Il signor G, memoria di libertà e partecipazione
di Antonio DipollinaA qualcuno piaceva Giorgio Gaber perché guardava Rai 3 (o viceversa)? La domanda è impegnativa ma anche superabile: l’altra sera erano in parecchi alla rievocazione, ventun anni esatti dopo la precoce scomparsa, di Io, noi e Gaber. Docufilm diretto da Riccardo Milani e irrorato di materiali dalla Fondazione Gaber e dalla figlia Dalia in primo luogo.
Non proprio semplice tirare le fila, con passaggi epocali e diametralmente opposti. Ma la consistenza del personaggio e delle sue vicende, soprattutto per chi da spettatore e appassionato ha vissuto in contemporanea quel cammino, connotava tutto. Chi aveva mai pensato davvero a quanto fosse perfetta e anche rivoluzionaria Ciao ti dirò (anno 1958) mentre magari molti anni dopo ci si stava dividendo sul Gaber apocalittico in tempi di certezze incrollabili a sinistra?
Il quadro era di complessità notevole, ed era…
A qualcuno piaceva Giorgio Gaber perché guardava Rai 3 (o viceversa)? La domanda è impegnativa ma anche superabile: l’altra sera erano in parecchi alla rievocazione, ventun anni esatti dopo la precoce scomparsa, di Io, noi e Gaber. Docufilm diretto da Riccardo Milani e irrorato di materiali dalla Fondazione Gaber e dalla figlia Dalia in primo luogo.
Non proprio semplice tirare le fila, con passaggi epocali e diametralmente opposti. Ma la consistenza del personaggio e delle sue vicende, soprattutto per chi da spettatore e appassionato ha vissuto in contemporanea quel cammino, connotava tutto. Chi aveva mai pensato davvero a quanto fosse perfetta e anche rivoluzionaria Ciao ti dirò (anno 1958) mentre magari molti anni dopo ci si stava dividendo sul Gaber apocalittico in tempi di certezze incrollabili a sinistra?
Il quadro era di complessità notevole, ed era il suo buono. Con momenti quasi liberatori: per esempio rievocando quanto la facilità dello slogan su libertà e partecipazione sia andata per il mondo senza tenere conto di quello che Gaber e Sandro Luporini intendessero davvero. Oppure, per chi della memoria ama i dettagli, la visione del Revox in azione durante gli spettacoli del teatro-canzone, con le basi su cui Gaber entrava con precisione da grandissimo uomo di musica – altro aspetto rilevato a dovere. E molto altro, nelle testimonianze diciamo istituzionali – con scarti sublimi di Vincenzo Mollica – che cercavano di rimanere all’altezza dei momenti nei quali Gaber era invece in scena, con quel finale della sequenza da Celentano (Gaber, Jannacci, Fo, Albanese) che ormai sembra provenire da un’altra galassia.
Centratissima la parte su quella canzone, Il dilemma, che dilania ancora oggi chiunque vi si soffermi. E, volendo, una sintesi suprema, che spazza via ogni polemicuccia o digressione secondaria: pochi secondi in bianco e nero, in tv, lui che canta Eppure sembra un uomo. Mai visto nessuno di simile bellezza cantare una cosa di simile profondità.
***
“Sono appena stato in Lapponia e ho visto quella meraviglia dell’aurora boreale. Non capisco perché non la facciamo anche qui in Italia” (Mago Forest, Sorrisi e Canzoni)