonio DipollinaQuelli di genio dispari fanno del bene anche alle rievocazioni postume: in quanto amici, esperti, parenti, compagni di viaggio che c’erano, ai tempi, cercano di aggiungere quella briciola di spiazzamento in più per essere all’altezza, se non del protagonista, almeno del ricordo. Succede anche nell’improvviso regalo post-natalizio di Netflix che ha messo in catalogo Enzo Jannacci- Vengo anch’io, ovvero il docufilm del super-specialista Giorgio Verdelli dedicato a Jannacci nel decennale della scomparsa e presentato alla recente Mostra di Venezia.
Diego Abatantuono, Paolo Rossi, Roberto Vecchioni e tanti altri si sono preparati all’occasione come per andare a una festa, ne esce un post-ritratto con cose che sembra di aver ascoltato mille volte e invece no, non era mai abbastanza. C’è il tram, mezzo simbolico come nient’altro, a segnare la milanesità e a metaforizzare la vita, si sale, si scende, quelli temporaneamente sopr…
Quelli di genio dispari fanno del bene anche alle rievocazioni postume: in quanto amici, esperti, parenti, compagni di viaggio che c’erano, ai tempi, cercano di aggiungere quella briciola di spiazzamento in più per essere all’altezza, se non del protagonista, almeno del ricordo. Succede anche nell’improvviso regalo post-natalizio di Netflix che ha messo in catalogo Enzo Jannacci- Vengo anch’io, ovvero il docufilm del super-specialista Giorgio Verdelli dedicato a Jannacci nel decennale della scomparsa e presentato alla recente Mostra di Venezia.
Diego Abatantuono, Paolo Rossi, Roberto Vecchioni e tanti altri si sono preparati all’occasione come per andare a una festa, ne esce un post-ritratto con cose che sembra di aver ascoltato mille volte e invece no, non era mai abbastanza. C’è il tram, mezzo simbolico come nient’altro, a segnare la milanesità e a metaforizzare la vita, si sale, si scende, quelli temporaneamente sopra a fare da presente. E così via, con passaggi di video d’epoca da sbalordire, con Paolo Conte ma anche, forse soprattutto, quell’incredibile Vasco che esprime devozione e anche di più: rivendicando, con umiltà e stando attentissimo a non atteggiarsi, un riconoscersi con il genio estraneo. Che era lontano musicalmente e in tutto il resto, ma assai vicino per simbiosi ideale: e alla fine Siamo solo noi non sarebbe mai stata scritta senza tenere davanti l’esempio di Quelli che.
E molto altro, il doc è robusto e pienissimo, fosse durato il triplo si sarebbe stati lì comunque. Tempi così, da memoria nella quale immergersi ma da cui difendersi, anche, per limitarne gli effetti malinconici e, più che mai, malincomici: lunedì Rai 3 ha il docufilm su Giorgio Gaber, passano i giganti in tv e sono quelli di quei tempi là.
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Viste le avvisaglie e i riscontri, il 2024 rischia di registrare ogni santo giorno la presenza di un qualche sconosciuto parlamentare in un qualche talk televisivo periferico a sparare una corbelleria quotidiana su grandi temi. E l’intero anno passerebbe così, discutendo tutti ininterrottamente. Si salvi chi può.